Joyce Carol Oates.
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IL MALEDETTO.
Parte 2.
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Titolo originale: The Accursed.
Traduzione di: Delfina Vezzoli.
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2015. Mondadori Libri. MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Indice di questa parte.
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Seconda parte.
La maledizione incarnata.
Il duello.
Poscritto: il dilemma dello storico.
L'indicibile 2.
Il marito crudele.
La ricerca incessante.
Ottobre 1905.
La creazione di Dio dal punto di vista dell'ipotesi evoluzionista.
Gli amanti fantasma.
Il Quaderno a Venature Turchesi.
Il Regno della Palude.
Poscritto: Archaeopteryx.
La maledizione incarnata.
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Fine Indice.
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SECONDA PARTE.
LA MALEDIZIONE INCARNATA.
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Per le vergini isteriche prescriverei il matrimonio perché la gravidanza le guarisce.
IPPOCRATE
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Il duello.
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«Prego per te, Josiah, come ho pregato per tua sorella: che tu non soccomba alla barbarie.»
Con una voce appena al di sopra di un sussurro, Winslow Slade parlò al disperato nipote nelle ore successive all'orribile vergogna pubblica del "rapimento" dalla Prima chiesa presbiteriana di Princeton, sotto gli occhi di più di duecento invitati.
Come se, e non per la prima volta, quel vecchio eminente sembrasse avere il potere di leggere nei pensieri altrui.
«Se i nostri nemici sono malvagi, dovremo badare a che non ci trascinino nel male con loro.»
Così dicendo, Winslow cercò la mano del nipote; ma Josiah non era un
bambino, e le sue mani non erano quelle di un bambino, da placare con
un gesto di saggezza cristiana, neppure da parte di un nonno adorato.
Lo avrebbe fatto, giurò a se stesso.
Non aveva forse l'esempio dei suoi antenati (maschi)? - alcuni di loro,
giovanissimi, invero più giovani di lui, erano stati pronti a sacrificare la
propria vita in battaglia; altri, la cui virilità era stata oltraggiata da un insulto
incauto, avevano reagito immediatamente con la sfida a un duello.
C'era il generale trentaduenne Elias Slade che aveva firmato la dichiarazione
d'indipendenza, e aveva combattuto con coraggio durante la battaglia
di Princeton, e di cui si diceva avesse ricevuto sette colpi di baionetta
da un vile manipolo di soldati britannici, e fosse stato portato a morire
nella vecchia fattoria Clark sulla Princeton-New York Pike. C'era il
maggiore Vreeland Slade, un altro degli aiutanti di Washington, che si era distinto
nella prima battaglia di Springfield; e il colonnello Henry Lewis
Slade, che aveva sfidato il demagogo Andrew Jackson; e Bingham Slade,
che era morto in un duello combattuto con un compagno della facoltà di
legge dell'università della Virginia in seguito al loro disaccordo su un progetto
democratico degli anni Cinquanta dell'Ottocento, di annettere Cuba
e l'America Centrale per la schiavitù! (Perché questi erano i sogni della
nostra democrazia americana, verso la metà del diciannovesimo secolo.)
E c'era Abraham Lewis Slade, che aveva combattuto un duello all'età
di sessantasette anni, per riparare l'onore della giovanissima terza moglie
- un evento esaltato dalla stampa scandalistica, che era avvenuto nel
1889 nel Central Park di Manhattan ed era, come Josiah aveva arguito fin
dall'infanzia, una fonte d'imbarazzo e insieme d'orgoglio per la famiglia.
Perché, secondo la leggenda, Abraham Lewis Slade aveva risposto al
colpo (mancato) dell'avversario con grande calma, mettendo a segno un
colpo perfettamente mirato - che era penetrato nella fronte dell'altro aprendo
un buco spaventoso tra gli occhi sbalorditi dell'uomo.
Arrestato dai poliziotti sul posto, con l'accusa di omicidio, Abraham
Lewis Slade non trascorse più di un'ora in guardina, e venne subito liberato
e tutte le accuse contro di lui furono lasciate cadere, grazie all'intervento
del sindaco di New York, un amico politico e confidente di alcuni
ricchi amici di Abraham Slade, tutti membri del prestigioso Century Club.
Quanto ai parenti di Josiah per parte Strachan (la madre di Josiah era
una discendente della famiglia Strachan, originaria di Bride's Head, Rhode
Island), Josiah conosceva meno eroi e meno morti eroiche, tuttavia, fin dalla
prima infanzia, era stato affascinato dai racconti su Walton Strachan, di
cui sua madre era una discendente diretta, il quale, all'età di undici anni,
si era dimostrato una spia così abile per il generale Edward Braddock, nella
Pennsylvania occidentale, in una campagna contro i francesi, che era
stato decorato dal generale in persona, sotto gli occhi di centinaia di soldati.
Solo pochi anni dopo, Walton si era distinto come ufficiale dell'esercito
coloniale, nella battaglia del fiume Monogahela nel 1775; due decenni
dopo, Walton Strachan era morto in un duello a Philadelphia, per una
schiava liberata che a quanto pare era divenuta una sua protetta.
«E io sono così coraggioso? Con Mayte che mi deride costantemente?»
Con questo Josiah si riferiva al ricordo di Axson Mayte che afferrava sua
sorella Annabel sulla porta della chiesa, sotto gli occhi di tutti gli invitati
presenti; l'immagine infernale di Axson moltiplicata nell'immaginazione
di Josiah come un'immagine riflessa in uno specchio duplicata all'infinito.
Come qualsiasi giovane uomo determinato a vendicare l'onore, Josiah
temeva che qualcun altro potesse fare giustizia prima di lui; in questo
caso, il tenente Dabney Bayard, che era sparito dalla circolazione, si diceva,
subito dopo l'incidente nella chiesa, quando la sua sposa novella gli
era stata sottratta e lo aveva relegato al ruolo intollerabile del cornuto. Infatti
era presumibile che l'ira di un marito e amante tradito fosse più potente dell'ira di un fratello.
(Secondo i parenti di Bayard, si credeva che il marito tradito fosse sulle
tracce di Annabel e del suo "rapitore"; passata una settimana, e poi dodici
giorni, i Bayard vennero a sapere che il loro disonorato Dabney era stato
coinvolto in "risse da ubriaco" in pub di Trenton, Washington Crossing
e New Hope, oltre il confine dello Stato in Pennsylvania; che, nella cerchia
del West End di Princeton, si mormorava che il tenente Bayard stesse
"andando in rovina" e che, in un accesso d'ira, alimentato dalla vergogna,
avesse "tagliato tutte le comunicazioni" con la famiglia Slade, che avrebbe dovuto essere sua alleata.)
Josiah, che non era stato un amico di Dabney Bayard, e non avrebbe
desiderato essere suo alleato, se non costretto, era sollevato dalla notizia;
infatti intendeva trovare sua sorella da solo, ed esercitare una giusta vendetta
su Axson Mayte, senza curarsi delle conseguenze per sé. Aveva letto,
alla Princeton Academy for Boys, le traduzioni dell'Iliade e dell'Odissea di
Omero; aveva letto quei romanzi d'azione romantica elencati in precedenza
in questa cronaca, in cui le gesta di uomini e ragazzi coraggiosi venivano
celebrate da Sir Walter Scott, James Fenimore Cooper, Jack London,
Owen Wister; leggendo Huckleberry Finn di Mark Twain si era ostinato a
voler interpretare i passaggi in cui gli Hatfield e i McCoy si facevano la
guerra e si uccidevano barbaramente a vicenda come episodi esaltati, invece
che deplorati da Twain. Mentre viaggiava da una città all'altra del
Jersey, a caccia della coppia scomparsa, Josiah si trovò sulla scia del marito
furioso Dabney Bayard, che lo aveva preceduto, talvolta di poche
ore soltanto; e pensava che, se Dabney era in preda a una rabbia ebbra, e
all'ansia di vendetta, dichiarando le sue intenzioni a chiunque fosse disposto
ad ascoltarlo nei pub, avrebbe potuto lasciarsi sfuggire cose offensive
per l'onore di sua sorella, e se queste gli fossero giunte all'orecchio,
Josiah sarebbe stato costretto a combattere lui. Con Winslow si sentì obbligato
a parlare in questo senso, come non avrebbe potuto fare con i propri
genitori: «Se il "marito offeso" insulta la "moglie infedele", se c'è anche
solo un accenno al suo malcontento nei confronti di Annabel, allora,
nonno, tu sai cosa devo fare. Non avrò scelta».
Al che, Winslow disse con calma: «No, Josiah. Tu avrai una scelta, come
l'abbiamo tutti. Come l'aveva anche lei - la nostra perduta Annabel».
Divenne presto evidente per Josiah, con l'insopportabile trascorrere dei
giorni, e poi delle settimane, che c'erano problemi singolari riguardo la ricerca
di Annabel e del diabolico Axson Mayte: infatti, non solo la coppia
fuorilegge era scomparsa dalla chiesa di Nassau Street, su un'elegante carrozza
chiusa tramata da quattro cavalli, "volatilizzandosi sull'Old King's
Highway" (l'attuale Route 27), ma, nel periodo immediatamente successivo
allo scandalo, pochissime persone potevano dire qualcosa di preciso
su Axson Mayte durante le settimane della sua permanenza a Princeton.
Era vero, Mayte era stato invitato in molte delle vecchie case più distinte
di Princeton, ed era stato un visitatore della Canonica di Crosswicks; era
stato ospite per parecchi giorni a Prospect, la casa del rettore alla Princeton
University; sembrava che tutti nel West End lo avessero incontrato, e
gli avessero stretto la mano, che alcuni ricordavano come "forte, vigorosa,
calda", e altri come "flaccida, fredda come un pesce morto, senz'ossa". Eppure
Josiah aveva difficoltà a mettere insieme le informazioni sull'uomo.
Suo nonno Winslow non gli era stato molto utile, limitandosi a dire che
Axson Mayte, un membro della Chiesa presbiteriana originario della Virginia,
si era praticamente invitato da sé a parlare con Winslow nella sua
biblioteca, «di una questione teologica, di nessun interesse per un profano»;
l'incontro era stato breve, meno di due ore; ma Axson Mayte non
aveva lasciato la città, ed era comparso altrove, in altre case, e a Prospect,
a stringere la mano a Woodrow Wilson. Perché era venuto a Princeton, in
primo luogo? E da dove veniva? (A questo punto i suoi legami con la Virginia
e la Chiesa presbiteriana si erano dimostrati falsi.) Era un uomo di
legge, come credeva Woodrow Wilson, un "moralista" e un "educatore"?
Era un uomo ricco, come credevano alcuni, o era un giocatore d'azzardo
e un baro, come sostenevano altri? Come era arrivato a frequentare la
nipote ben protetta di Winslow, Annabel? E, cosa ancor più misteriosa, che
aspetto aveva, precisamente, Axson Mayte?
Non c'erano due persone che si trovassero d'accordo. Per quel che lo riguardava,
Josiah ricordava con vivida repulsione i lineamenti da rospo di
quell'uomo tarchiato e gli occhi color acqua stagnante; un sorriso allusivo,
sensuale e subdolo, di labbra simili a vermi. Tuttavia, altri, di cui Josiah stimava
l'opinione, quali Horace Burr, insistevano che Axson Mayte sembrava
"abbastanza qualunque: né alto né basso, né magro né grasso, né bello
né brutto"; molte delle donne, incluse Johanna van Dyck e Florence Chambers,
sostenevano di aver trovato Mayte "attraente, in un modo arrogante
tipico del Sud" ma "beneducato, cortese". Nessuno si trovava d'accordo:
Mayte aveva "capelli ispidi e scuri" o in realtà era calvo? Il professor
Pearce van Dyck, ancora affetto da una misteriosa infezione polmonare,
riusciva a parlare solo con voce roca, insistendo che Axson Mayte era
"una specie di golem" (laddove un golem era una creatura della tradizione
ebraica, un essere umanoide fatto di creta e privo di anima). Dei residenti
del West End di Princeton, nessuno avrebbe confessato di aver fatto conoscere
Axson Mayte e Annabel Slade, anzi nessuno riusciva a ricordare
di averli mai visti insieme alla stessa riunione sociale, sotto lo stesso tetto.
Il barista del Sign of the Hudibras in Fort Street, a Trenton, si ricordava
di un "affabile gentiluomo del Sud", mentre il direttore d'albergo al
Nassau Inn esplose in una tirata furibonda contro l'ospite incivile che aveva
lasciato le prove della sua "bestialità animalesca" nella sua suite, per la
quale si era ben guardato dal pagare; il vetturino che aveva preso i bagagli
di Mr Mayte dal treno navetta sosteneva di non aver mai portato valigie
così pesanti in vita sua - «Dovevano essere piene di pietre, come il cimitero».
Questo stesso signore si lamentò con Josiah del fatto che, dopo
aver portato Mr Mayte al Nassau Inn, e averlo aiutato a sistemarsi nella
sua suite, i numerosi dollari che Mayte gli aveva dato, chissà come, erano
"svaniti" dalle sue tasche in capo a un'ora.
Al Coachman's Inn di Brunswick, Mayte era stato "meditabondo e riservato";
al Nassau Inn, era stato "meravigliosamente vivace", e aveva mostrato
una rispettosa curiosità per la locanda e la sua storia; aveva parlato
con un raffinato accento del Sud, o con uno "smozzicato accento britannico"
oppure con i toni più piatti del Maryland, o del Jersey meridionale. Era
di altezza superiore alla media, snello, e attraente; e poi ancora tarchiato
e corpulento, e con brutti lineamenti, labbra molli e sprezzanti e "occhi
rosa, da maiale". Le cameriere dei pub parlavano di lui in modo circospetto
con Josiah; altre donne, venute a conoscenza del "rapimento" della figlia
Slade a opera di Mayte, erano ansiose di far sapere a Josiah e alla sua
famiglia che erano state tratte in inganno nel credere che Mayte fosse un
gentiluomo, "un caro amico personale" dell'ex reverendo Winslow Slade.
Man mano che Josiah faceva domande su Mayte, la propria impressione
correva il rischio di svanire; alla fine, Axson Mayte avrebbe perso
ogni tratto distintivo, tranne quello demoniaco, come la pelle scura e gli
occhi color topazio.
Disperato, Josiah andò alla sede centrale dello sceriffo della contea di
Mercer, sulla Route 206, a chiedere se "Axson Mayte" fosse stato interrogato
a proposito dell'omicidio Spangs e fu informato che, poiché l'aggressione
alla bambina era chiaramente opera di un animale squilibrato,
gli aiutanti dello sceriffo si erano ben guardati dall'interrogare un gentiluomo
sul caso.
Josiah chiese in che senso Axson Mayte fosse un gentiluomo; e la risposta,
quando venne fatto il nome di Mayte agli aiutanti dello sceriffo, fu
che Mayte era stato ospite a Prospect, nel campus universitario di Princeton
- «Un amico personale del rettore dell'università, che non poteva aver
niente a che fare con la famiglia Spags sulla Princeton Pike».
Con foga, Josiah disse: «Allora siete stupidi. Siete collaboratori del
diavolo. Mi arrangerò da solo».
E adesso, finalmente. È arrivata l'ora della resa dei conti.
Il luogo: il Raven Rock Inn di Raven Rock, Pennsylvania, sul fiume Delaware
a nord di New Hope; l'ora, una notte di mezza estate verso l'una del
mattino, sei settimane e due giorni dopo la scomparsa di Annabel Slade.
O, come era probabile che la povera Annabel venisse identificata dalla
stampa, Mrs Annabel Bayard.
L'altro giorno era il venticinquesimo compleanno di Josiah. Ma, per
suo fermo desiderio, gli Slade non hanno insistito a festeggiarlo, in tempi così bui.
D'altronde un compleanno di Josiah non avrebbe potuto essere una
vera festa, senza la presenza della sorella Annabel.
E così Josiah, nel fiore di una giovinezza sdegnata e avventata, ha guidato
la sua automobile Winton dalle finiture d'ottone nella Delaware Valley,
attraverso i villaggi sonnolenti di Hopewell e Lambertville, e di lì a New
Hope; poi a nord lungo la serpeggiante River Road, fino alla strada panoramica
per Raven Rock, a diciassette chilometri di distanza. Josiah è
venuto da solo a Raven Rock, nella sua missione di vendetta: per riportare
in seno alla famiglia la sua (disonorata) sorella, e combattere fino alla morte, se necessario, con il suo seduttore.
A questo scopo ha portato con sé, in una custodia in pelle di capretto
foderata di velluto cremisi, due pistole da duello ben forgiate con il calcio
di mogano intagliato, magnifici esemplari del laboratorio di Trinity
Morris Jr, il famoso armaiolo di Philadelphia della metà dell'Ottocento.
Josiah ricorda la preghiera di suo nonno: Che tu non soccomba alla barbarie.
Essendo un giovane di salda fede presbiteriana, il pilastro della fede
cristiana protestante, Josiah sa che il suo è un comportamento sconsiderato,
e pericoloso; di sicuro non è cristiano. Tuttavia i suoi antenati Slade e
Strachan parteggerebbero per lui, se lo sapessero. Perché niente è più prezioso
dell'onore di una famiglia, neppure la redenzione cristiana.
«Se sarò condannato all'inferno per la mia condotta, allora dovrò accettarlo.
E se non esiste un inferno se non quello che gli uomini hanno creato
gli uni per gli altri, allora sarò risparmiato. Sarò redento.»
La sorella disonorata, la povera Annabel, l'avrebbe perdonata - era naturale.
Josiah pensava vagamente che Annabel poteva tornare alla Canonica
di Crosswicks, e vivere reclusa per qualche tempo; a un certo punto,
forse avrebbe viaggiato con lui in Italia, e avrebbe vissuto a Roma, o Firenze,
o Venezia, per un po'; infine, col passare del tempo, Josiah e Annabel
avrebbero potuto condividere una casa, mentre lui si dedicava al lavoro
della sua vita - be', non sapeva ancora bene quale: filosofia? Giornalismo?
Medicina? Legge? Esplorazione del West, o del Polo Nord, alla maniera
dei grandi Lewis e Clark? Riforma politica? Socialismo?
Josiah è perfettamente consapevole che il duello è illegale - è un crimine
di classe A - nello Stato del New Jersey. Già ai tempi del famigerato
duello di Aaron Burr Jr, e Alexander Hamilton, nel 1804, il duello era
un crimine di classe A nello Stato di New York, anche se bandito in modo
meno severo nel New Jersey, in cui ebbe luogo il duello, a Weehawken.
Negli Stati del Sud, dove le leggi vengono promulgate con un occhio a
conservare la "tradizione" (leggi scritte che vietano la mescolanza di
razze, per esempio, e la "sodomia"), gli agenti delle forze dell'ordine sono
meno inclini a catturare e arrestare gentiluomini che si sfidano a duello,
come sono meno inclini a catturare e arrestare individui che abbiano partecipato
a "linciaggi" di negri, e le giurie sono ancor meno inclini a votare per la colpevolezza di tali individui.
Josiah sa che se ferisce o uccide Axson Mayte sarà arrestato; e c'è la possibilità,
perché Josiah non è un sognatore riguardo simili faccende, ma un
fatalista, che lui stesso venga ferito, o ucciso. Cionondimeno, è un rischio
che deve correre. Per il bene di Annabel, per il bene della famiglia Slade.
Settimane di sforzi frustrati hanno portato a questo viaggio sulla River
Road, lungo le sponde dell'ampio, bellissimo fiume Delaware; settimane
di inseguimenti per "rintracciare" la coppia fuorilegge, con ogni tipo
di indagini, e bustarelle, e un po' di coercizione; ed ecco che finalmente,
per puro caso, Josiah ha incontrato un ex "valletto" di Axson Mayte, che
viveva a Camden, in una camera ammobiliata. Contro ogni principio di
casa Slade, Josiah si è trovato a implorare, minacciare, e cercare di convincere
l'uomo con le lusinghe, e alla fine gli ha messo nel palmo della mano
(sporca) un biglietto da cinquanta dollari, e in cambio gli è stata presentata,
con sua sorpresa, una mezza dozzina di "pseudonimi" di Mayte, usati
regolarmente in New Jersey/Pennsylvania.
A quanto pare, "Axson Mayte" non è il nome del seduttore; e Josiah
non ha idea di quale sia quello vero.
«Il Diavolo non ha nome, né faccia.»
Al Raven Rock Inn, Josiah viene a sapere che "Mr François D'Apthorp
e signora" sono registrati lì, come aveva supposto l'ex "valletto". Infatti
"François D'Apthorp" è uno degli pseudonimi di Mayte. («Se cerchi bene,
lo troverai - lo troverai sempre.» Così aveva detto l'ex valletto a Josiah, con
una strizzatina d'occhi che lo aveva raggelato.) Ma, adesso che ha appreso
questo fatto, grazie al biglietto da dieci elargito all'addetto alla reception,
Josiah si sente di colpo demoralizzato e sfinito; mentre un flusso di sangue
focoso lo aveva alimentato durante il viaggio da Princeton a Raven Rock,
adesso si sente incerto; entra nel pub della vecchia locanda, e si siede a un
tavolo solitario, appoggiando la testa sulle braccia incrociate per qualche
minuto; poi si rimprovera: perché, cosa farebbe l'"astuto Ulisse" in un simile
frangente? Cosa farebbe un eroe di Jack London, trovandosi così vicino
a un individuo che ha disonorato il suo nome? Per riprendere le forze,
Josiah ordina un boccale di birra scura, che beve in fretta, senza assaporarla:
e così, in capo a mezz'ora salirà di sopra a bussare alla porta della
"suite della luna di miele" affacciata sul fiume, occupata da "François
D'Apthorp" e la presunta moglie: e Dio solo sa cosa accadrà allora.
Non può rifiutare un duello pensa Josiah ma se lo rifiuta - cosa farò? Lo aggredirò,
lo picchierò? Lo ucciderò senza indugio? E Annabel? Dovrà essere testimone
di tutto questo? Non voleva pensare da che parte si sarebbe schierata
Annabel, in una simile lotta.
Perché Josiah aveva visto chiaramente che Annabel era andata di sua volontà
a raggiungere Axson Mayte sulla soglia della chiesa. Era mortalmente
pallida, sbatteva le palpebre e aveva gli occhi fissi come sotto l'azione
di un ipnotizzatore; ma nessuno l'aveva costretta a lasciare il fianco del
nuovo marito Dabney Bayard, e andarsene, al di là della protezione della sua famiglia addolorata.
Ciononostante, Josiah non avrebbe giudicato Annabel. Non aveva neppure
bisogno di pensarci, a "perdonarla" - Josiah non giudicava affatto la sorella adorata.
«È come se fosse malata. Deve essere salvata dalla sua malattia!»
Nella silenziosa penombra del pub, a un tavolo di assi di legno, Josiah
apre furtivamente la custodia in pelle di capretto sulle ginocchia, per esaminare
ancora una volta le grandi pistole dall'aria poco maneggevole. La
vista delle armi, il loro freddo odore oleoso e il peso nella sua mano non
sono per niente consolanti come aveva previsto, ma allarmanti. Josiah
ha cacciato fagiani, oche, cervi e orsi; ha maneggiato fucili e carabine, e
ha imparato a rispettare le armi da fuoco. Ma praticamente non ha avuto
nessuna esperienza con una pistola. Anche se fantasie di duelli hanno
aleggiato nei suoi sogni infantili per anni, non ha mai previsto un duello
nei dettagli. Le pesanti pistole d'acciaio, il legno finemente intagliato,
le decorazioni d'argento lavorate con squisita maestria: in una il disegno
di un fleur-de-lis, e nell'altra un disegno serpeggiante egualmente delicato.
Ancora una volta ode il sibilo della chiamata - Annabel! Annabel! - ode di
nuovo le parole d'ammonimento di suo nonno, ne sente le dita che cercano
le sue, dita più deboli di quelle di Josiah, facili da eludere.
«Grazie, nonno. So che le tue intenzioni sono buone - so che hai ragione.
Ma non ho scelta. Devo vendicare l'onore della nostra famiglia, perché non lo farà nessun altro.»
Eppure, se Josiah uccidesse veramente un uomo! Come soffrirebbero nonno Slade e i suoi amati genitori!
Fugacemente, Josiah pensa a Wilhelmina Burr. Anche lei soffrirebbe per
lui... Ma non c'è niente da fare, Josiah è il discendente di uomini eroici e deve vendicare l'onore della famiglia.
«C'è nessuno? Per favore, aprite la porta.»
Josiah ha bussato forte alla porta della stanza 22, la "suite della luna di
miele" al Raven Rock Inn. Appoggiando l'orecchio alla porta, sente delle voci attutite.
La sua, di voce, è più forte di quanto si sarebbe aspettato: «Sono Josiah Slade. Per favore, aprite la porta».
Nella stanza c'è un altro scambio di voci e poi la porta si apre con sorprendente rapidità.
«Sì? Salve. Chi è lei?»
Sulla soglia c'è un uomo di giovanile e vigorosa mezza età, che Josiah
è sicuro di non aver mai visto prima; una curiosa combinazione di gentiluomo
e canaglia, dal viso rubizzo e occhi duri che lo guardano fisso. La
camicia di lino bianco dell'uomo è in parte sbottonata, rivelando un torace
muscoloso coperto di peli. Di statura quasi identica a quella di Josiah,
il gentiluomo-canaglia non dà segno d'apprensione nel vederlo, semmai appare vagamente sconcertato.
«Mi scusi, monsieur... le ho chiesto chi è lei?»
Dietro l'uomo che lo fissa, in fondo a una stanza arredata in modo vistoso,
c'è una donna con i capelli sciolti di un biondo pallido e un viso a un tempo
bello e indurito; la donna indossa una vestaglia blu pavone, legata con
noncuranza in vita di modo che è parzialmente aperta sulla gola, come la
camicia di lino del suo compagno. Fra le dita tiene un piccolo portasigarette
d'oro, dal quale prende una lunga sigaretta bianca con studiata lentezza.
«Io... io sono Josiah Slade... sto cercando... mia sorella Annabel...»
Josiah ode la propria voce impacciata e balbettante. Si sente arrossire fino
alla radice dei capelli. Stringe tra le mani la custodia in pelle di capretto
che contiene le pistole da duello, e la cosa gli sembra appariscente e stupida;
dal modo in cui il gentiluomo-canaglia guarda la custodia, e contempla
la sua espressione imbarazzata, Josiah ha l'impressione che abbia capito
cosa contiene, e perché Josiah abbia bussato con tanto impeto alla porta.
«"Josiah Slade" - "Annabel" - cos'hanno a che fare con noi? Deve aver
sbagliato stanza, Mr Slade. Noi siamo François e Camille D'Apthorp, nessuno che lei conosca.»
Josiah vede la donna bionda in vestaglia da camera lanciargli un'occhiata
obliqua, sprezzante, mentre si accende la sigaretta ed esala una
piccola nuvola di fumo dall'aria venefica. La donna non è giovane, sulla
quarantina forse, e a Josiah sembra a un tempo del tutto sconosciuta, e
molto familiare. Lei mi conosce. Ma non vorrà ammetterlo.
Confuso, Josiah si ritrae dalla soglia, perché la donna non lo veda così
chiaramente e non deduca dalla custodia in pelle di capretto nelle sue
mani tremanti il motivo per cui ha bussato alla porta. Con voce rotta, si
scusa, spiegando che cercava un'altra coppia; il gentiluomo-canaglia gli
sorride, un sorriso malizioso, subdolo, e sorprende Josiah non chiudendogli
la porta in faccia, ma aprendola di più.
«Monsieur, vuole bere un bicchiere di champagne con noi? Siamo tornati
in questa deliziosa locanda per celebrare il nostro ventesimo anniversario
di matrimonio, e saremmo felici se volesse festeggiare con noi.»
Il gentiluomo-canaglia sta quasi strizzando l'occhio a Josiah.
«La ringrazio ma... penso... sarà meglio che...»
«Ma perché no, monsieur? Chiunque lei stia cercando, di sicuro ci sarà anche
un po' più tardi, non crede? Nel frattempo - una coppa di champagne?»
In fondo alla stanza, la donna dai capelli biondo pallido che le ricadono
disordinatamente sulla schiena, alza le mani come ad avvertirlo di andarsene,
proprio mentre il gentiluomo-canaglia le lancia un'occhiataccia, con un cipiglio severo.
«Camille mi prega di insistere perché lei si unisca a noi. Se ha bussato
alla nostra porta non può essere un caso, no? Allora?»
«N-No. No, grazie. Buonanotte!»
Josiah si allontana stralunato, col cuore che gli batte forte. Stringendo la
custodia in pelle di capretto, percorre rapido il corridoio, con la sua morbida
guida consunta, la carta da parati lievemente annerita, le luci elettriche
a forma di candele ogni due metri circa, a illuminare la via del ritorno verso le scale.
Sulla soglia della suite della luna di miele il gentiluomo-canaglia grida
a Josiah, con una risata sprezzante: «Bonsoir, monsieur! Chaque chose en son temps, peut-ètre».
...
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...
Poscritto: il dilemma dello storico.
...
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...
Più e più volte ho riletto la scena precedente, che porta Josiah Slade alla
porta della stanza 22 del Raven Rock Inn; più e più volte ho rimuginato
sul significato dello scambio enigmatico tra Josiah Slade e "François
D'Apthorp" - e il senso del gesto "d'avvertimento" della donna bionda
in vestaglia - ma invano. Quale che fosse il significato della scena, non mi è stato rivelato.
Il lettore sorriderà nell'apprendere che la scena mi ha talmente sconcertato,
che mi sono recato al Raven Rock Inn e ho esaminato con cura quella
stessa suite della luna di miele, che non è molto cambiata nei decenni intercorsi, ma senza alcun risultato.
Forse è questo il dilemma dello storico: noi possiamo documentare, possiamo
raccogliere i fatti in modo meticoloso e fedele, ma possiamo interpretare solo fino a un certo punto. E non possiamo creare.
...
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L'indicibile 2.
...
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...
Nella Nassau Hall, dietro porte chiuse si riunirono.
Senza segretari a prendere appunti.
«Matilde, può lasciarci.»
«Signore? "Lasciarvi..."?»
Il rettore Wilson reiterò il suo ordine, con voce che minacciava di tremare.
La sua faccia era pallidissima, la pelle tesa e contratta. Agli angoli
delle labbra sottili c'erano tracce di una sostanza gessosa che si era seccata.
Quelli che passavano vicino all'uomo agitato, vale a dire a meno di
due metri, potevano notare che il fiato gli puzzava di canfora e cenere.
«Matilde, le ho dato un ordine. Chiuda la porta quando esce.»
Perché la riunione era stata convocata in fretta e furia. E in tutta segretezza.
Perché la riunione non aveva un ordine del giorno prestabilito.
Nell'ufficio esterno del rettore, intorno a un tavolo che sembrava sopravvissuto all'era coloniale, se non all'incendio della battaglia di Princeton del 1777, si riunirono gli uomini, perplessi e apprensivi. Molti presidi di facoltà,
molti capi dipartimento, l'avvocato dell'università, il direttore amministrativo
della residenza in questione e il suo giovane assistente Thomas
Tremain (Princeton 1895), che era anche precettore di letterature romanze e
non aveva mai messo piede nella Nassau Hall prima di quell'ora angosciosa.
Con gravità Woodrow Wilson presiedette la riunione. Di fianco a lui, appena
un po' più indietro, la sedia che di solito occupava la sua segretaria
Matilde, per verbalizzare i dettagli della seduta, era incredibilmente vuota.
A disagio, gli uomini presero posto. A disagio si guardarono a vicenda, e
guardarono la faccia tesa e cupa del presidente, che sembrava aspettare che
un altro individuo entrasse nella stanza; oppure, forse, stava semplicemente
seduto nella solita postura rigida che adottava in pubblico, perso nei suoi
pensieri, accigliato, intento a pulire vigorosamente gli occhiali con un fazzoletto
fresco di bucato mentre evocava dal profondo dell'anima le parole
adatte con cui aprire questa riunione eccezionale, in quanto non registrabile.
Dopo qualche minuto, quando il silenzio divenne opprimente, come
se l'ossigeno venisse risucchiato dalla stanza, il rettore Wilson si schiarì
la gola, si piazzò i pince-nez sul dorso del naso, e iniziò, con l'aria di un uomo che vacilla sull'orlo di un baratro.
«Vi starete chiedendo perché siate stati convocati con tanta urgenza. E
perché siate stati avvertiti di non dire a nessuno - e ripeto: nessuno - della
riunione. E perché non ci sia un ordine del giorno prestabilito.»
Qui Wilson s'interruppe. Un sorriso spettrale gli tese all'improvviso le labbra sottili.
«Voi siete perplessi, signori - sì, e ne avete ben donde. Al vostro posto,
sarei perplesso anch'io. Ma - mi addolora informarvi - la situazione è grave,
e così... oscena... da essere letteralmente indicibile.»
Indicibile! Gli individui riuniti intorno al tavolo dell'ufficio esterno del
rettore guardarono Wilson, e poi si fissarono a vicenda, sgomenti; ma
quasi subito, lo sgomento si fuse in una sorta di orrore collettivo, e profondo imbarazzo.
«Mr Eddington, che come sanno alcuni di voi è il responsabile del West
College, è venuto da me con una segnalazione sconvolgente; come, proprio
ieri, il suo assistente Mr Tremain è andato da lui con una segnalazione sconvolgente.»
Detto questo, Wilson si passò la punta delle dita sugli occhi, come se per un attimo si sentisse svenire.
Eddington e Tremain sedevano rigidi come statue, mentre gli altri li osservavano
tetri; di questi, la maggior parte sedeva con le braccia strettamente
incrociate sul petto, come una specie di armatura.
(Qui dovrei far notare che, all'insaputa di Woodrow Wilson, nella comunità
si era sparsa la voce, con la rapidità di un incendio, che il presidente
aveva avuto un "collasso nervoso" di qualche tipo recentemente; e
si credeva che tale collasso fosse collegato al misterioso/scandaloso episodio
relativo alla nipote di Winslow Slade che, a quanto si diceva, era
stata "rapita" dalla sua cerimonia nuziale nella chiesa presbiteriana, nella
quale la figlia di Winslow Slade, Jessie, era stata una damigella d'onore.
Poiché pochissimi individui collegati con l'università erano stati invitati
al matrimonio, le congetture erano molte, ma le certezze poche.)
«Mr Eddington, vuol prendere la parola?»
Ma Mr Eddington, con aria infelice, riuscì solo a scuotere la testa in
un silenzio perfetto. Wilson lo guardò con commiserazione, e una vaga espressione di sollievo.
«Mr Tremain, allora?»
Ma Thomas Tremain, un ventinovenne dal viso ossuto, con un completo
scadente del tipo indossato dai becchini delle pompe funebri, riuscì solo
a rabbrividire, e deglutire rumorosamente, scuotendo la testa in un no.
«Sembra ci siano stati - ci siano - ragazzi - o meglio giovani universitari
- coinvolti, come pure - e mi dispiace moltissimo dirlo - parecchi
precettori.» Wilson fece una pausa, per permettere all'impatto della rivelazione
di essere assorbito: precettori!
«Ma i fatti, come mi sono stati riferiti, o meglio presentati, non esattamente
a parole perché, come ho detto, la situazione è indicibile, sono abbastanza
chiari: motivo di espulsione immediata e annullamento di tutti
i voti, per quel che riguarda gli studenti; e rescissione immediata dei contratti
per quel che riguarda i precettori. E per quanto ne saprà il mondo,
nessuno di questi individui abominevoli ha mai messo piede nel nostro campus,
e tantomeno ne è stato espulso.»
Questa dichiarazione fu pronunciata con controllo ferreo. Tuttavia, se
foste stati seduti vicino al rettore Wilson, avreste potuto vedere che le sue
palpebre pesanti tremavano, e la secchezza gessosa agli angoli della sua
bocca brillava come arsenico.
«Signori, dovremo... procedere. Siete tutti d'accordo? Immagino che si
voglia porre fine a questa riunione il più presto possibile.»
«Signore? Posso...»
«Sì? Sì? Cosa c'è, preside Fullerton?»
Il preside di facoltà era seduto con le braccia strette al petto e sembrava
avesse difficoltà a respirare. Per uno che sembrava malato, parlò con
coraggio, con imprudenza quasi: «Ammesso che la situazione sia indicibile,
e che non vorremmo parlarne, tuttavia, secondo il diritto civile, agli
accusati dovrebbe essere permesso difendersi, capisce... prima di essere
puniti. Mr Eddington, quanti ragazzi sono coinvolti?».
L'infelice Mr Eddington si agitò sulla sedia. Senza dire una parola, alzò
le mani - entrambe - muovendo le dita come per contare: fino a dieci?
No, dodici. Tredici.
Tredici!
«Questo è... ebbene. È... scioccante. Non è... non è quello che avremmo
voluto.» Il preside di facoltà che aveva parlato con tanto coraggio solo
un momento prima, adesso sembrava essersi smarrito; sbatteva gli occhi
rapidamente, scoraggiato.
«Niente di tutto questo è "quello che avremmo voluto"» disse seccamente
il rettore Wilson. «Abbiamo convenuto che ciò che è indicibile non
può essere espresso a parole, ma richiede un intervento molto rapido.
"Giustizia ritardata è giustizia negata".»
«I ragazzi - cioè i giovanotti - saranno espulsi? Così in fretta?»
«Di fatto sono già stati espulsi. È stato loro chiesto di sgombrare le stanze proprio stamattina.»
«Così in fretta?»
«Signore, non avete bisogno di ripetervi: vi abbiamo sentito benissimo,
la prima volta. "Giustizia ritardata giustizia negata", pertanto ai ragazzi
coinvolti è stato chiesto di andarsene, e molti sono già partiti; o stanno
aspettando l'arrivo dei genitori, per aiutarli a sgombrare le loro stanze e
andarsene. Quanto ai precettori, che hanno volgarmente tradito la fiducia
accordata loro dall'università, in quanto giovani gentiluomini di grande
distinzione morale e intellettuale, se ne sono andati.»
«Andati?»
«Cos'è, una camera di risonanza? È uno scherzo? Quando dico che queste
creature subumane se ne sono andate, intendo dire esattamente che se ne
sono andate. E dove siano andate non è di alcun interesse per Princeton.»
«Signore, sulla questione della... "difesa"...»
«Ciò che è indicibile è anche indifendibile. Credo che siamo d'accordo, no?»
«Ma, rettore Wilson, signore, potrebbe darsi che le accuse siano... inaccurate?
O esagerate? Fabbricate? Finché non organizziamo un'indagine, e
consentiamo agli accusati di parlare in propria difesa, non possiamo essere
certi che... che... "giustizia sia fatta".»
Queste parole coraggiose caddero in un abisso di silenzio. Nell'ufficio
del rettore, sul quale incombevano i ritratti di molti illustri predecessori
di Wilson (il reverendo Jonathan Edwards, John Witherspoon, James
McCosh), regnava un tale silenzio che ciascun uomo era consapevole
del proprio respiro, del battito cardiaco, del processo digestivo; Thomas
Tremain, con i nervi a fior di pelle, deglutì con un suono gorgogliante, e
uno spasmo del pomo d'Adamo. Si poteva vedere che il giovane, affranto,
seppure innocente dell'indicibile, era già stato infangato dalla sua prossimità
all'oltraggio; e il suo contratto, molto probabilmente, sarebbe stato
lasciato scadere, a un certo punto dopo il trimestre in corso.
Con malcelato sarcasmo il rettore Wilson proseguì: «E come proporrebbe
di permettere a questi abominevoli individui di parlare? È semplicemente
impossibile, tra persone perbene, e in ambienti civili».
«Ma... ammesso che sia indicibile, tuttavia, ci deve pur essere un modo...
Sembra ingiusto cancellare, semplicemente, queste persone, che solo ieri
facevano ancora parte della nostra famiglia universitaria.»
«Sì. E proprio qui sta l'orrore: "solo ieri facevano ancora parte della nostra
famiglia universitaria".»
Un brivido parve correre intorno all'austero tavolo coloniale, passando
da un uomo all'altro. E in modo più vistoso colpì Thomas Tremain, che
dovette premersi le nocche contro la bocca, per non tossire più forte.
Ciononostante, fu espressa un'altra esitante obiezione: «Se voi avete già
"espulso" e "cancellato" questi individui, rettore Wilson, perché ci siamo
riuniti? Sembrerebbe un ex post facto».
«Ci siamo riuniti, signori, perché ho indetto una riunione degli amministratori
dell'università. Perché vi sto chiedendo di ratificare un'azione
ex post facto dell'esecutivo, per così dire.»
«Sì, ma, signore...»
«Posso ricordarvi - perché forse alcuni di voi lo hanno dimenticato -
che il mio più volte ristampato discorso Princeton al servizio della nazione si
concludeva con le parole: "Poiché noi a Princeton siamo al servizio della
nazione, siamo obbligati a essere non solo buoni ma grandi".»
Il rettore Wilson girò lo sguardo intorno al tavolo, con gli occhiali luccicanti.
Come bimbi intimiditi, gli uomini seduti al tavolo non sollevarono altre
obiezioni.
«Allora penso che questa riunione - che non ha mai avuto luogo, e di
cui non si parlerà mai - sia aggiornata.»
Con palese sollievo gli uomini se ne andarono. Senza una parola.
...
.
...
Il marito crudele.
(Dal diario segreto di Mrs Adelaide McLean Burr; giugno-ottobre 1905).
...
.
...
Crudele! Molto crudele. La mano mi trema al punto
che faccio fatica a impugnare la penna.
Sebbene siano passate sei ore dall'ignominia; lo sgomento; l'inesplicabile offesa.
Sembra infatti che, come in una malevola fiaba dei fratelli Grimm, il
mio adorato Horace sia cambiato - non è più se stesso - proprio la sera
del nostro quindicesimo anniversario di matrimonio; mentre il mio amore
per lui è rimasto puro come quando ero una giovane sposa.
Non verserò un'altra lacrima, perché non ne ho più.
Lui ha smesso di amarmi - e io devo morire.
"Un giorno, Adelaide, lo vedrai, loro cambiano" mi
sussurrava all'orecchio la mia cara madre, quando ero una ragazza. "I mariti
cambiano perché è nella loro natura: non possono farci niente, e noi
non possiamo aiutarli. e allora c'è poca consolazione, a parte la tomba."
Horace, il mio bel marito, robusto, dai baffi ricciuti,
che ha sempre adorato, apprezzato e viziato la sua piccola cara Micia;
e rideva dei suoi modi un po' trafelati e sdrammatizzava i suoi terrori;
dopo 15 anni di matrimonio cristiano di devozione incondizionata,
ahimè, egli ha rivelato un altro lato di sé - un aspetto lascivo e incontrollato dell'anima maschile.
"Horace" gli ho chiesto, con voce così debole che si udiva
a stento al di sopra del suono rauco del suo respiro, "perché sei mezzo
svestito? Perché sei entrato come una furia nella mia stanza di notte,
e mi hai tormentato con la tua vista al punto che il mio povero cuore è
prossimo a scoppiare? E... è possibile, che tu puzzi di alcol? Horace, per
favore, non avvicinarti! O suonerò per la cameriera!"
Oppure era solo un incubo; opera degli Sparvieri del
Sogno che piombano sulla preda e trafiggono e artigliano... Questa mattina
mi trova scarmigliata e tramortita, troppo debole per tollerare la mia
nuova medicina, che Hanna mi ha convinto a prendere con le lusinghe,
la mia Hanna che è molto preoccupata per me; e a metà mattina, la nostra
governante, Mrs Joris, si è arrischiata a venirmi a controllare, agitatissima,
perché tutto il personale mormora sulla crisi di salute di Mrs Burr.
(Dunque, questo rozzo comportamento, allungato con
l'alcol, è seguito al viaggio d'affari di Horace a Manhattan, quando passa
la notte al Madison Club; infatti, mormora Mrs Cleveland, donne di facili
costumi sono prontamente disponibili in quel club, per i più distinti e
dignitosi dei gentiluomini. e se egli non vi soccombe, tuttavia, nella sua
focosa immaginazione, è stato tentato; e non riesce a controllarsi quando
torna nella propria casa. e nella mia ingenuità ho detto a Frances: "Ah,
ma non Horace! Mai e poi mai il mio caro Horace".)
(Non è un segreto che quel volgare gaglioffo di Grover
Cleveland ha avuto "relazioni" con molte donne prima del suo matrimonio
con Frances; e Dio sa, molto probabilmente anche dopo. Perché c'è
una bestia negli uomini, e una volta liberata non può più essere imprigionata.
e lo sa il mondo intero, Mr Cleveland ha generato un figlio bastardo
con una di queste femmine sventurate, eppure, la nostra civiltà è
divenuta talmente depravata che questo fatto non è stato usato contro
di lui, e non gli ha impedito di essere eletto presidente degli Stati Uniti, non una, ma due volte!)
Mi sento così sola e nervosa, e perché mi batte così
forte il cuore? Io sono una giovane signora ipersensibile, ha dichiarato il
dottor Boudinot, quando sono divenuta la signora di Maidstone, "paragonabile
a uno strumento musicale di tale sofisticata maestria quale il violino
Stradivarius" - proprio per questo la piccola Micia era elogiata e ammirata,
infatti a diciassette anni aveva un vitino di soli quarantasei centimetri,
senza corsetto: e una carnagione così luminosa, da far dire con meraviglia
che assomigliavo a una bambola di porcellana. In quegli anni più
felici sembrava che Horace - e molti altri - mi apprezzassero malgrado
fossi ipersensibile e "eccitabile" e soggetta a svenimenti e avessi bisogno
di essere vezzeggiata e consolata e coccolata con le più delicate carezze.
(Cosa sta succedendo in questa casa? In cui sono "padrona"
- eppure prigioniera? Horace è quasi sempre via, nel suo ufficio
di Bank Street, o a New York City; mentre qui io sono consapevole dei
mormorii dei domestici che complottano alle nostre spalle; ci sono prove
che ci stanno derubando, ma Horace non se ne cura. Hanna è fredda in
mia presenza e quando la rimprovero per un errore marchiano si offende
a morte; e Minnie ha perso la lingua; il ragazzo Abraham, cresciuto di
una spanna in pochi mesi, a furia di ingozzarsi in cucina, ne sono certa, ha
la faccia tirata in mia presenza e borbotta con malagrazia Mz Ad'laide.
come se il sapore del mio nome gli risultasse molto amaro in bocca. Proprio
adesso suono e suono il campanello ma nessuno viene in mio aiuto
e se fossi caduta in deliquio, o peggio... e così penso Diamine, potrebbero
rivoltarmisi. contro,, proprio in questa gasa! Come i massacri di un
tempo compiuti dagli schiavi, e le cose terribili perpetrate su donne bianche
indifese, di cui nessuno vuole dire niente perché sono INDICIBILI.)
E così trascorre la maledetta estate. Giorni e notti in
successione infernale e la povera Micia giace prostrata sotto gli attacchi
degli Sparvieri del Sogno - grandi avvoltoi con un'apertura alare di più
di tre metri e occhi come carboni ardenti e artigli feroci per affondarli
nelle mie guance morbide e aggrovigliarmi i capelli. e la saggezza di
Madame Blavatsky giace incolta in me, adesso, non sono abbastanza intelligente
per capirla; l'insipido catechismo della scuola domenicale basta
e avanza, per la mente affaticata della povera Micia.
e non si sa più niente dell'infelice Annabel Slade, ora Mrs Annabel Bayard;
però pare che suo fratello Josiah abbia giurato di vendicarsi del suo rapitore,
e riscattarla. Povera cara Annabel! - è solo una bambina, non altrettanto
furba di Micia; infatti solo Micia prova un dispiacere profondo per
lei, e non un fremito di soddisfazione, per il fatto che gli altezzosi Slade
siano crollati in un modo così indifeso. Perché Annabel è ormai persa a
tutta la società, e a tutta la gente perbene; come è persa per la sua adorata
famiglia. e il mio infelice nipote Dabney Bayard si è dato al bere e,
si dice, a pratiche dissolute, di cui le sue parenti femmine non dovrebbero
sapere niente. e Horace dice: Non è affar nostro, Adelaide; non pensarci.
Ma quale donna di Princeton, inorridita dal rapimento pubblico di
Annabel Slade, non ci pensa?
Con mio orrore e disgusto vengo visitata sempre più
spesso da Horace, che barcolla nel buio, e puzza di bourbon; questo estraneo
seminudo e scarmigliato che borbotta, implora, mi minaccia, dice che
devo "abbracciarlo" - "come una moglie ha il dovere di fare". e nel mio
letto si prostra, e grugnisce, e pigola, e geme; e mi crolla addosso come
un sacco di farina, talmente pesante che rischio di soffocare. e la vergogna
è tale, che la mattina devo cambiare da sola le lenzuola del mio letto,
per paura che i domestici capiscano e mi compiangano; o, peggio ancora,
ridano di me - signora di Maidstone, rispettata meno di una sgualdrina!
e come se non bastasse, sono visitata da strane visioni nel mio sonno
agitato, il fantasma saltellante di Ruth Cleveland che mi è molto più familiare
adesso che è morta di quanto lo fosse da viva; e la piccola Oriana
Slade, che era la damigella dei fiori al matrimonio di Annabel, e adesso
è la compagna notturna di Ruth Cleveland, a quanto pare. e ancor più
inquietante, la forma tramutata per magia della cugina Wilhelmina che
mi sorride e biascica Cara cugina Addie! come non ha mai fatto in vita
sua; e contorce il giovane corpo in modo assai sinuoso come, alla luce
del giorno, quella giovane donna casta e di nobili sentimenti non farebbe
mai, ne sono certa. e, ancor più esecrabile, la forma nuda del cameriere
Abraham, che non ha più di tredici anni, ne sono sicura, eppure, in
questa visione, è un giovane muscoloso e "sviluppato", e ha la pelle nera
come gli intarsi d'ebano nello scrittoio della mia camera da letto, e gli occhi lascivi bordati di bianco...
(Eppure ho saputo di donne audaci del nostro tempo che
sono a loro volta cambiate smettendo di essere solo femminili e acquiescenti:
la poetessa e suffragetta Charlotte Perkins Gilman e l'anarchica ebrea
Emma Goldman di cui si dice abbia cospirato per assassinare il presidente
McKinley! Magari la povera Micia avesse una simile audacia, e una simile
opportunità; magari la povera Micia non fosse una patetica invalida che
è la condizione più estrema della più generale malattia della femminilità.)
Non perdonerò nessuno di loro. Il mio cuore, benché
debole, batte forte e con orgoglio. Sono disgustata da Horace nella sua metamorfosi,
quando è crudele e bestiale e "non se stesso" - e dopo s'inginocchia
nel corridoio fuori dalla mia porta e mi implora attraverso il buco
della serratura: Oh. mia cara, perdonami - perché non sapeva quello che faceva,
quali suppliche mi aveva rivolto, avendo ecceduto con sherry e amari
e ostriche affumicate nel suo maledetto gentlemen's club di New York.
Sia ringraziato Dio per le mie amiche donne! - come
mi aveva avvertito mia madre, alla fine avrai solo donne su cui contare, e
per farti amare. Infatti ecco Johanna van Dyck che mi porta un favo dolcissimo,
dall'alveare del suo giardiniere; e lei e Mandy si preoccupano
del mio aspetto "pallido e malaticcio"; e mi leggono dei passaggi della
divertente commedia di Mr Ade The College Widow. e da The Wicked
Suitor di Mrs Marie Corelli. e pezzi di glamour spumeggiante dalla rivista
The Smart Set. (Quando queste, e altre signore vengono in visita, la timida
Micia nasconde i suoi testi teosofici e anarchici, la raccolta di poesie
di Charlotte Gilman In This Pur World e il suo racconto breve La carta da
parati gialla: è già abbastanza che riveli loro che sto leggendo La casa della
gioia di Mrs Wharton che viene criticato, nelle migliori famiglie di New
York e Newport, come una satira volgare e ingiusta della loro società,
con un'eroina che si comporta in modo indegno di una signora.) e c'è la
consolazione dei Pettegolezzi, che infuriano inesorabili per tutta l'estate,
e fino all'autunno, stando ai quali la famiglia Slade è maledetta, al pari di
Giobbe messo alla prova dal Dio ebraico; e la faida tra faccia-da-prugna-
secca Woodrow Wilson e il Decano centosessanta-girovita Andrew West
si fa sempre più accesa ogni giorno che passa. Si fa un gran parlare in città,
un po' con allegria e un po' con angoscia, perché si dice che non una,
non due e nemmeno tre, ma tutte e quattro le femmine Wilson stanno
sopportando il dolore di Woodrow; e la povera Jessie, neppure diciottenne,
ha sofferto moltissimo per la perdita della sua amica Annabel Slade, a
cui guardava come a un'amica ideale, e a un modello di comportamento.
Altrove, a Wilmington, l'anziana Mrs Pyne si tiene stretti i suoi milioni
di dollari, come si tiene stretta la sua pidocchiosa vita, e mette Wilson e
West l'uno contro l'altro, giocando la carta del dubbio: a quale dei due lascerà
amministrare la fortuna del marito all'università di Princeton? È il
trucco perfetto, ragazza mia, per far ballare questi pomposi "accademici"
a tuo piacimento! C'è un nuovo sviluppo, comunque: un altro anziano milionario
viene trascinato nel battibecco, un certo Isaac Wyman di Boston,
Massachusetts, corso di laurea 1886 a Princeton, che si dice "pende un po'
a ovest", verso West insomma, con il suo lascito di quattro milioni di dollari.
Horace scuote la testa su questi sviluppi, perché è solidale col rettore
Wilson, che è un uomo così zelante; ma è solidale anche con Andrew West,
perché questi ha preceduto Wilson di molti anni all'università, ed è visto
come parte lesa in quanto il consiglio d'amministrazione non gli ha offerto
la presidenza. L'ultima umiliazione di Wilson è che il sito da lui scelto
per la nuova scuola di specializzazione, in spregio alla proposta del decano,
si è rivelato inadatto per motivi igienici; evidentemente, il terreno era
stato un tempo una fogna a cielo aperto. (Eppure io sono rimasta scioccata,
al pensiero che ci fosse qualcosa come una fogna a cielo aperto nel borgo
di Princeton! Non ne ho mai sentito parlare prima d'ora, ne sono sicura.)
Il giorno dopo, leggendo attentamente La casa della gioia
scopro che è un romanzo brutto e irritante, come era stato suggerito; sgradevole
per la sua crudeltà proprio verso l'ambiente in cui Edith Newbold
Jones è nata, se non sbaglio. Scorrendo velocemente le pagine, scopro che è
anche peggio: il fatto che l'ebreo arrivista Mr Rosedale alla fine si dimostri
un vero gentiluomo, ha tutta l'aria di una critica ai cristiani. Butterò il romanzo
nella spazzatura, dove è giusto che stia, perché Mrs Wharton è una
traditrice della sua classe, al pari del suo caro amico, il buffone "Teddy".
Eccitante scoprire che una giovane donna, Emma Goldman,
ha cospirato con un compagno anarchico per assassinare Henry Clay
Frick delle acciaierie Clay e Carnegie; perché Andrew Carnegie non è un
beniamino di questa casata, né un amico dei Burr. Il mondo è così pieno
di confusione e complicazioni, che è molto eccitante pensare all'omicidio
come a una soluzione. Infatti, gli uomini di Princeton non fanno che
preoccuparsi e logorarsi. Il povero Augustus Slade, dopo il vergognoso
"rapimento" della figlia, dicono sia afflitto da ulcere e artrite; i miei parenti
Burr sono angosciati per la scena finanziaria, a Wall Street; e ovviamente
anche i van Dyck e gli Strachan, e i Bayard, e Horace. Perché
il mondo minaccia di finire sottosopra, e Roosevelt per pura propaganda
continua a battere il chiodo su quello che il tiranno ama chiamare il problema
dei MONOPOLI; e la sua cospirazione con il fuorilegge Mitchell,
"presidente" dei minatori, è da non credere. Al pari della sua amica Mrs
Wharton, Roosevelt è un traditore di classe, eppure si pavoneggia e si liscia
le penne davanti a noi - un amico del Socialist Labor Party (come si
fanno chiamare gli anarchici) e indubbiamente solidale con i rivoltosi e
gli incendiari di Paterson. Ah, come li odio, tutti quanti! Sono stanca di
sentirne parlare: di rifiuti umani e plebaglia, di gente sporca e analfabeta,
e dei poveri. Mr Armour, amico di Horace, è stato gravemente insultato
da una serie di attacchi su un giornale socialista; se ne parla in tutta
la città: le sue industrie della carne a Chicago sono state "denunciate" da
un giovane cacciatore di scandali di nome Sinclair, che ha pubblicato un
romanzo a puntate intitolato La giungla - il dottor Boudinot rabbrividisce
parlandone e dice che Adelaide non dovrà nemmeno degnare di un'occhiata
quest'infamia, altrimenti le si rivolterebbe lo stomaco e non potrebbe
più mangiare carne, né sopportare che venga mangiata in sua presenza.
Se Mrs Armour verrà per il tè questa settimana, le offrirò tutta la
mia comprensione, perché se Horace venisse "denunciato" sulla stampa,
come reagirebbe la sua Micia! Dobbiamo trarre conforto dalla saggezza dei
tempi come ha predicato il reverendo Beecher. Dio ha voluto che il grande
fosse grande, e il piccolo fosse piccolo; e il lavoratore che non è capace
di vivere con un dollaro al giorno, e a pane e acqua, non è adatto a vivere.
E questo, da un predicatore di grande fama e reputazione.
Fine settembre e ancora umido e opprimente come
in piena estate. e la ragazza Slade non è ancora stata trovata; e il povero
Dabney si è dimesso dal suo incarico per la vergogna. e si dice che sia stata
iniziata la causa di divorzio, non da Dabney, ma dai Bayard; e le due
famiglie, che un tempo erano amiche, adesso sono irrimediabilmente divise.
e Micia è spesso irritata e stizzosa e non sopporta gli stupidi. Il reverendo
FitzRandolph è venuto per il tè e io l'ho sconvolto dicendo che volevo
abbandonare due dei miei casi di beneficenza - Sarah Crum, di Kingston,
che ha regalato al mondo l'ennesimo Crum indesiderato - il settimo credo
- e davvero superfluo. e pure la famiglia Windvogel, non meno feconda,
anche se pare che il padre sia storpio, e la madre diabetica; si sono trasferiti
in Valley Road, e non possono più essere considerati della nostra parrocchia.
Il reverendo FitzRandolph, che non si riavrà mai dallo shock e dalla
vergogna di aver "unito in matrimonio" Annabel Slade e Dabney Bayard,
e essere in un certo senso responsabile di parte dello scandalo, mi guarda
arricciando le labbra e teme che sarà difficile spiegare a Windvogel padre,
gravemente ferito nello scoppio di una caldaia nella cantina della Nassau
Hall, e senza assicurazione, che la beneficenza dei Burr dovrà cessare, dato
che si è trasferito con la famiglia a qualche chilometro dalla casa originaria,
non potendo permettersi le tasse e i costi del borgo di Princeton. Al che la
collera e l'arguzia di Micia sono esplose e gli ho detto: "Insomma, caro
reverendo, la nostra carità - e con questo intendo la vostra, e non solo la
nostra - deve dilatarsi al punto da includere tutto il globo?" e il buon reverendo
mi ha guardato a bocca aperta, incapace di rispondere.
Con questo, l'argomento Crum e Windvogel è chiuso. Sono anni che
non ne posso più dei loro piagnistei e suppliche. È una cosa buona, sono
certa che Emma Goldman sarebbe d'accordo, depennare queste creature
dalla mia lista di beneficenza, e depennarle dalla mia coscienza.
Ah, come sono indebolita dal mio trattamento Neftel(1) - e il dottor Boudinot,
che soprassiede alla terapia al mio capezzale, mi sussurra, come fosse un
fatto risaputo e controverso, che la tragedia degli Slade non sarebbe mai
successa se gli fosse stato permesso di eseguire il suo "delicato intervento
chirurgico" su Annabel all'età di sette anni, come aveva raccomandato
agli Slade; infatti la bimba, da piccola, era considerata "ipersensibile"
e di "immaginazione troppo fervida"; ma la famiglia si era opposta, in
modo sconsiderato, adducendo la spiegazione che bambini così piccoli
dovevano potersi sviluppare come volevano, in modo naturale; senza
l'interferenza di medici o di adulti. La Neftel è una procedura che il dottor
Boudinot e altri medici sono spesso chiamati a effettuare perché, nelle
femmine pre-puberali, è categorico che vengano loro risparmiate le indecenze
di certe sensazioni fisiologiche; e ogni rischio di soccombere alla
pazzia a causa dell'abitudine a pratiche indicibili. Al servizio dei molti
invalidi di Princeton, il dottore è invecchiato e gli sono venuti i capelli
bianchi; così parlotta e sospira il dottor Boudinot; dandomi dei leggeri
colpetti sul polso e lodando i miei genitori per aver agito con prudenza
nel mio caso. (Tuttavia io ricordo poco. O niente. Un fazzoletto imbevuto
di cloroformio, forse; una sensazione di bruciore pungente dopo, quando
dovevo "fare acqua" (come diceva la tata); ah, com'è sgradevole, brutto
- e troppo trascurabile per essere ricordato!)
Autunno, e ancora caldo. Strani venti solari soffiano a Princeton e dintorni,
si dice. Horace, quasi sempre irrequieto negli ultimi tempi, e con
le guance più magre di pochi mesi fa, ha installato un ventilatore elettrico
in casa nostra, dal famoso laboratorio di invenzioni del dottor Schuyler
Skaats Wheeler di Ampere, New Jersey; un marchingegno strano ma meravigliosamente
efficace. (e come lo ha scoperto Horace? - grazie a mia
cugina Wilhelmina, a quanto pare; perché i due si sono trovati per caso
sullo stesso treno per New York, e sfogliando il Post. Willy commentava
i diversi annunci pubblicitari, uno dei quali era per l'invenzione del
dottor Wheeler.) e così, adesso il ventilatore è qui, nel boudoir di Micia,
dove è molto apprezzato. Oziosamente, accendo e spengo il motore rumoroso
divertendomi con la brezzolina fresca che genera contro le mie
guance accaldate e le trecce sciolte. "Sei così buono con la tua Micia, caro
Horace" sussurro; e Horace dice: "Cara Micia, è il minimo che un marito possa fare".
Ispirata da E. Goldman sono in preda a un'estasi nervosa
al pensiero di come tutti loro potrebbero essere eliminati, incluso il
rozzo Marito sudato, correggendo il loro cibo con l'arsenico; perché l'arsenico
è una polvere bianca, credo, e potrebbe essere sciolto nel latte, o
mescolato nel purè di patate; e nelle frittelle di mais che piacciono tanto
ai domestici. e chi avrebbe dei sospetti? Infatti la povera invalida Mrs
Burr riesce a malapena ad alzarsi dal divano, la maggior parte dei giorni:
per non parlare di spingersi fino al retro della casa, dove non si avventura
da anni. e è poco probabile che sappia dell'esistenza dell'arsenico. tantomeno di come utilizzarlo.
(Questa infatti fu l'argomentazione a favore di Lizzie
Borden di Fall River, Massachusetts, che nessuna "signora" potrebbe prendere
una scure e assassinare i suoi genitori; e i giurati ne convennero,
da stupide capre quali sono. Così, per la legge, Lizzie Borden è innocente
come voi o me; anzi, ancor di più, in quanto nel suo caso la colpa non è stata
dimostrata, e contro di me o di voi potrebbe ancora essere dimostrata.)
Boudinot e suo figlio Boudinot Jr, e un nuovo specialista,
un certo dottor Danke di Philadelphia, scuotono la testa e bofonchiano
di nevrastenia, gotta reumatica, iperestesia nervosa, stenosi vertebrale,
infiammazione del lobo temporale, e più nuovi e virulenti flagelli
dall'oriente: la malattia del sonno laotiana che paralizza il cervello e la
spina dorsale - e così raccomandano una nuova cura chiamata Terapia del
Movimento, scoperta da un certo dottor Taylor. e Micia dovrebbe accondiscendere;
e non mettersi a strillare con questi avvoltoi, che sono venuti
a Maidstone perché Mr e Mrs Burr sono ricchi cittadini di Princeton,
e possono pagare per simili rimedi da ciarlatani. Così ho perso le staffe
e ho pianto e battuto le gambe sotto la trapunta e ho detto loro di andarsene
immediatamente, Micia non intendeva prestarsi ad altri esperimenti
medici e altro dolore perché dei ciarlatani potessero arricchirsi e
divertirsi a sue spese. e il dottor Boudinot, che conoscevo fin dalla mia
infanzia, mi ha guardato esterrefatto, e allarmato: "Santo cielo, Adelaide,
questo non è da te" ecc. "Vuol dire che adesso, Adelaide, dovremo rivolgerci a Horace."
Per provocarli, e sorprendere Horace quando lo verrà
a sapere, oggi mi sono avventurata fuori per il mio primo tè autunnale;
in effetti, è la prima volta che lascio Maidstone dallo spaventoso 4 di
giugno, quando la povera Annabel è stata rapita sotto i nostri occhi da
quella bestia. Il tè avrebbe potuto essere più interessante, ma è stato comunque
una gradevole tregua dal mio letto di malata: la nostra ospite era
Mrs Wilson a Prospect, il "palazzo toscano" di quel pover'uomo nel campus
dell'università, di cui vanno tanto fieri, dandosi delle arie e al tempo
stesso lamentandosi che i ragazzi li spiano dalle finestre! (A chi interesserebbe
guardare dentro a quelle finestre?) Henrietta Slade è passata gentilmente
a prendermi, per darmi un passaggio sulla nuova macchina degli
Slade, un'elegante Pierce-Arrow luccicante di finiture d'ottone; la cara
Henrietta si preoccupa della mia salute, perché la povera donna sente la
mancanza di sua figlia, naturalmente; e di sua figlia nessuno osa parlare.
A Prospect mi aspettava la deludente compagnia di uno stuolo di mogli
di docenti universitari e mogli di istruttori del seminario (che sono tutti
ministri ordinati, credo) - tutte molto formali e impacciate e la maggior
parte di origini assai mediocri e scandalosamente malvestite, con
capi di mode sorpassate del tipo che le signore del West End hanno girato
ai poveri anni fa; io e Henrietta eravamo molto taciturne, anche se Mrs
Cleveland si è degnata di parlare con la solita affabilità, con Mrs Wilson,
per assecondare la donna vanesia, che ha annunciato la sua intenzione di
fondare un club femminile - "Il Club del Giorno d'oggi" - con il luogo
d'incontro in Stockton Street. (Così, ce ne siamo rese conto, questo invito
a un tè non era che un pretesto per coinvolgere signore del West End nel
club - una mescolanza del West End di Princeton e della Princeton accademica
che non ci sarà mai.) Accomiatandosi, Mrs Cleveland mi ha riso maliziosamente
all'orecchio - come se l'avessimo scampata per il rotto della
cuffia - e sulla Pierce-Arrow Henrietta non ha detto una parola, ma sembrava
piangesse in silenzio in un fazzoletto di pizzo. La compagnia delle
donne - del tipo sbagliato di donne - è molto stridula e stancante. E adesso
ho il mal di testa e sono male in arnese e devo pagare per la mia scappatella
verso la libertà, con qualcuna delle nuove medicine e un pisolino.
Notizia. Henrietta Slade, rinfrancata da numerose tazze di tè forte, ha sconvolto
una cerchia di signore con un tragico e repellente episodio dell'altro
giorno, a Crosswicks. Il cane degli Slade, Thor, un bel pastore tedesco,
è stato attaccato da una specie sconosciuta di serpente, dalle scaglie
nere e dal corpo molto spesso e di una lunghezza innaturale: la creatura,
dopo aver infilato la sua testa orribile nella bocca del povero cane, si è
spinta a forza nella gola per quaranta centimetri della sua spaventosa lunghezza!
E questo orrore, ai margini del bellissimo giardino di rose a Crosswicks.
Al che, molte di noi, inclusa indubbiamente Micia, si sono sentite
molto deboli e disgustate; e Johanna è sbiancata in viso, allora Mrs Wilson
è corsa a prendere dell'etere-e-acqua per rianimarci. Non sapevamo
cosa fosse più orripilante e incredibile, un cane soffocato in simili circostanze,
o Henrietta Slade che ne parlava in quel modo - perché la povera
donna aveva un sorriso vacuo mentre raccontava l'orribile episodio, dicendo
più volte Ma poiché noi Slade siamo maledetti, ormai può capitarci
qualsiasi cosa. Nessuno ci farà caso.
Maledetti! La parola si è propagata tra di noi, come
una corrente elettrica. Perché, adesso che il destino degli Slade era stato
chiarito, ci saremmo presto accorti, noi che avremmo voluto essere semplici
osservatori, che questo era il nostro destino comune, in quanto abitanti di Princeton.
"Va tutto male a Westland." Questa tetra affermazione,
dalle belle labbra di Mrs Cleveland, è giunta inaspettata il giorno
dopo; e la povera Micia è rimasta sconcertata, nel sentirsi dire dall'eccitabile
Hanna che "Mrs Cleveland" era da basso e l'aspettava, come se
la visita fosse stata programmata in anticipo, mentre non era affatto così.
Immaginate la mia sorpresa, nel trovarmi di fronte a Frances Cleveland,
con i suoi occhi scuri e la pelle olivastra, che mi confessava balbettando,
su numerose tazze di Earl Gray generosamente addolcite col miele, che
andava tutto male nella maestosa dimora coloniale di Hodge Road; perché,
dopo l'episodio a casa Craven, il povero Grover non riusciva più a
dormire di notte; sembrava incapace di trovare una posizione comoda per
la pancia, o la schiena, o il petto; e così andava in giro per casa in camicia
e berretto da notte; lo si scopriva in preghiera, o in lacrime, o in lunghe
tirate riguardo i suoi giorni di patrocinio legale, refutando le accuse mossegli
dai furfanti di Tammany Hall, o dai repubblicani nella loro crudele
campagna, di aver generato un figlio bastardo e pertanto di non essere
idoneo alla carica di presidente. e, più penose di ogni altra cosa per l'effetto
che avevano su di lui, le sue lacrimose perorazioni con McKinley sui
problemi della guerra, e del Maine, e se Grover avesse tratto vantaggio
dall'assassinio e se ne fosse rallegrato(2). "Se ne sta chiuso in colloquio privato
con il vecchio presidente per ore di fila" mi ha confidato Mrs Cleveland
"e una notte sventurata, la settimana scorsa (la notte peggiore della
nostra vita coniugale!), Grover si è svegliato gridando di terrore, convinto
che l'assassino Leon Colzigna - Czolginga? - Czolgoz-qualcosa - fosse
nella stanza con noi, con un'arma da fuoco. Grover era madido di sudore
freddo e non riuscivo a calmarlo, nemmeno a tentare di calmarlo, perché
respingeva le mie braccia e sembrava non riconoscermi. Io non ho visto
l'assassino anarchico, ma Grover sembrava vederlo chiaramente, anche se
la creatura era in parte decomposta, apparentemente; poiché, dopo l'esecuzione
sulla sedia elettrica, calce viva e acido erano stati gettati sul suo
corpo. "È qui, Frances! - l'anarchico! - Sono venuti a prendermi alla fine!
I miei crimini erano così insignificanti - i miei errori, i miei difetti - eppure
sono venuti a prendermi e mi trascineranno all'inferno."" Mrs Cleveland si
è interrotta, come sfinita da questo racconto; e la povera Micia non sapeva
proprio cosa dire, in preda a un attacco di tremiti e di nausea; e poco
dopo, Mrs Cleveland se n'è andata, strizzandomi la manina gelida: "Prega,
Adelaide, che non ti succeda mai, che il tuo adorato marito cambi".
Notizia. Dopo aver dato le dimissioni dal suo incarico di ufficiale dell'esercito
statunitense, si dice che il mio turbato nipote Dabney Bayard sia stato
visto al Belmont, a Saratoga, e all'ippodromo di Pimlico; cosa più grave,
si dice frequenti case da gioco licenziose e illegali a New York City.
(Senza dubbio, Dabney frequenta ambienti anche peggiori, la cui sola
menzione viene risparmiata a noi signore.) Henrietta Slade parla con voce
tremula di questo infelice giovanotto, il cui matrimonio con sua figlia è stato
annullato di recente da una decisione del tribunale locale; perché sembra
che, ingiustamente, Dabney sia divenuto un nemico degli Slade e si
rifiuti di comunicare con loro ecc. Corre voce che Dabney e Josiah Slade
combatteranno presto un duello; che ciascuno dei due abbia già scelto la
sua pistola; tuttavia, Henrietta insiste: "Josiah è un giovane di grande fermezza
e morale cristiana che non si presterebbe mai a un atto di violenza
proibita. Si conduole con Dabney come farebbe con un fratello in lutto".
Quando Mrs Slade si è assentata per qualche minuto dal salotto a
Wheatsheaf, noi signore abbiamo parlato eccitate della sua rivelazione,
scambiandoci dei commenti su quanto fosse strano che non si avessero
notizie di Annabel in nessun ambiente, come se la giovane donna e il suo
rapitore fossero svaniti nel nulla. Josiah è spesso assente da Princeton, impegnato,
si dice, a cercare incessantemente la sorella in ogni angolo del
Jersey - città grandi e piccole, paesetti, foreste e montagne selvagge al
Nord-ovest, lungo il fiume Delaware. (Perché il Jersey è uno Stato molto
vario, le sue regioni rurali difficili da immaginare per gli abitanti delle sue
città, o per i visitatori di New York City.) Johanna van Dyck ci ha confidato
che incontrando Josiah non si colgono immediatamente la natura e
la portata della sua ossessione; né il suo aspetto è molto cambiato, se non
per il fatto che ha perso peso - la sua bella faccia leggermente più scarna,
e gli occhi sgradevolmente lucidi; sembra si sia fatto crescere una barba
incolta. Quando torna a Crosswicks, si dice sia "molto taciturno" - "malinconico
e rassegnato" - tuttavia si chiude nella biblioteca di suo nonno
a consultare vecchie mappe, persino, a quanto pare, mappe tracciate in
epoca coloniale, ormai poco accurate. "La storia più patetica a proposito
di Josiah" ha detto Johanna, a bassa voce, "è stata raccontata a Pearce da
parecchi studenti universitari che lo scorso weekend avevano piantato le
tende vicino al Water Gap, ed erano stati riscossi dal sonno da un 'giovane
cacciatore barbuto' che batteva la foresta da solo, armato di un fucile
da caccia, e con uno zaino in spalla, che cercava, disse loro, la sorella
smarrita. I campeggiatori si sono alzati per aiutarlo, perché, essendo ragazzi
di Princeton, sono gentili per natura e educati alla cortesia; ma sono
rimasti sconcertati nel sapere che la sorella smarrita era scomparsa da
novantasette giorni, ed era stata vista per l'ultima volta in Nassau Street, a
Princeton. Avete mai sentito una storia più triste?"
e c'è la mia giovane cugina Wilhelmina - Willy - che
ha litigato con i genitori, e si è iscritta alla scuola d'arte di New York City
che loro le avevano proibito, e intende lasciare presto la casa dei genitori
per trasferirsi nella grande città, lo ha giurato. Dopo la burrascosa partenza
di Annabel, Wilhelmina non è più la stessa; viene a trovarmi molto
raramente, anzi non viene a Maidstone da mesi. e ulteriore notizia futile,
Ellen Wilson informa il gruppo di signore, in tutta serietà, col suo morbido
accento del Sud, che il decano West "perseguita" Woodrow nei modi più
diabolici: per esempio, se capita che i due uomini s'incontrino sui campi
da golf di Springdale, West, che è un giocatore più abile, si ferma a osservare
e a fare commenti sarcastici mentre Woodrow cerca di giocare con
equanimità, facendo brutta figura e mettendo a disagio i suoi compagni
di golf. Dato che non c'era modo di impedirlo, Woodrow ha acconsentito
all'apertura della Merwick House, in Bayard Lane, come sede temporanea
della scuola di specializzazione, che ospita venti laureati ed è modellata
a "servile" imitazione, come ha detto Woodrow, di Oxford e Cambridge.
Gli studenti sono costretti a indossare abiti accademici formali, ha detto
Mrs Wilson, solo perché il decano possa sfoggiare i suoi stucchevoli paramenti
accademici - infatti la creatura vanesia, come lo chiama Woodrow,
esibisce un cappuccio cremisi di Harvard; il mercoledì sera vengono invitati
al college oratori esterni e sotto le toghe tutti indossano abiti da sera!
E come se questo non fosse abbastanza oltraggioso, ha detto Mrs Wilson,
con l'accento del Sud appiattito dalla foga, i giovanotti scortano West fino
alla sua residenza privata al termine della lunga serata - alla quale vengono
servite molte portate di pesce, selvaggina, prosciutto della Virginia,
biscotti al lardo, sherry, vini, e Dio sa cos'altro, ancora avvolti nelle loro
voluttuose toghe accademiche e portando delle grosse candele: "Come se
fossero chierichetti, e Andrew West il loro prelato!". Oltre a questo, Ellen
Wilson ci ha detto che si faceva grande uso di tabacco a Merwick, e c'erano
"orge" di partite a bridge; e potrebbe presto accadere che siano ammesse
visitatrici femmine nelle stanze pubbliche al pianterreno. "Il decano ha
ripreso anche le sue spaventose esecuzioni al clarinetto" ha esclamato Mrs
Wilson "al solo scopo di tormentare Woodrow: infatti il suono straziante
arriva fino alla parte opposta del campus, fino allo studio di Woodrow
nella torre di Prospect." Al che Mrs Cleveland ha detto bruscamente:
"Andrew West è una persona eccellente, un gentiluomo; la sua esperienza
con l'educazione universitaria è nettamente superiore, mi si dice, a quella
di Mr Wilson, dal momento che ha viaggiato in lungo e in largo in Inghilterra
e in Europa; mentre Mr Wilson, si dice, come qualsiasi ministro
protestante di provincia, ha viaggiato a malapena negli Stati Uniti". e la
reazione di Ellen Wilson è stata tale, che la povera donna ha aperto la bocca
per parlare, e di fronte alla giunonica autorità dell'ex First Lady, e alla
sensazione che il suo pubblico non fosse solidale con lei, non è riuscita a
pensare a cosa ribattere; e subito dopo, arrossendo intensamente, mormorando
qualche scusa, ha lasciato la stanza come per consultarsi con il
personale di cucina; a questo punto sono scattate le esclamazioni sull'abbigliamento
fuori moda di Mrs Wilson, e i suoi lineamenti "irregolari"
e la brutta pettinatura, come pure sull'arredamento della casa del rettore
sciatto e scadente fino all'inverosimile. "Però, c'è da dire che sono fatti
l'uno per l'altra: Mr e Mrs Wilson" - così ha detto Frances Cleveland,
con la noncuranza di una scolaretta; e tutte abbiamo riso.
Ah, com'è bello ridere!
E adesso, un nuovo gentiluomo a Princeton.
Conte English von Gneist è un'abbreviazione del suo nome, mi si dice;
è ospite a Drumthwacket, in Stockton Road, vicino al seminario; è infatti
un eminente teologo di Heidelberg, Germania, che si è recato dalla famiglia
di Moses Taylor Pyne con una lettera di presentazione, e ha molto colpito
Mr Pyne con il suo portamento e la sua conversazione. Chiaramente,
il conte è un vedovo; ha perduto l'intera famiglia in un tragico incidente
sul Reno; ma nessuno dovrebbe parlare di questa perdita, si raccomanda.
"È un uomo attraente, il conte?" ho chiesto a Johanna van Dyck che lo
aveva conosciuto a Drumthwacket, e Johanna mi ha risposto, con un sorriso
tremulo: "Oh, sì! Molto". e Clarice Biddle, senza essere interpellata,
ha detto che non aveva mai visto un individuo così insolito in vita sua,
così "distinto" - "nobile di lineamenti e di figura - "l'attrazione mondana
della stagione!" (Clarice Biddle! Come è potuto accadere che Clarice
Biddle, che abita con il suo arcigno giudice-consorte in una casupola di pietra
su Hibben Road, sia stata invitata a Drumthwacket, per conoscere il conte,
e Horace o io no?) Sfortunatamente, i Pyne non sono molto mondani,
convengono Johanna e Clarice, e non si sono dati granché da fare per
presentare il conte von Gneist ai loro vicini di casa... Proprio in quel momento
è risuonata la squillante campana della Old North e, non so perché,
sono stata sopraffatta da un senso di debolezza; e mi sono sentita chiedere
con noncuranza: "Qual è l'età del conte, secondo voi?" e Johanna ha
detto: "È abbastanza giovane: non più di quarant'anni" e Clarice Biddle
ha soggiunto: "O, se cinquanta, sono cinquanta molto virili".
Fiacca stamattina, dopo tutta l'eccitazione di ieri pomeriggio...
che sia la virulenta malattia del sonno laotiana, alla fin fine?
e Hanna chiama "Mrs Burr? Mrs Burr?" da una grande distanza; infatti
mi sembrava di essere in un'altra terra, in un castello affacciato sul Reno;
in cui non ero "Mrs Burr" e neppure "Adelaide" - o "Micia". L'appellativo
riservatomi dal conte era rude e brusco e non ammetteva resistenza:
Donna ordinò con una voce baritonale dall'accento pesante vieni qui.
Solo l'ingegnoso meccanismo del dottor Wheeler mi
dà sollievo, le pale che ruotano e ruotano e sollevano una brezza voluttuosa sul mio viso febbricitante.
"In che modo sarei crudele, Adelaide" mi ha chiesto
Horace, spazientito. "... nessun uomo in possesso delle sue facoltà vorrebbe
suscitare una simile reazione!" (Perché, posandomi il vassoio in
grembo, mi ha toccato volutamente il seno sinistro, che è senza corsetto; sarei pronta a giurarlo.
In modo astuto con il bordo del vassoio e il pollice. Facendomi trasalire
e strillare, così si è rovesciato tutto - teiera e acqua calda e panna e
zucchero e cucchiai e dopo lui non si è scusato.)
Annoiata e in lacrime. Così debole che la Bibbia mi
è sfuggita di mano e è caduta sul pavimento con un tonfo sordo. Anche
senza corsetto sul mio divano sembra che una sbarra di ferro mi comprima
le costole e lo stomaco e i fianchi; non riesco a respirare; perderò i
sensi. Perché Horace ha smesso di amarmi e rispettarmi e null'altro che la tomba mi attende.
Il nuovo numero di Vanity Fair è l'argomento del giorno
a Princeton perché ospita un articolo su John Singer Sargent; e il suo
ritratto di Mandy - "Mrs Edgerstoune FitzRandolph della Mora House,
Princeton" - una splendida riproduzione - sono terribilmente invidiosa! -
no, sono davvero contenta, perché Mandy è una mia cara amica, e degna
d'attenzione. (Ma perché non si fa vedere da così tanto tempo? Il conte, mi
hanno riferito, è stato ospite a cena alla Mora House; e Horace e Adelaide
non invitati.) (Perché non porta il conte in visita da noi? Si aspetta che
la preghi?) Mandy è una donna attraente, anche se non bellissima; è quel
che si definisce "gagliarda" - una specie di "Gibson Girl"(3) - e non petite
come me, se posso dirlo. È sciocco da parte mia desiderare che Sargent
dipinga il mio ritratto? O è troppo tardi?
(Ah, che tuffo al cuore! Ma non è niente - nessuno -
la porta socchiusa con delicatezza e poi una pausa - come se qualcuno
aspettasse, trattenendo il respiro, in corridoio. "Sì? C'è qualcuno? Hanna?
Mrs Joris? Minnie? Sei tu Horace?" (Ma no, Horace ha preso il treno per
Philadelphia, dove ha una riunione d'affari, ha detto; e non tornerà fino
a venerdì.) Non c'è nessuno; e Micia è di nuovo ridicola, ad allarmarsi tanto per un nonnulla.)
Il vero fondatore dell'anarchia fu Gesù Cristo e la
prima società anarchica furono gli apostoli. Poiché i deboli insorgeranno
contro i loro oppressori. e gli ultimi saranno i primi. e i primi gli ultimi;
il proletariato prevarrà contro i suoi nemici di classe. e la borghesia
e ogni forma di governo s'indeboliranno fino a scomparire. Fino
ad allora, insegneremo la Propaganda del Fatto. e la Riappropriazione Individuale-
Così leggo su II pensiero rivoluzionario di Mikhail Bakunin che ho ordinato
per posta; a insaputa di Horace, che disapproverebbe molto, e anche
delle mie amiche dal sorriso ebete; e sento un brivido d'eccitazione
in tutto il corpo, nel leggere parole così esaltanti!
Per Propaganda del Fatto s'intende distruzione: bombe anarchiche,
omicidi. Per Riappropriazione Individuale s'intende sfrontati e impavidi furti ai danni della borghesia.
Magari un anarchico rivoluzionario irrompesse in Maidstone House
per riappropriarsi della povera Micia! La prima casa in cui lo condurrei
sarebbe Drumthwacket, se non Crosswicks; perché sono entrambe troppo
sfarzose per il buongusto; entrambe meritano di essere bombardate e saccheggiate dalle sudice mani del proletariato.
"C'è almeno un santo tra noi: Winslow Slade."
Queste parole sorprendenti Horace me le ha dette questa sera; perché
salta fuori che mio marito ha cercato consiglio di recente, su un problema
a me ignoto. "Carissima Micia, non vorrei angustiarti con l'argomento,
che è del tutto irrilevante" - così dice Horace, sorridendo; chinandosi a
baciarmi la fronte, e io mi stupisco nel sentire la nuova calma che emana
da lui, e l'equanimità spirituale dei vecchi tempi, assente da molte settimane.
Il mio bel marito-gentiluomo tornato da me: sbarbato di fresco in
Witherspoon Street con un lieve ma gradevole profumo di unguento al
limone; i baffi ricciuti spruzzati di grigio, ma eleganti; i denti forti bene
in mostra in un sorriso così ampio da arricciargli le guance; occhi stracolmi
d'amore per la sua Micia, che ha tanto offeso ultimamente. Ah, sono amata, non dubiterò più di Horace.
(Però è strano e preoccupante: Horace si rifiuta di dirmi quale consiglio
ha chiesto al nostro ex reverendo Slade(4) come se fossi una stupida ochetta
che non dovrebbe interessarsi di niente al di fuori del suo boudoir o del
salotto. È un problema di Wall Street? Dei nostri investimenti comuni?
Perché la mia eredità e il fondo fiduciario sono stati mescolati liberamente
con quelli di Horace, in riconoscimento della sua competenza in simili
faccende.) Il noioso Mr Lodge, che sprona Horace a comprare e vendere
e comprare e vendere di nuovo: Northern Securities Co., Northern
Pacific, Great Northern, Colorado Smelting e Mining, Panama Canal Co.
of America, Pennsylvania Railroad, Standard Oil... che noia! Non mi prenderò
nemmeno il disturbo di alzare il ricevitore per origliare la prossima
volta che Horace conferirà con Mr Lodge ecc.
Il mondo mi scivola accanto, a quanto pare. Perché il dottor Boudinot
ha messo in guardia Horace: Io non devo essere iperstimolata e devo restare
sul mio divano; e non devo "pungolare" i miei pensieri con letture
scabrose o promiscue. Per questa ragione mi sono persa lo spettacolo
del conte English von Gneist alla caccia di Pahaquarra Valley ieri, di cui
tutti dicono meraviglie. Sembra infatti che questo gentiluomo di buona
famiglia cavalchi un superbo stallone, tutto nero, un purosangue arabo;
la sua postura è nobile, ma agile; il suo stile equestre impeccabile; quando
galoppano veloci in un campo, il conte e il suo destriero sembra non
abbiano alcuna fretta. e il suo costume da cavallerizzo, di fattura inglese,
che gli fascia con tanta eleganza la figura, pare abbia fatto vergognare
i nostri uomini locali - così mi ha detto la mia zelante informatrice Johanna van Dyck.
"La sua faccia, Adelaide, è a un tempo audace e poetica: la fronte alta è
un po' stempiata, ma i capelli grigio ferro appaiono incredibilmente folti"
dice Johanna con voce lenta "il che accresce l'aria nobile, eppure malinconica
del conte. Infatti mi ricorda più di chiunque altri Lord Rochester di
Jane Eyre." Si dice che i von Gneist discendano da un'antica famiglia nobile
di una regione dell'Europa centrale chiamata Valacchia, un ex principato
della Romania; nelle loro vene scorre il sangue guerriero dei magiari,
dei sassoni, dei lombardi, dei bulgari, e anche dei turchi infedeli.
Tuttavia i von Gneist sono stati tristemente decimati, e la loro fortuna un
tempo enorme è stata drasticamente ridotta. Il conte von Gneist si definisce
"l'unico Erede Vivente del Nulla" e ha trascorso la sua vita adulta
viaggiando da una capitale all'altra. Benché laureato presso l'insigne Seminario
teologico di Monaco, il conte non è divenuto un ministro protestante,
ma uno scrittore di "testi teologici"; è inoltre poeta, drammaturgo,
romanziere e compositore. E un cavallerizzo e un cacciatore eccezionale.
Per natura incline alla malinconia, il conte si considera "essenzialmente
senza patria" - "un esiliato" - al pari del leggendario Olandese Volante:
salvo che lui non è immortale, ma decisamente mortale.
"Ed è vedovo, completamente senza famiglia."
La voce di Johanna trema nell'impartire questa notizia.
Penso che lo conoscerò, finalmente: il conte von Gneist.
Perché Amanda ha invitato me e Horace a cena a Mora House, la settimana
prossima; e io sono ottimista e mi auguro di essere abbastanza
forte da avventurarmi fuori, se Horace lo permette.
Uno strano incidente, riferitomi di seconda mano: allo
scalo ferroviario, Horace è stato snobbato da Mrs Cleveland; perché non
potesse esserci errore da parte sua, Horace ha cercato di rivolgersi cortesemente
alla donna, che per tutta risposta gli ha girato le spalle, in modo
estremamente villano. Persino il suo valletto è arrossito per la maleducazione
della donna, dice Horace.
Non difenderò Mrs Cleveland: non mi piace e non è mia amica. E neppure
l'obeso Grover Cleveland è un individuo da ammirare.
Tuttavia, Horace mi guarda in modo strano, lisciandosi i baffi: "I misteri
del sesso femminile! Noi uomini non potremo mai sperare di scandagliare
i vostri abissi, ma solo cercare di non affogare in quelle acque profonde".
Uno strano senso di prurito e bruciore in mezzo agli
occhi - e mi sveglio di soprassalto, come se fossi sgusciata fuori dal mio
corpo mortale, nel sonno; il corpo eterico avvolge noi, che siamo illuminati,
si dice; e talvolta nel sonno questo corpo si stacca dal corpo mortale.
(Insegna Mrs Blavatsky.) Ma, oh! - come è strana questa sensazione in
mezzo ai miei occhi, nella parte inferiore della fronte! - è il terzo occhio dell'illuminazione? Che si apre, finalmente?
...
.
...
Note.
1. Il popolare trattamento Neftel per malati di nervi richiedeva un complesso meccanismo
elettrico con il quale venivano applicate "correnti galvaniche" alla spina dorsale dell'invalido,
provocando shock terapeutici, spasmi, o vere e proprie convulsioni; la teoria dietro
questo trattamento radicale era infatti che tanto il sistema "nervoso" che quello "muscolare"
del corpo operavano sulla base di messaggi elettrici trasmessi che dovevano, nelle
persone malate, essere radicalmente rediretti. Spesso accadeva che l'invalido mostrasse
qualche miglioramento in seguito alla terapia; poi però aveva delle ricadute, e peggiorava,
e diventava sempre più "eccitabile" col passare del tempo, fino a cadere in una vera e
propria paralisi. A Adelaide McLean Burr, il lettore sarà sollevato di sapere, sarebbe stato
risparmiato questo tragico destino.
2. Cioè se ne fosse rallegrato con lo spirito di McKinley. Perché William McKinley, venticinquesimo
presidente degli Stati Uniti, era morto a Buffalo, Stato di New York, per mano
dell'autoproclamatosi anarchico, e ammiratore di Emma Goldman, Leon Czolgosz, il
6 settembre 1901; sebbene la polizia cercasse in ogni modo di coinvolgere la donna anarchica
nell'assassinio, non riuscirono a trovare prove che collegassero i due; né si fecero avanti
degli informatori per accusare la Goldman, che, ciononostante, si rifiutò di denunciare
l'assassino. A quel tempo, Roosevelt era vicepresidente e prese rapidamente il posto del
suo predecessore. Non c'è alcuna indicazione che Grover Cleveland sia stato minacciato
da un assassino durante o dopo la sua carica di presidente.
3. Con l'espressione "Gibson Girl" ("ragazza Gibson") si intendeva un'idea di bellezza
femminile creata dall'illustratore Charles Dana Gibson in circa venti anni di disegni, tra la
fine del 19esimo secolo e l'inizio del Ventesimo. [NdT]
4. Anche se Winslow distrusse la maggior parte delle sue carte nell'infelice primavera del
1906, alcune pagine in parte carbonizzate dei suoi diari sono sopravvissute; così sappiamo
che l'argomento delle molte conversazioni angosciate che Horace Burr intrattenne con lui
riguardava uno dei più complessi problemi morali del cristianesimo: se l'atto coniugale è
innocente, mentre il desiderio carnale è peccaminoso come insegnava il padre della Chiesa
Gregorio nel sesto secolo; o se, come corressero in seguito i tomisti, il male risiede non
tanto nell'appagamento carnale, quanto nel ligamentun rationis (la sospensione dell'essere
razionale). Ma cosa consigliò Winslow a Horace Burr; e perché Horace provò il bisogno di
rivolgersi a lui, dopo quindici anni di matrimonio?
Fine note.
...
.
...
La ricerca incessante.
...
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...
Fu mesi dopo il "rapimento" che Josiah venne a conoscenza di almeno
uno dei modi in cui sua sorella e il suo seduttore avevano coltivato la loro
relazione illecita.
In una gelida mattina d'ottobre, mentre Josiah camminava nel jardin
anglais dietro Crosswicks, tormentato dal pensiero di dove poteva ancora
cercare Annabel, perché tutti i suoi tentativi per trovarla non erano approdati
a nulla, venne avvicinato, con esitazione, dal capo giardiniere - un
uomo anziano che era alle dipendenze degli Slade da decenni, e conosceva
ciascuno dei nipoti Slade fin dalla prima infanzia.
Il giardiniere confessò a Josiah, con voce piena di dolore e rimorso, che
sperava di non aver mancato di impedire la tragica scomparsa della sorella
di Josiah rimanendo in silenzio quando avrebbe dovuto parlare apertamente
a Mr Slade, o ai genitori di Annabel, o a Josiah stesso.
Perché, a quanto pare, aveva visto "molte volte" Miss Annabel lasciare
una lettera sigillata nella cavità marcia di un enorme e antico olmo montano
in fondo al giardino per tutto il mese d'aprile e di maggio; e sebbene
almeno una dozzina di volte fosse stato di guardia, in segreto, non aveva
mai visto, nemmeno di sfuggita, la persona che veniva a prendere la lettera
di Annabel, e ne lasciava un'altra al suo posto, indirizzata con mano
ferma a miss annabel slade. (L'unica cosa di cui era certo, disse l'uomo,
tentando di fare dell'umorismo, era che chiunque si portasse via le lettere
di Annabel non era il tenente Bayard.) In tre distinte occasioni, nella luce
incerta che precede l'alba, gli era capitato di vedere, dalla serra, un uomo
e una donna che scivolavano rapidi sull'erba rugiadosa in direzione della
foresta di Crosswicks - "Con corpi così leggeri, che i loro piedi sembravano
non lasciare impronte".
Josiah era così sbalordito da questa rivelazione, che dimenticò di arrabbiarsi
con il giardiniere; del resto una rabbia così tardiva non avrebbe
fatto molta differenza.
«"Un uomo e una donna"... ma la donna era Annabel?»
Il giardiniere scosse tristemente il capo: non lo sapeva, le figure erano
troppo lontane.
«Com'erano vestiti?»
Di nuovo il giardiniere non lo sapeva. Anche se credeva che i loro vestiti
non fossero nuovi, o alla moda - "Sembravano abiti di altri tempi, di
quando io ero bambino, forse".
Aggrottando la fronte, Josiah disse: «Mi pare strano, Hendrick, che lei
non potesse riconoscere mia sorella, anche da lontano».
Il giardiniere si affrettò a convenirne: era proprio così, non avrebbe potuto
identificare l'uomo e la donna, ma solo pensare, allora, che non erano
che degli estranei, mai visti né conosciuti.
«Però ho trovato delle sigarette nell'erba, che non avrebbero dovuto
essere lì. Di una marca straniera, direi, e fumate solo in piccola parte.»
«Sigarette! Ma Annabel non fuma, naturalmente.»
Dunque, con ogni probabilità il fumatore era l'uomo. Era Axson Mayte costui?
«E quando hanno smesso di apparire qui? Forse è stato dopo il matrimonio?»
Il giardiniere annuì con gravità. Sì, pensava di sì.
Sperava, disse, che Josiah lo avrebbe perdonato. Perché adesso rimpiangeva
amaramente di non aver detto qualcosa a qualcuno, in modo da impedire la tragedia.
Josiah disse che non c'era niente da perdonare - lui non ne aveva colpa, naturalmente.
«Non più di ciascuno di noi, Hendrick. Perché sembra che non conoscessimo
affatto mia sorella, anche se immaginavamo il contrario.»
E così forse questa è stata la sua fuga da noi - dalla Canonica di Crosswicks, e
dagli Slade. E forse fuma davvero, e fumava - e nessuno di noi lo sapeva.
Più o meno in questo periodo, Josiah ricevette uno strano biglietto di
Woodrow Wilson che gli chiedeva, nei termini più umili, se sarebbe stato
libero di passare un momento a Prospect, abbastanza presto, per parlare di una "questione privata".
Fu fissata un'ora per la visita, ma quando Josiah arrivò, e fu fatto entrare
in casa dalla stessa Mrs Wilson, rimase deluso nell'apprendere che
Woodrow "stava poco bene" e non poteva riceverlo, dopotutto.
Josiah espresse preoccupazione e chiese se Mr Wilson fosse gravemente
malato; e Mrs Wilson disse, accalorandosi: «Santo cielo, certo che è
gravemente malato; altrimenti non si sottrarrebbe alle sue responsabilità».
Josiah si scusò per l'interruzione e stava per andarsene, quando Mrs
Wilson disse, con voce più dolce, anche se con una punta di rimprovero:
«Woodrow è in uno stato di perenne nervosismo da quando... da quel
giorno terribile. Teme che tutti voi alla Canonica lo biasimiate; anche se
conosceva appena questa creatura "Mayte", e di sicuro non aveva coinvolto
l'università in nessun rapporto di lavoro con lui».
Josiah le assicurò che nessuno della sua famiglia biasimava qualcun altro
per l'episodio, tranne lo stesso Mayte: e che la sua conversazione con
Mr Wilson sicuramente riguardava altri problemi. Soggiunse che gli sarebbe
piaciuto parlare anche con Jessie, visto che era stata tanto amica di
Annabel, e forse Annabel si era confidata con lei, o almeno aveva accennato alla sua situazione...
Al che Mrs Wilson divenne visibilmente turbata, e disse che non era
possibile - perché anche Jessie aveva avuto un collasso nervoso, e non
poteva scendere da basso; e, in ogni caso, Josiah poteva star certo che lei
stessa aveva interrogato a fondo sua figlia a proposito del "rapimento",
ed era convinta che Jessie non sapeva niente, ed era del tutto innocente.
Come lo era Annabel, una volta. Come noi desideravamo credere.
Josiah si scusò di nuovo con la donna agitata, e se ne andò; ma fu riconvocato
il giorno seguente da una telefonata dello stesso Woodrow Wilson,
che chiedeva a Josiah di incontrarsi con lui nel tardo pomeriggio, quando
tornava dalla Nassau Hall a Prospect; sarebbe stato a lavorare nella sua
"torre" - che si rivelò essere poco più di una mansarda adattata parsimoniosamente
a studio, con una vista eccellente da molte finestre affacciate
sul campus dell'università al di là di un boschetto di sempreverdi e olmi.
Questa era la "torre" di cui Josiah aveva sentito parlare: il nascondiglio
del rettore dalla sua famiglia di femmine sulla quale a volte scherzava goffamente.
A Josiah parve che Woodrow Wilson avesse un colorito più cinereo del
solito, anche se Wilson non era tipo da apparire "di sana e robusta costituzione"
- l'esatto contrario della sua nemesi Andrew West, un corpulento
Falstaff d'uomo dalle guance rubizze e una risata esuberante e contagiosa.
Per educazione, Josiah s'informò sulla salute dell'uomo più anziano, sapendo
che era tenuto a farlo, e in cambio gli fu propinato l'elenco, snocciolato
con cupa comicità, di una serie di malattie, alcune delle quali, disse
Wilson, aveva sopportato in stoico silenzio, per non allarmare le persone
intorno a lui; o "dare speranze" a quelli che non erano dalla sua parte.
Dispepsia, e spasmi nervosi cronici nella parte superiore del torace, e
un tremore intermittente alle mani, e occasionali "occlusioni" della vista
- disturbo particolarmente allarmante per lui, che aveva numerosi discorsi
importanti da scrivere e articoli da preparare. (Mr Harvey, direttore di
"Harper's", gli aveva chiesto un articolo e lui era ansioso di accontentarlo.)
Questi malanni, disse Wilson a Josiah, prima ancora di invitarlo a sedersi,
erano il risultato della gravosa pressione impostagli dalla "situazione"
dell'università - della quale, ne era sicuro, Josiah era al corrente. «L'ultima
soperchieria è che il decano West si è rivolto al consiglio di amministrazione
per sollecitare il loro appoggio, per una prestigiosa università:
a quell'uomo è stata offerta la presidenza del Massachusetts Institute of
Technology, a Cambridge, Mass., a un salario che dicono sia più alto di quello
del rettore dell'università di Princeton.» Wilson fece una pausa, per permettere
a Josiah di assimilare la rivelazione.
«Ma il doppiogiochista non lascerà Princeton, lo so. C'è qualche inghippo
diabolico riguardo a questo "mit": il rettore di Harvard, Mr Eliot, sta
cercando di annetterlo a Harvard, come "dipartimento di scienze". Allora
mi dici come fa il decano West a essere rettore? È tutto molto complicato
- diabolico. Eppure gli amministratori gli crederanno, soprattutto Grover
Cleveland, che è un amicone di West.»
Mentre Wilson sproloquiava e divagava, con voce "stoica", Josiah girò
lo sguardo per la stanza, che era a un tempo spartana e ingombra; c'erano
solo una scrivania, un tavolo e delle sedie, ma i davanzali, come pure
il tavolo, erano coperti da pile di carte e documenti; su una bassa credenza
accanto alla scrivania c'era un numero sorprendente di medicine e sciroppi;
Josiah notò anche un grosso pacco di bende di garza bianca, e una
bottiglia di latta con la scritta gotica Hebes Liniment sul fianco. Cucchiai
macchiati, fazzoletti di cotone e fazzolettini di carta sporchi - questi ultimi
carichi di un vago odore stantio di cloaca.
«Posso aprire una finestra? C'è odore di chiuso, qui dentro...»
Ma no, Woodrow Wilson si accigliò per il suggerimento: stava combattendo
una bronchite e non poteva rischiare di infiammare ancor di più i polmoni.
Dopo le lamentele sul decano West, Wilson si lagnò delle difficoltà che
stava incontrando nel tagliare i "rami secchi" dell'università, che aveva
ereditato dal gioviale, quanto inefficace, rettore Francis Patton; e altre difficoltà
ancora, nella sua campagna per abolire gli eating club, che tenevano
in una "stretta paralizzante" la vita degli studenti universitari, e avevano
anche il potere di intimidire il corpo docente e gli amministratori.
E gli sport: «Le squadre sportive dominano, in modo crudele; e i coach e
gli allenatori ritengono di meritare gli stessi stipendi dei nostri docenti».
Josiah ricordò come Annabel avesse spesso difeso Woodrow Wilson
quando altri lo criticavano definendolo "freddo" - "freddamente ambizioso"
- un "moralista pedante" - un "logoteta bizantino"; Annabel protestava
dicendo che il padre della sua amica Jessie, per come lei lo conosceva,
amava parlare con i bambini, e divertirli con le sue comiche storie
in un dialetto biascicato da "negro". Soprattutto con le bambine piccole,
disse Annabel, ricordando le molte occasioni in compagnia di Jessie, in
cui Wilson si era accovacciato davanti alle piccole per parlare più agevolmente
con loro, e farle ridere di gusto.
Più volte Josiah cercò di interrompere il monologo di Wilson, che procedeva
con quieta ostinazione, come un lento flusso di melassa; avrebbe
voluto chiedere di Axson Mayte, ma Wilson lo deviò suggerendogli di
perseguire una carriera in giurisprudenza come aveva fatto all'inizio; quando
intendeva entrare in politica, con una laurea in legge, ma non praticare
l'avvocatura. Poi fece una predica al suo visitatore sul fatto che la loro
fede calvinista non incoraggiava a ritirarsi dal mondo, perché il mondo
era, come la Bibbia diceva chiaramente, un campo di battaglia tra Dio e
le forze del Male: «Il diavolo è felicissimo che i migliori di noi si ritirino
a vita privata, e lascino che il mondo vada in malora!».
«I "migliori di noi"... ma come facciamo a saperlo?»
«Come facciamo a saperlo? Perdinci - Dio ce lo fa capire. Non può esserci alcun mistero qui.»
L'irritazione di Wilson esplose come un fiammifero sfregato. Gli occhi
dalle palpebre pesanti si fecero più duri nella polemica, e la postura languida
si raddrizzò immediatamente. Tuttavia, Josiah disse, non con insolenza,
ma alla maniera in cui avrebbe cercato di contraddire uno dei suoi vecchi
parenti Slade: «Per quel che ho imparato nei miei studi qui a Princeton
e anche dopo, ogni nazione, tribù, clan e talvolta anche alcuni individui
considerano se stessi "il popolo eletto di Dio" e i loro nemici quello del
diavolo. Nel qual caso, dottor Wilson, ci vuole un notevole atto di fede per
pensare che Dio sia esclusivamente dalla nostra parte, e abbia a cuore solo
i nostri interessi, quando c'è tanta altra gente - milioni di persone».
Wilson sbatté gli occhi lentamente guardando Josiah attraverso gli occhiali
tirati a lucido come se non avesse mai sentito niente di così singolare,
e inquietante, in vita sua. «Josiah, mi chiedo se ho sentito bene. A
Princeton non c'è posto per simili idee "anarchiche" - da "liberi pensatori"
- e non si può darne la colpa ai nostri corsi di studio, ne sono certo. Al
seminario, il reverendo Shackleton ha affermato pubblicamente che qui
non ci sarà posto per nessuna "idea nuova" di qualsiasi tipo, a differenza
di quanto avviene in quel bastione di "liberi pensatori" che è lo Union
Theological Seminary; e il mio impegno a Princeton, come ho detto, è di
"riformare" al servizio della tradizione. Idee come le tue rappresentano
un vivace argomento di dibattito ma, nella vita reale, sono inaccettabili, semplici sciocchezze relativiste.»
Josiah si trattenne a stento dal roteare gli occhi o, alla maniera degli
studenti universitari, strascicare i piedi sul nudo pavimento di legno in
muta derisione. Si limitò invece a dire, con l'aria di placare un uomo più
anziano, molto agitato: «Bene. So abbastanza, signore, da capire che sono ignorante».
Non gli piaceva lo sguardo tremulo con cui lo fissava Wilson, né le contrazioni
delle labbra, che apparivano impastate agli angoli da una sostanza gessosa bianca.
Si chiese perché Wilson lo avesse convocato. Non certo per propinargli le solite lamentele...
Si azzardò a dire: «Allora, signore, a proposito di quel vostro ex collega, o conoscente, Axson Mayte...».
«No, no! Quel maledetto individuo non è affatto un mio "collega" o "conoscente". Te lo assicuro!»
Al che, Josiah non riuscì a trovare una risposta. Perché indubbiamente
Woodrow Wilson era stato visto spesso in compagnia di Axson Mayte,
per un determinato periodo di tempo; lui stesso li aveva visti insieme.
«Era un individuo rozzo e barbaro, non un gentiluomo, proprio come
Jack London» - Wilson prese a parlare come ispirato, per un'associazione
di idee - «che, l'altro giorno, ha osato affermare in pubblico che non avrebbe
negato che il socialismo è una minaccia! "Il suo scopo è spazzare via,
dalle radici alle fronde, tutte le istituzioni capitaliste della nostra società
attuale" - così si vanta quella canaglia. La Rivoluzione, come la chiamano
loro, dovrà aver luogo entro il 1910. E che dire dell'afflusso di immigranti
delle classi più basse dall'Europa del Sud e dell'Est? Le stirpi più
vigorose dell'Europa settentrionale, i britannici e gli scozzesi-irlandesi,
sono sempre più minacciate; poiché, come vuole il detto, la moneta cattiva scaccia quella buona.»
Josiah sospirò, senza ribattere. Poco distante, la campana dell'Old North batteva la gradita ora delle sei di sera.
«Quando ero uno studente di Princeton, e un buon "rematore", l'Ivy
club bocciò la mia candidatura per l'ammissione» disse Wilson, con una
smorfia ironica delle labbra; come se niente potesse essere più incredibile
di questa rivelazione. «Allora giurai che mi sarei vendicato dove e quando
mi fosse stato possibile. Ho atteso vent'anni. I Campbell dell'Argyll conoscono la pazienza.»
Un osservatore obiettivo non avrebbe saputo trovare alcun collegamento
tra questo sfogo impulsivo di Wilson e la sua ripugnanza per l'anarchia"... ma Josiah capì.
Josiah aveva disdegnato il cosiddetto "bicker"(1) di Princeton, ma, essendo
una delle matricole più ricercate del suo anno accademico, aveva nondimeno
ricevuto un invito dall'esclusivo eating club Ivy, ufficiosamente e
indirettamente - e lo aveva ignorato, con la sua tipica arroganza da Slade.
E così nel campus, durante i suoi anni di studente, aveva suscitato
l'invidia e il timore reverenziale di tutti, ivi compresi alcuni dei suoi professori.
Ignorare l'Ivy! Si era fatto degli amici altrove, non molti a dire il vero.
Ma amicizia e popolarità non gli erano parsi l'obiettivo principale del college, né allora né dopo.
Adesso, l'espressione sulla lunga faccia scarna di Wilson, di una vecchia
umiliazione in parte ammorbidita dalla speranza di vendetta, per un
momento riportò Josiah alla sua adolescenza in quello stesso campus; essenzialmente,
un piccolo mondo claustrofobico di privilegio e ansietà, in
cui si era indotti a preoccuparsi troppo per troppo poco.
«Mi dispiace sentirvelo dire, signore. Gli eating club possono essere tirannici,
se non vengono controllati.»
«Saranno controllati. Combatterò gli ex alunni trincerati e il consiglio,
che D... lo stramaledica, d'amministrazione e l'esecrabile decano West
che li sostiene, fino alla morte.»
Woodrow Wilson adesso stava tremando, in tutto il corpo lungo e magro.
Era molto drastico, da parte del pio Wilson, aver detto che D... lo
stramaledica.
Josiah provò l'impulso di consolare l'uomo più anziano, di pulirgli
persino la bocca umida con un fazzoletto. Ma non avrebbe mai toccato
Woodrow Wilson... naturalmente! Si sovvenne di una lezione alla McCosh
Hall, anni prima, in cui uno dei suoi professori aveva dichiarato che mentre
la follia è relativamente rara negli individui, è virtualmente un prerequisito
per un certo tipo di leader politico: «Egli non è funzionalmente
pazzo, ma pazzo nell'intelletto. Capirà per istinto come aggregare altri
alla sua pazzia, con la falsa pretesa di essere al loro servizio e che le loro
vite dipendano da lui: Napoleone, per esempio».
Almeno qui negli Stati Uniti, nella nostra democrazia, questo non può accadere pensò Josiah.
In città si diceva che Woodrow Wilson avesse avuto "ambizioni politiche"
fin dall'infanzia. Con umorismo un po' sboccato, Frances Cleveland
aveva detto durante una cena che "l'organo maschile più potente" di tutta
Princeton era la bocca di Woodrow Wilson.
Josiah sorrise al pensiero, ma smise immediatamente, perché Woodrow
Wilson lo stava fissando con sguardo truce.
«Ti diverti, vedo! Tu, se non ricordo male, eri un membro dell'Ivy.»
«No. Non lo ero.»
«Mi risultava che lo fossi. Oppure hai declinato il loro invito.»
«È successo tutto molto tempo fa, dottor Wilson. È meglio credere che
gli eating club "s'indeboliranno fino a scomparire" con la crescita della
democrazia sul campus; come i socialisti e i marxisti predicono che lo Stato
"s'indebolirà fino a scomparire".»
«Nessuno stile di vita così radicato si "indebolirà mai fino a scomparire":
deve essere aiutato, con la dinamite, se necessario. Fantasticare che
gli eating club possano "indebolirsi fino a scomparire" è come aspettarsi
che un giorno i negri - e le donne - saranno ammessi all'università di
Princeton.» Wilson rise di un'idea così ridicola.
«E il decano West la contrasta anche su questa faccenda?»
«Sì. Naturalmente. Il decano West mi contrasta su ogni questione possibile,
perché è la mia anima che vuole, in parole povere, ha detto.»
«"In parole povere"?... veramente?»
«Così ha detto. Me l'hanno riferito.»
Ora, con i nervi a fior di pelle, Wilson scattò in piedi. Josiah ne approfittò
per alzarsi a sua volta, con la scusa che doveva accomiatarsi perché era
atteso a cena a Wheatsheaf quella sera. Con un curioso sorriso di giubilo,
Wilson mise un braccio sulle spalle di Josiah e lo accompagnò giù per
le scale strette al pianterreno, e all'ingresso. (Josiah si chiese dove fossero
Mrs Wilson e le figlie. La "torre" era abbastanza staccata dal corpo principale
della casa perché Wilson riuscisse a sgusciare lassù, e persino a ricevere
delle visite, senza essere intercettato.) Proprio quando Josiah stava
per andarsene, ansioso di uscire all'aria fresca, Wilson, accostandogli
la bocca all'orecchio, disse: «Ti chiederai perché ti ho invitato. Mi è molto
difficile dirlo, Josiah, ma... la mia cara figlia Jessie è stata poco bene,
sai... dopo... dopo quel giorno terribile, che aveva atteso con tanta ansia,
come damigella d'onore. Il dottor Hatch la sta curando, con un certo successo.
Ma lascia che te lo dica: Jessie è tormentata da sogni terribili. I rimedi
per il sonno che il dottor Hatch prescrive sembrano quasi esacerbarli.
Per notti di fila ha sognato la povera Ruth Cleveland; e la ragazza Spangs
assassinata, che nessuno di noi conosceva, naturalmente; questi spettri la
turbano e la tormentano, grattando alla sua finestra e pregandola di farli
entrare; ultimamente si è unita a loro una terza ragazza, una ragazza
bionda, che a Jessie sembra essere tua sorella Annabel, com'era qualche
anno fa - giovane, innocente, terrorizzata - e anche lei la implora di
farla entrare nella sua stanza; ma Jessie riferisce di essere troppo pietrificata
dall'orrore per muoversi dal suo letto. "E se fossero vampiri?" dice Jessie».
A Wilson tremò la voce. Josiah indietreggiò, come se fosse stato pugnalato al cuore.
Avrebbe voluto protestare: "Mia sorella non è morta. Mia sorella non è un vampiro!".
Invece riuscì solo a ringraziare Wilson, e ad allontanarsi in fretta.
La campana dell'Old North batté un'ora imprecisata.
...
.
...
Note.
1. Gli eating club più esclusivi di Princeton sceglievano i loro membri tramite un processo
selettivo chiamato bicker che comportava una serie di colloqui, sebbene la decisione finale
fosse segreta. [NdT]
...
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...
Ottobre 1905.
...
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...
Vampiri! Josiah è furibondo. Non ha mai sentito niente di così ridicolo in vita sua.
Josiah infatti è un razionalista convinto. I suoi eroi sono Aristotele, David
Hume, John Stuart Mill. Non ha una cultura sterminata in filosofia e logica,
ma prova una profonda ripugnanza per tutto ciò che è nebuloso, mistico.
Sì, fino a un certo punto: Josiah è un cristiano protestante, ma non sottopone
la sua fede alla ragione; la sua fede è strettamente legata alla fedeltà
verso la famiglia, che non può essere messa in discussione.
«Non c'è nessun mondo "soprannaturale": c'è solo questo, il mondo
"naturale". Tutto il resto è una caterva di sciocchezze.»
«Sciocchezze.»
Nella biblioteca del suo boudoir riccamente arredato, Frances Cleveland
si è distratta dalle preoccupazioni coniugali dattilografando, sulla
sua nuova Underwood a scrittura visibile, le pagine conclusive di un articolo
sul suffragio femminile che era stato iniziato dal marito sofferente
dietro richiesta del "Ladies' Home Journal"; ma Frances ha riscritto l'articolo
nel suo stile molto più colloquiale sicché adesso è più una chiacchierata
alla buona che un noioso sermone. Frances sorride pensando che
farà "scalpore" quando sarà pubblicato. "Le donne sensate e responsabili
non vogliono votare. Le posizioni reciproche che toccano all'Uomo e alla
Donna furono loro assegnate molto tempo fa - da un'intelligenza di gran
lunga superiore alla nostra." Frances fa una pausa prima di battere con
forza sulla macchina da scrivere la conclusione finale: "Il suffragio femminile, in breve, è una sciocchezza".
Da una stanza adiacente, il povero Grover la sta chiamando. Frances
ha la scusa che il meccanismo della macchina da scrivere è molto rumoroso,
e lei non può sentire; in ogni caso, un domestico accorrerà, presto.
«Dopotutto è per questo che li paghiamo.»
Notizia. Il conte English von Gneist, ultimamente l'invitato più richiesto alle
cene di Princeton, in completo da sera scuro con camicia bianca pieghettata
e gilè con ricami d'argento, ha scortato Mrs Amanda FitzRandolph e la
prozia Thomasina Bayberry a una sontuosa cena a Drumthwacket - poiché
Edgerstoune è a San Francisco, per affari. È a questa cena che von Gneist
scambia occhiate significative con un'altra ospite, Miss Wilhelmina Burr,
che prova una sensazione di freddo mentre, con una risata fanciullesca,
reagisce all'osservazione di un commensale alla sua destra. Che forte personalità!
E com'è attraente, anche se le sue guance sono segnate dalla malinconia.
Ma che interesse potrebbe avere il conte per me!
Dopo la partenza di Annabel e la costante indifferenza di Josiah nei suoi
confronti, Wilhelmina ha giurato di non ritirarsi dal mondo come un'invalida
dal cuore spezzato; la si vede spesso in scarpe sportive e abiti di
tweed camminare a grandi passi lungo un argine del canale Delaware-
Raritan, che corre parallelo al lago Carnegie; la si vede spesso camminare
decisa in Nassau Street, verso la biblioteca pubblica; almeno una volta
la settimana, il mattino presto, la si vede sulla piattaforma del treno allo
snodo di Princeton, armata di un portfolio da artista, diretta verso la grande
città e la New York School of Art dove prende lezioni dal famoso pittore
Robert Henry in persona - benché le sia stato proibito dai genitori ansiosi
di passare la notte a New York, anche a casa di parenti.
Notizia. È a Wheatsheaf, a casa di suo zio Copplestone e di sua zia Lenora, che Josiah sente una notizia che gli strazia il cuore: ovvero che, secondo suo zio, Annabel e "quel Mayte" sono stati visti al Waldford-Astoria di New York e poi ancora a una cena privata a palazzo Frick sulla Quinta Strada. Con un moto di disgusto Copplestone porge a Josiah un ritaglio di giornale dal "New York Herald", la fotografia di una coppia su una lussuosa automobile Page, la giovane donna bionda con un velo intorno alla testa e alle spalle e il gentiluomo in spolverino di lino, berretto para-polvere e occhialoni, con la didascalia sottostante che dice solo: Il set alla moda viaggia all'estero.
Questa fotografia, disse Copplestone, era una prova recente dell'"infamia" che la loro famiglia non avrebbe mai superato.
«Ma è Annabel questa? Di sicuro l'uomo non è Mayte.»
Josiah esaminò la fotografia attentamente. Forse, la giovane donna poteva
essere sua sorella, o la sua gemella; ma il gentiluomo di sicuro non
era Axson Mayte, perché era snello, bruno e attraente, mentre Mayte era
tarchiato e brutto come un Troll.
Copplestone s'infuriò: «E pensare che ho giocato a carte con quel mascalzone,
anzi, ho perso del denaro con quel mascalzone, a casa di Andrew
West. E più di una volta».
«Ma... è "Mayte" questo? Non assomiglia affatto a "Mayte".»
«Però, ricordatelo bene, Josiah: non mi fidavo di lui fin dall'inizio. Aveva
i modi di un bolscevico russo, e la sua "fortuna" con le carte era troppo
smaccata. E oltretutto puzzava, di ambra grigia... come una stupida femmina.»
Forse punta sul vivo da quest'osservazione, anche se di solito Lenora
rimaneva in silenzio quando il marito si lanciava in una delle sue invettive,
la zia di Josiah disse tranquillamente: «Ma, Copplestone, ricordo che
dicevi di Axson Mayte che era un tipo molto vivace, "un vero uomo", e
bravissimo a imitare sia Woodrow Wilson sia Teddy Roosevelt».
Copplestone brontolò, bofonchiando una specie di assenso a denti stretti.
«È proprio vero, quell'uomo era spiritoso in modo crudele. Però io non ho mai riso.»
Lenora, china sul suo ricamo come se questo, e non la conversazione, attirasse
la sua più intensa concentrazione, disse: «E invece sì, Copplestone,
io credo che tu abbia riso... e in modo crudele, ho pensato allora. Perché
Woodrow Wilson si considerava un tuo amico, come lo è di tuo padre».
«Lui non è un amico di mio padre. È un parassita, che vuole il sostegno
di mio padre - il sostegno di tutti gli Slade.»
Josiah sentì che c'era tensione nell'aria del salotto, tra suo zio e sua zia;
desiderava disperatamente interrogare Copplestone su Axson Mayte, ma non sembrava il momento giusto.
E com'era umida e gelida Wheatsheaf quella sera, come un mausoleo.
Wheatsheaf, adesso abitata da estranei, è una delle case più vecchie e
regali di Bayard Lane, costruita originariamente nel 1769, con numerose
aggiunte nel corso dei decenni successivi. È un palazzo in sfarzoso stile
georgiano con una facciata "tenue" di mattoni rossi, soffitti alti, un grande
portico e strette persiane a incorniciare le molte finestre, all'angolo di
Bayard e la strada ora nota come Cleveland Lane. Per tutta l'infanzia di
Josiah, la casa dello zio, a meno di cinquecento metri da Crosswicks, era
sempre parsa al ragazzo un'abitazione più rilassata della propria, o quantomeno
Copplestone aveva conferito alla sua dimora un'aria di rustica levità,
non volendo competere col fratello maggiore Augustus come figlio
"serio" di Winslow Slade. (La famiglia di Josiah era sempre vissuta con
gli Slade più anziani, perché Crosswicks era una casa enorme, e poteva facilmente
ospitare un'altra famiglia.) Come il suo amico Andrew Fleming
West, Copplestone era ammirato in tutto il West End per la sua generosità,
ospitalità e senso dell'umorismo "virile"; anche se le conoscenze sociali
sapevano ben poco delle difficoltà del suo rapporto con il figlio, Todd, argomento
che Copplestone non era propenso a discutere con loro, né con altri, se è per questo.
Avvicinandosi alla casa, Josiah aveva udito un grido da una finestra
del primo piano e, alzando gli occhi, aveva visto suo cugino Todd che lo
chiamava a gesti; durante la sua conversazione con Copplestone e Lenora,
aveva udito delle grida simili dall'alto delle scale, ma sapeva che, se fosse
andato a cercare Todd, il giovane cugino si sarebbe nascosto: era questo il
tipo di umorismo del ragazzo, per il quale Josiah non aveva molta pazienza.
A quel tempo Copplestone aveva quarantasette anni, essendo nato nel
1858; tuttavia, dal momento che era calvo e prediligeva dei basettoni lunghi
fino al mento ed era pingue come il decano West, ne dimostrava dieci
di più. Copplestone aveva sempre avuto un atteggiamento sereno e rilassato
verso la vita, in quanto erede della fortuna degli Slade: perché mai
la gente si scervellasse con indovinelli sulla natura di Dio, e la divinità di
Cristo, e si chiedesse se Dio era nella o sopra la natura; perché gli innocenti
soffrivano, e i malvagi mietevano il raccolto... Copplestone non riusciva
a immaginarlo. «La differenza tra l'"eternità" e un boccale di birra è molto
semplice: io posso stringere le dita intorno al boccale, e bere, mentre
nel caso dell'"eternità"... dovrei aspettare un sacco di tempo prima che
la mia sete venga placata, se pensassi a trarre sostentamento da quella.»
Dato che la sua rendita era assicurata, Copplestone si era spesso abbandonato
a speculazioni azzardate: molti anni prima aveva collaborato
con Trillingham Bayard a finanziare una milizia privata, da far ingaggiare
ad aziende che avevano bisogno di protezione contro i picchetti degli
scioperanti e cose simili, come con la United Mine Workers di recente notorietà,
e l'assai pubblicizzato conflitto nella "Città della Seta" Paterson;
aveva perso la bella somma di duecentomila dollari finanziando il progetto
rivoluzionario dei mobili di cemento escogitato da Thomas Edison,
un progetto che, come ebbe a dire affabilmente Copplestone, «è affondato senza lasciare traccia».
Copplestone aveva investito anche nella zona turistica di Cape May-
Atlantic City ed era coinvolto nella corsa automobilistica di Cape May, la
Cape May Challenge Cup Race, scommettendo in modo assai prodigo,
ma non sempre saggio. Come classico esempio della sua abitudine di favorire
i perdenti in simili gare, Copplestone aveva finanziato una macchina
dell'officina sperimentale Henry Ford, di Greenfield, Michigan, in
una corsa sulle spiagge di sabbia di Cape May, col risultato che la Ford
perse malamente e il giovane inventore era così squattrinato che dovette
vendere la sua macchina da corsa a un rivale, a Cape May City, per potersi
comprare un biglietto ferroviario per il Michigan! Perché Copplestone,
con un repentino cambiamento d'umore, era così disgustato dalla
prestazione della macchina che si rifiutò di pagare per il ritorno a casa
dell'inventore. Ne aveva abbastanza di prodotti "nazionali americani":
«La prossima volta finanzierò l'Asso Francese, Chevrolet».
Lo zio di Josiah dalla faccia rubiconda era una persona molto socievole,
a differenza del fratello maggiore e del padre Winslow; la sua presenza
alle cene del West End assicurava una buona dose di giovialità. La sua
maestria nei racconti dialettali era di molto superiore a quella di Winslow
Slade, anche se entrambi gli uomini prediligevano l'accento "negro";
Copplestone aveva altresì un vasto repertorio di barzellette su "ebrei russi"
e "immigrati polacchi". Copplestone era anche un popolare membro
di club a Manhattan, sebbene lo sforzo di prendere il treno, o farsi portare
in macchina così lontano, non fosse allettante. In più di vent'anni di
matrimonio Copplestone non era mai stato men che fedele alla moglie,
almeno per quel che si sapeva a Princeton.
Copplestone si sentiva in dovere di punire il turbolento Todd di quando
in quando, ma stravedeva per la piccola Oriana, che era chiaramente
la sua preferita. Aveva sempre manifestato un grande affetto per sua nipote
Annabel, ed era affezionato anche a Josiah che, come spesso si rammaricava,
avrebbe dovuto essere suo figlio e non suo nipote; perché sarebbero
andati d'accordo, e a lui sarebbe dispiaciuto un po' meno che Todd fosse un idiota.
(Idiota? Copplestone parlava davvero in modo così sconsiderato del
proprio figlio? Temo di sì. E non sempre quando Todd non era a portata d'orecchio.)
La zia di Josiah, Lenora, nata Biddle, aveva la stessa età di Copplestone;
non era una bellezza, ma una donna "piacente" anche se un po' in carne,
e tuttavia di piccole proporzioni quando sedeva accanto al corpulento
marito. I suoi capelli non avevano acconciature memorabili e in ogni caso
erano quasi sempre coperti da un copricapo da mattina, o da pomeriggio,
o da una cuffietta o un cappello; si alzava ogni mattina di buon'ora,
e faceva sempre due bagni: la prima immersione era per insaponarsi e lavarsi,
la seconda per sciacquarsi. Andava in chiesa per le funzioni religiose
quasi ogni volta che tali funzioni erano disponibili, e leggeva sempre
la Bibbia prima di dormire; non aveva molta importanza per Lenora
quale libro della Bibbia leggesse, ma solo leggere qualche pagina, con la
stessa attenzione che si trattasse di Isaia, o Neemia, o Sofonia, o i Vangeli
o il libro della Genesi, perché solo pochi minuti dopo non ricordava cosa
aveva letto, salvo che era più calma e pronta per coricarsi. Ogni giorno
Lenora pregava anche che Todd tornasse a un comportamento da ragazzo
normale come quello che, le sembrava di ricordare, aveva quando era
più piccolo; al pari del marito, infatti, Lenora trovava difficile credere
che il figlio non scegliesse volutamente di comportarsi male, e che avrebbe
potuto imparare a leggere e scrivere se solo si fosse impegnato di più;
ma Lenora non rimproverava mai Todd, e si metteva a piangere quando
Copplestone decideva che era "ora di usare la cinghia".
Tra le sue molteplici attività, Lenora era particolarmente fiera della sua
posizione nella Società delle dame coloniali d'America per il New Jersey, e
del suo ruolo nella Società delle signore dell'Altare della Prima chiesa presbiteriana.
Ma Lenora era famosa nella comunità soprattutto come cuoca
eccellente, in particolare per la preparazione di dolci: le sue specialità erano
torte alla panna e crema, e crostate di svariati tipi, dalle mele cotogne
alle more di bosco. Si affermava che nel West End una signora non faceva
in tempo ad ammalarsi, che Lenora arrivava con un cestino graziosamente
decorato pieno di leccornie della sua cucina; era molto premurosa
con le invalide croniche della cittadina, a cui faceva visita ogni settimana.
«Ah, è Lenora Slade, di nuovo» diceva Adelaide Burr con una risatina
stridula, «così adesso so di essere malata e di avere poche probabilità di guarigione.»
Tuttavia c'era in Lenora una tendenza a criticare severamente comportamenti
che deviavano dal proprio e, alla presenza del nipote Josiah,
non potè fare a meno di affrontare l'argomento di Wilhelmina Burr della
quale, disse, non si era mai fidata del tutto, per via della sua influenza
"licenziosa" su Annabel, da quando le ragazze erano compagne di scuola
alle elementari. Wilhelmina era "troppo schietta", "capricciosa", "irrispettosa
con le persone più vecchie di lei"; vestiva in modo scandaloso, con
"calzoni alla turca" e "mutandoni senza gonnellino". E, cosa ancor più
allarmante, Wilhelmina aveva litigato con i genitori a proposito di vivere
a Manhattan, e frequentava lezioni d'arte nelle quali, si diceva, persone
di ambo i sessi posavano nude; Lenora aveva anche sentito dire, dagli
Stockton, che Wilhelmina adesso fumava sigarette occasionalmente. Era
risaputo, a Princeton, disse Lenora compunta, che questa giovane donna
aggressiva aveva "messo gli occhi" su un certo giovanotto di cui non avrebbe menzionato il nome.
«Hai ragione, zia Lenora: non dovresti menzionarlo.» Josiah era a un
tempo confuso e irritato; si sentì in colpa, nei confronti di Wilhelmina, che
intendeva contattare, ma sembrava non averne mai il tempo, o l'occasione.
«Altri lo fanno, sai. E con una certa frequenza, anche.»
«Sono sicuro che tutto quello che hai sentito dire non è altro che un pettegolezzo,
inventato per ferire i sentimenti più che per illuminare la verità.»
Questa fu la risposta compassata di Josiah, nella quale lui stesso sentì una vaga eco di suo nonno Winslow.
«Wilhelmina avrebbe potuto sapere, capisci... di Annabel.»
«Sapere cosa, di Annabel?»
«Avrebbe potuto sapere, o sospettare... qualcosa. Si è comportata in
modo molto strano, molto distaccato e colpevole, dopo... quel giorno.»
In quel momento le alte porte che si aprivano su una terrazza lastricata
sul retro del salotto si spalancarono, e Todd, che nessuno aveva visto
sgusciare fuori, rientrò, impetuosamente; canticchiando tra sé come
se fosse solo, e ignorando il cugino Josiah. Lenora s'irrigidì, quasi aspettando
di veder crollare il suo elegante tavolo da tè; ma poi parve non prestare
attenzione mentre il ragazzo dagli occhi luccicanti arraffava i sandwich
senza crosta e i pasticcini avanzati. Dopodiché Todd si scaraventò
sul divano accanto al padre che lo guardava in cagnesco, e si mise a masticare
rumorosamente, senza smettere di canticchiare Zip Coon e accarezzando
un'immensa pancia immaginaria, in una parodia di Copplestone.
Con espressione neutra, la postura ora rigida, Copplestone guardò fisso
davanti a sé, verso Josiah, ignorando la presenza invadente del figlio.
Quando Josiah salutò Todd, questi fece solo un vago cenno col capo, senza
degnare di un'occhiata il cugino, e continuò a mangiare.
È insopportabile. Ma lo è sempre stato. Tuttavia è mio cugino, egli voglio bene.
Josiah desiderò con tutto il cuore di aver lasciato Wheatsheaf qualche
minuto prima, evitando di imbattersi in Todd. Adesso temeva un improvviso
scoppio d'ira dello zio, e la possibilità che Copplestone "desse una lezione" a Todd.
Dall'escursione nella foresta di Crosswicks qualche mese prima, la pelle
di Todd si era notevolmente scurita per effetto del sole, perché il ragazzo
passava gran parte del suo tempo all'aperto e adesso, come diceva sua
sorella, assomigliava a un "pellerossa".
Aveva sempre avuto modi giocosi/selvaggi, ma ultimamente si comportava
come se i suoi abiti, o forse la sua pelle, lo irritassero. Chiaramente
era stato scosso dall'improvvisa scomparsa di Annabel, come pure dalla
reazione dei suoi parenti all'accaduto; era più chiassoso del solito, e allo
stesso tempo a volte più tranquillo: parlottava tra sé, poi cadeva in un mutismo
di pietra e in queste circostanze, con grande angoscia di sua madre
e rabbia di suo padre, sembrava sordo oltre che muto. (Josiah sapeva
che suo cugino non aveva pronunciato una frase coerente da quel sabato
mattina di giugno, anche se i suoi genitori non ne parlavano.) Il suo appetito
era diventato così stravagante, che mangiava alle ore più strane e
inaspettate, preferendo nutrirsi in cucina, con una certa preoccupazione
della cuoca. Sebbene gli fosse stato più volte proibito di allontanarsi da
Wheatsheaf non accompagnato, Todd spariva spesso per sconcertanti periodi
di tempo, come svanendo "nel nulla"; poi ricompariva, senza dare
spiegazioni. Più di una volta, i suoi genitori erano stati sul punto di avvertire
la polizia di Princeton, perché non si riusciva a trovare Todd da nessuna
parte; e sembrava non fosse neppure a Crosswicks, né in nessun'altra
casa dei dintorni, quando facevano delle chiamate preoccupate. I domestici
di Wheatsheaf, Crosswicks, e altre dimore parlavano di Todd come
di un demone; e c'erano molte cameriere anziane che, quando incontravano
Todd, facevano rapidi gesti nell'aria, come a segnalare un vecchio Hexenbanner tedesco.
La zia di Josiah, Lenora, stava cercando coraggiosamente di continuare a
parlare con lui, come se niente fosse, ma Josiah era distratto da una nuova
birichinata di Todd, che aveva riesumato un vecchio berretto di Josiah
che questi non vedeva da anni, e se l'era messo sui capelli cespugliosi a
un angolo sbarazzino. Quando Todd si alzò, salutando il cugino in modo
beffardo, Josiah gli disse bruscamente: «Adesso basta, Todd». Era ancora
abbastanza infantile a sua volta da strappare il berretto al giovane cugino,
a rischio di sovreccitarlo, ma Todd parve solo ferito, e rancoroso; e si
mise a fischiettare Zip Coon a una tonalità particolarmente acuta, che alla
fine fece alzare il padre dal divano, per afferrare quel buffone del figlio e
prenderlo a schiaffi e pugni sulla testa, sogghignando con rabbia: «Quante
volte te lo devo dire, Todd: non devi far star male tua madre».
Josiah intervenne all'istante, riuscendo a separare padre e figlio; ma buscandosi
uno o due colpi di Copplestone dritti in faccia; quanto a Todd,
era già stato ferito, infatti gli sanguinava il naso, e piangeva come un
neonato. Brontolando e ansimando come un mantice, Copplestone allungò
una mano dietro Josiah per acchiappare di nuovo Todd, e gli diede un
ultimo violento strattone, prima di girare sui tacchi e uscire dalla stanza come una furia.
Durante questi turbolenti secondi, Lenora era rimasta seduta dritta
come un fuso sulla sua sedia, a vigilare sul suo piccolo regno del servizio
da tè, e ora rimproverò dolcemente il figlio: «Hai visto, Todd, hai di nuovo
esasperato tuo padre. Dio abbia pietà di noi, se la sua ira non si placa».
Vieni per il tè, Josiah! Non ho novità: ma sento il bisogno di parlare con te di quello
che è accaduto e ha cambiato tutte le nostre vite.
Da giugno, Josiah aveva evitato Pembroke, che era la casa di famiglia
di Wilhelmina, in Campbelton Circle, nonostante i FitzRandolph lo avessero
invitato più volte a cena o a un tè, o semplicemente a "fare un salto"
da loro. E impensieriva Josiah che i pettegolezzi di Princeton congiurassero
a dire che la povera Wilhelmina era disperatamente innamorata di
lui. Josiah non ci credeva, né voleva crederci, perché era troppo
gentiluomo per desiderare di ferire qualcuno; tuttavia aveva troppo orgoglio
per considerare "Willy" Burr una compagna adatta per lui - perché lei e
Annabel erano state così amiche e così a lungo, che era arrivato a pensare a Willy come a una sorella.
Lei però aveva continuato a invitare Josiah, a spese, pensava il giovane,
del proprio orgoglio. E lui provava comprensione per lei, e voleva fare ammenda, così accettò.
Pembroke, una delle case più piccole e meno notevoli delle ampie magioni
del West End, fu rasa al suolo negli anni Quaranta del Novecento; a
quest'epoca era uno straordinario esemplare dello stile Tudor come veniva
generalmente copiato in America, con un portone di grande effetto, portato
da Londra e dotato di serrature e chiavistelli d'ottone originali; un atrio
dai soffitti alti e una scala a spirale che portava ai piani superiori; interni
piuttosto scuri, rivestiti di pannelli di noce. Ma sul retro, una deliziosa
veranda coperta, o salottino per la prima colazione dove Josiah fu condotto
dalla stessa Wilhelmina, che gli aveva aperto la porta quando aveva
suonato il campanello. In questa stanza, che era piena di angiosperme
lussureggianti e piccoli alberi da frutto, oltre a vasi egiziani che contenevano
grandi piume bellissime, sembrava che Willy stesse leggendo prima
del suo arrivo, su un comodo divano di rattan, perché proprio lì c'era un
sottile volume di poesie ancora aperto. Josiah chiese cos'era e Willy disse:
«Non ne sono sicura, Josiah! L'ho letto, e riletto, e ho delle sensazioni molto
vivide... ma non so proprio cosa pensare». Josiah prese in mano il libretto:
Poesie. L'autore non l'aveva mai sentito nominare: Emily Dickinson.
«Josiah! Siediti, ti prego. Quanto tempo!»
Wilhelmina parlò allegramente e senza traccia di rimprovero, solo con
la solita franca cordialità, e il sorriso con le fossette.
E sorprese Josiah offrendogli una sigaretta da un minuscolo astuccio
turco in marocchino che lui rifiutò, con la scusa che fumava solo di sera, e solo sigari.
«Allora spero non ti dispiacerà se io fumo. Perché trovo che mi calmi
i nervi.» Wilhelmina parlò tradendo una lieve ansietà, e si accese una sigaretta
con un minuscolo fiammifero dalla capocchia dorata. Josiah non
aveva mai visto nessuna donna del West End, di qualsivoglia età, fumare
una sigaretta, ed era affascinato da questo comportamento nuovo e inatteso dell'amica di sua sorella.
«Dimmi, Willy: anche Annabel fumava?»
«Annabel! Certo che no. Lo avresti saputo, altrimenti.»
Willy indossava abiti informali, a dire il vero proprio un paio di quei calzoni
turchi che la zia di Josiah deplorava e che sembravano pantaloni del
pigiama, ma sopra questi aveva una camicetta con collo alla marinara e un
elegante spolverino imbottito, o vestaglia da camera. In alto sul petto aveva
appuntato un orologio da signora. Le sue scarpe da giorno erano di pelle
scura e le calze di seta, vide Josiah quando le guardò per caso le caviglie.
Si mormorava di Wilhelmina Burr che non si curasse degli eccessi della
corsetteria tanto di moda, di conseguenza non poteva vantare una figura
da Gibson Girl; lungi dall'avere un vitino di vespa come le sue contemporanee
più alla moda, Willy appariva solida e robusta; una ragazza
sana, senza sotterfugi. Tuttavia, sembrava che quel giorno Willy avesse
passato più tempo del solito davanti allo specchio, perché i suoi folti capelli
scuri, spesso ribelli, erano raccolti in un impeccabile pompadour, e
appuntati con pettinini d'ambra e forcine. Era più per giocare a mettersi
in ghingheri che per affettazione femminile, che si era infilata un fazzoletto
di pizzo profumato nella V della camicetta alla marinara, e una piccola rosa tea nei capelli.
«Quest'abitudine di fumare ti è nuova, vero Willy? E chi ti ha dato quello stravagante portasigarette?»
Willy fece un sorriso evasivo, infilando l'astuccio in una tasca dei pantaloni turchi. «Una persona amica.»
«Una nuova amicizia?»
«Sì. Nuova. E nessuno di tua conoscenza.»
Dalla sua espressione Josiah fu indotto a credere che il dono fosse da
un ammiratore maschio. Provò una lievissima fitta di gelosia.
«Una nuova presenza a Princeton» mormorò Willy. «Un ospite di Drumthwacket.»
Ma Josiah, caparbio, non fece altre domande.
Sebbene Willy si fosse precipitata ad aprirgli la porta personalmente,
onde non provvedesse a farlo uno dei domestici, non ebbe scelta se non
permettere alla governante di portare il tè, perché quella signora sarebbe
stata scandalizzata se non lo avesse fatto, e avrebbe potuto informare
Mrs Burr. Ma Willy trasse un piacere visibile nel presiedere al servizio
del tè, subissando Josiah del solito tipo di vivande: sandwich al cetriolo
e crescione su pane bianco senza crosta, focaccine imburrate, e crostatine
di mela cotogna guarnite di panna. Forse fu per via del calore che emanava
dalla vecchia teiera d'argento, o per i fumi di vapore che si levavano dalla
sua tazza di tè di Ceylon, o per l'atmosfera subtropicale della veranda
stessa - sia come sia - Josiah iniziò ad avere molto caldo, e a provare una
gran voglia di aprirsi il rigido colletto inamidato della camicia.
Come se non avesse motivi pressanti per il suo invito a farle visita,
Wilhelmina parlò con voce animata degli ultimi successi di Broadway, The
Girl of the Golden West(1) di Mr Belasco, che non aveva ancora visto, ma desiderava
moltissimo vedere. (Stava forse suggerendo che lei e Josiah ci andassero
insieme?) E poi Willy parlò di altre storie di Princeton, con i suoi modi
amichevoli, franchi e aperti, finché Josiah, che iniziava a sentirsi impaziente,
la interruppe per chiederle se aveva saputo qualcosa - qualsiasi cosa - di
Annabel; e Willy, risentita, disse che naturalmente non aveva saputo niente
di nuovo: «Altrimenti te lo avrei detto immediatamente. Avrei chiamato».
Allora Josiah le chiese se riusciva a ricordare qualcosa che Annabel avrebbe
potuto dirle, per quanto irrilevante potesse sembrare, di "Axson Mayte".
Senza guardare Josiah negli occhi, Willy disse: «Penso sia per questo
che ti ho chiesto di passare, Josiah. Forse ho fatto un errore terribile...».
«Che tipo di errore?»
«Di quell'uomo, di cui non riesco nemmeno a pronunciare il nome,
Annabel non ha mai parlato, con me. Però io avevo avuto sue notizie,
come di una nuova presenza in città, accolta con favore da molti nostri
amici e vicini di casa, e amico del dottor Wilson; e mia madre si era messa in testa che dovevo conoscerlo.»
«Sì. L'ho saputo.»
«Ma Annabel non era presente, a quell'incontro imbarazzante... una
cena qui, con solo dieci commensali. A parole, Annabel diceva molto poco
del grande cambiamento che stava per verificarsi nella sua vita; ma con
azioni, gesti, sospiri, e improvvisi scoppi di riso nervoso, diceva molto.
Tanto che a me sembrava evidente, durante le nostre passeggiate e i momenti
tranquilli insieme, che Annabel era, se non infelice, allora chiaramente
non contenta, come avrebbe dovuto essere. Avevo pensato che fosse
preoccupata per il matrimonio con Dabney, che in realtà conosceva
appena, o forse per il matrimonio in sé - Annabel era così protetta, come
tu devi indubbiamente sapere. Certo che è strano: un uomo che si sposa
deve fingere di non avere nessuna "esperienza", mentre una donna che
si sposa non ha davvero alcuna "esperienza" - quantomeno nella nostra
classe sociale. E niente deve essere detto apertamente.»
Lentamente, Josiah disse: «Annabel a volte era fin troppo felice... alla
sua festa di fidanzamento, per esempio. Sembrava si fosse innamorata
dell'uniforme di Dabney, o di un'idea di lui, più che di lui. O forse si era
innamorata delle nostre fantasie di ciò che Annabel doveva essere, la sposa
più bella, la figlia più obbediente».
Willy spense con cura la sua sigaretta, che non aveva quasi fumato, in
una piccola ciotola d'argento.
«Josiah, penso di aver abbandonato Annabel. Sembrava volesse parlare
di qualcosa, un giorno che stavamo passeggiando nella foresta di
Crosswicks, ma io... io mi sentivo riluttante a pungolarla, o forse troppo
ignorante. Da allora me lo rimprovero ogni ora che passa.»
Josiah tacque, mentre Wilhelmina continuava: «Mi ha accennato che
"si era innamorata, ed era condannata" - "appartengo a un altro, in corpo
e in spirito, e nessuno può salvarmi" - e io ho cercato di convincermi
che si riferiva a Dabney Bayard, pur sapendo che non era possibile. Era
molto strano, ma Dabney sembrava non avere niente a che fare con l'agitazione di Annabel».
«E... cosa? Cos'è che hai scelto di non ascoltare?»
«Ho scelto di non capire.»
«Quand'è che Annabel te lo ha detto di preciso, te lo ricordi?»
«Parlava in modo molto emotivo, poco coerente. Disse: "Né Josiah né il
focoso tenente possono salvarmi", qualcosa del genere. Così capii, e avrei
dovuto saperlo, che Dabney non era l'oggetto della sua preoccupazione.»
«Povero tenente Bayard! Se potessi provare più simpatia per quell'uomo,
se non avesse deciso di diventare un nemico degli Slade.» Josiah era in
piedi, agitato. Aveva posato la sua tazza di tè in fretta e furia. «Se riuscissi
a mettere le mani su questo "Mayte", potrei vendicare sia Dabney sia
me stesso. Ma... dove sono fuggiti!»
Esitante, Willy disse: «Può darsi che Annabel temesse davvero Dabney,
temeva tutti voi. Non voleva deludere la propria famiglia, o quella di lui.
Potrebbe aver agito per disperazione, solo per sfuggire a tutto questo».
«"Sfuggire"... per andare dove?»
«Forse non poteva sapere cosa sarebbe successo. Se si fosse lasciata
"coinvolgere" da una relazione con quest'uomo, in segreto.»
«E tu non li hai mai visti insieme, o l'hai sentita parlare di lui?»
«L'ho detto a tutti quanti, Josiah: no, e no! Certo che no.»
«Annabel era per natura una ragazza molto timida. Non sapeva niente
- ne sono certo - di "rapporti coniugali"... e sono sicuro che nostra madre non ha dissipato la sua ignoranza.»
Willy, gli occhi fissi nella sua tazza di tè, non riuscì a rispondere. Josiah la vide arrossire. Disse:
«Dovrebbe esserci una sorta di "libero amore" - come dicono i rivoluzionari
- per quelli che hanno paura del matrimonio. O, meglio ancora,
un modo per una donna di vivere la propria vita senza nessuno dei due
- "libero amore" o "matrimonio" - ma solo come individuo, come potrebbe
vivere un uomo, non definito dal sesso opposto».
«Sì. È così.» Willy s'interruppe con aria pensosa, mordendosi il labbro
inferiore. «Ma Annabel non era pronta per una vita del genere, non più
di quanto lo sia io, a dire il vero. Anche se io sono più vicina a questa soluzione
di quanto avrebbe potuto essere Annabel. Per vivere liberamente,
come sostengono le suffragette, una donna deve essere autosufficiente,
economicamente. Deve avere un lavoro decoroso, e una rendita decorosa.
Né Annabel né io li abbiamo... non ancora.»
«Annabel è stata educata per sposarsi. Tu, invece, sei diversa, penso...
sei quasi di una generazione più nuova.»
«Come vorrei che fosse vero! Ma ci proverò.»
«La gente dice che vuoi vivere a New York. Dovresti andare, credo.
Princeton non fa per te, ormai.»
«C'è un'ipocrisia bigotta qui, vero? E tanta brava gente cristiana e gentile,
che amiamo e ci dispiacerebbe lasciare.»
«Be', Annabel se n'è andata. Ormai, penso che sarebbe potuta tornare, se avesse voluto.»
A bassa voce, Willy disse: «Se Annabel ha abbandonato la sua vita qui,
anche se ha fatto un errore, non dovrebbe esserle concessa la sua libertà?
Anche la libertà di essere resa infelice?».
«Ucciderei quel figlio di puttana, se rendesse infelice Annabel. Se riuscissi
a trovarlo e acchiapparlo.»
Un fragore nelle orecchie di Josiah, e una vampata di calore sul viso. Divenne
evidente a Josiah che lui e Wilhelmina erano soli insieme, in quella
stanza; non erano dunque liberi di fare quel che volevano, anche di essere
resi infelici? E che delizia, una simile libertà.
«Suppongo che siamo tutti egoisti, come io so di essere, Josiah. Io voglio
che Annabel ritorni da noi, dove sappiamo che è al sicuro.»
«Come potremmo crederci ancora... "al sicuro"!»
«O forse la verità è che Annabel non ha "scelto"... è stata vittima di
una specie di incantesimo, come l'ipnosi o il mesmerismo. Questo è quello
che pensa la maggior parte della gente, e anch'io preferirei pensarlo.»
«È quello che penso io; quello che preferisco pensare. E se riesco a trovare
quell'uomo, gliela farò pagare. Perché la situazione di mia sorella richiede
un salvataggio, e la vendetta, anche se lei non vuole.»
In preda all'emozione, come se non sapesse cosa stava facendo, Josiah
prese Willy per il gomito e la attirò a sé. E la baciò sulla bocca, a lungo.
Poi si staccò da lei, col cuore che gli batteva tanto forte che temette di svenire;
solo l'aria fresca poteva essere d'aiuto.
Baciata da Josiah Slade, Willy parve incapace di reagire; poi, quando
Josiah lasciò la stanza, lo seguì, osando prenderlo per il braccio. «Josiah!
Amico mio. Ti rivedrò?»
«Sì. Sì, certo. Mi rivedrai... molte volte. Addio!» balbettò Josiah, impaziente
di fuggire. Qualche minuto dopo, camminando a grandi passi su
Campbelton Road in direzione di Elm Road, di quel focoso scambio emotivo
riusciva a ricordare solo l'ammonimento: Non dovrebbe esserle concessa
la sua libertà? Anche la libertà di essere resa infelice?
...
.
...
Note.
1. Nel 1905 David Belasco mise in scena con grande successo The Girl of the Golden West che, come Madame Butterfly, fu ridotta per le scene operistiche da Giacomo Puccini (La fanciulla del West). [NdT]
Fine note.
...
.
...
"La creazione di Dio dal punto di vista dell'ipotesi evoluzionista".
...
.
...
Questo è il titolo avvincente del sermone di Winslow Slade, pronunciato
nella chiesa unitarista di Germantown appena fuori Philadelphia, il 19 ottobre
1905; l'ultima delle apparizioni pubbliche che il celebre ex ministro
avrebbe fatto in vita sua.
Per tutta la lunga, umida estate, Winslow Slade si era praticamente
isolato nella sua biblioteca a Crosswicks, in una paralisi di dolore e (forse)
di vergogna, in seguito alla perdita, così la chiamava, della sua adorata
Annabel. A differenza di Josiah, e della maggior parte degli Slade,
Winslow rifuggiva dal parlare della situazione; mostrava così poco entusiasmo
all'idea di trovare Annabel, riportarla a casa, "vendicare" il suo
onore, che si sarebbe detto che ormai la dava per persa - laddove la "perdita"
era irrevocabile, non più in mani umane.
Quando sua nuora Henrietta scoppiava in lacrime in sua presenza,
come la povera madre orbata faceva spesso, Winslow lasciava che fossero
altri a consolarla e, scusandosi piano, lasciava la stanza per tornare al
santuario della sua biblioteca.
In autunno Winslow si riscosse dal suo isolamento, fino a un certo punto,
per accettare un invito del colonnello Harvey a scrivere un saggio per
"Harper's" sul delicato argomento del "sermone popolare" sui temi del
giorno, e il pericolo che rappresentava per la stabilità di una fede più matura;
accettò inviti a tenere sermoni come ospite qua e là nel Jersey e, con
molto successo, alla Chiesa unitarista di Germantown in un ricco sobborgo
di Philadelphia, sulla "Creazione di Dio dal punto di vista dell'ipotesi
evoluzionista". Quante facce piene d'ammirazione, quante strette di mano
calorose e sincere!; reminiscenze dei molti anni del dottor Slade come ministro
presbiteriano, e rettore dell'università di Princeton, e governatore
del New Jersey - e molte altre cose, che Winslow Slade aveva quasi dimenticato
come fossero state le imprese di un altro uomo, a lui totalmente
estraneo. Se ci furono mormorii alle sue spalle sul terribile scandalo nella
sua famiglia, gli furono tenuti nascosti con tatto, e potrebbero aver provocato
una maggior simpatia per lui da parte dei suoi ospiti. Che uomo
buono, e santo! E che croce da portare, al tramonto della vita.
Per settimane Winslow aveva lavorato alla "Creazione di Dio": non
era mai stato il tipo di ministro che evita dibattiti intellettuali, o entra in
polemica con sfide scientifiche alla fede; per settimane aveva consultato
libri e riviste della sua biblioteca, e materiale nuovo, della Chancellor
Green Library, che aveva visitato con molto piacere, come fosse ancora
un giovane studioso pieno di curiosità. Aveva discusso il suo discorso
con il nipote Josiah che, tra tutti i suoi congiunti Slade, sembrava l'unico
ad avere una certa familiarità con ciò che i teologi cristiani chiamavano
"l'ipotesi evoluzionista". Ma le loro discussioni si erano dimostrate controverse
e scioccanti: Josiah sosteneva che l'interpretazione delle teorie di
Darwin che Winslow stava presentando era "così semplicistica da essere
sbagliata", e il fatto che fosse disposto anche solo a prendere in considerazione
la teoria, avanzata da molti teologi, che il Diavolo avesse sparpagliato
sulla terra falsi fossili per minare la fede nella creazione biblica,
era "assurdo". E, ancor più scioccante, Josiah insinuò che suo nonno non
capisse affatto i concetti di sopravvivenza del più forte e sopravvivenza
per selezione naturale che erano alla base della teoria darwinista: «È tutto
casuale, nonno. Non c'è nessuna "creazione"».
«Ma certo che c'è una "creazione", Josiah! Guarda il mondo: il mondo c'è.»
«Ma il mondo, tutti i mondi, sono "accidenti". Penso sia questo che intendeva dire Darwin.»
«Escludo che Darwin intendesse dire che non c'è alcun disegno. Senza un disegno, ci sarebbe il caos.»
«Senti, io penso che la teoria sia: dal "caos" nasce qualcosa che assomiglia
a un "disegno". Ma è tutto dovuto al caso.»
Winslow, di solito mite e cortese, anche con persone molto stupide, stava
iniziando a perdere la pazienza col suo arrogante nipote: «Ma Josiah, com'è possibile?».
«Cosa vuoi che ne sappia io, nonno? Non sono un biologo, un geologo,
o un genetista! Sto solo cercando di essere una persona razionale, in un mondo del tutto irrazionale.»
«Non è "razionale" pensare che il nostro mondo, l'umanità stessa, possa
essersi evoluta dal... dal nulla. È solo razionale concludere che, se c'è
una creazione, c'è un Creatore. Se trovi un complesso orologio svizzero abbandonato su una spiaggia...»
Josiah lo interruppe: «Ma non c'è nessuna "creazione", nonno. Tu sei intrappolato nel tuo vocabolario teistico».
Ormai arrabbiato, Winslow persistette: «... un orologio svizzero abbandonato
su una spiaggia, arriveresti alla conclusione che quell'orologio si è
"evoluto" da solo? Che non c'era nessun orologiaio, nessuna creazione?».
«Non è la stessa cosa, nonno. Uno è un fenomeno biologico, l'altro è
un'"invenzione". È un'argomentazione sciocca. È ovvio che c'è un inventore,
e un fabbricante, nel caso di un orologio! E un orologio non si riproduce.»
Ma Winslow sembrava non capire, tornando ostinatamente alla tesi
del suo sermone: «L'esistenza di un meccanismo così complesso conferma
un "Creatore"; e lo stesso vale per le nostre specie complesse, e il vasto mondo...».
«Nonno, no: data la varietà e i processi strabilianti del mondo, e tutto
quello che va orribilmente storto nel mondo, è più razionale ritenere che
non ci sia nessun "Creatore": è tutto un caso, e dobbiamo cercare di capirlo.»
«Mai! Non potrò mai credere che il mondo sia un "accidente" e non
una "creazione". E non ci crederà neppure la gente a cui parlerò, che ha
fede nei nostri insegnamenti.»
Winslow parlò con ardore e con rabbia. I suoi occhi, di solito affabili, brillavano
d'ira. Josiah non aveva mai visto suo nonno in uno stato simile e se
ne dispiacque immediatamente, perché qual era l'utilità di quella discussione?
La generazione più vecchia deve credere ciò che deve credere, pensò
Josiah. Le generazioni più giovani soppianteranno i loro predecessori, e proveranno
pietà per la loro ignoranza che essi erano fieri di chiamare "fede"(1).
Borbottando le sue scuse, Josiah si accomiatò e sgusciò fuori dallo studio del nonno.
Non avrebbero più discusso dell'argomento.
È intrappolato, come una farfalla in un vasetto. Fintantoché rimane ossigeno
nel vasetto, può sopravvivere. Ma non più a lungo.
Come a confutare le convinzioni di Josiah, e di quella che Winslow Slade
chiamava, nel suo sermone, la nuova generazione di quasi-razionalisti, la
congregazione di Germantown si dimostrò molto ricettiva alle sue idee,
e alla loro esposizione in una forma che gli ascoltatori più giovani, come
pure i meno colti, potevano capire; l'essenza del sermone era che "fede" e
"scienza" appartengono a sfere totalmente diverse, e non si sovrappongono,
neppure per condividere lo stesso vocabolario. Non ci furono applausi
nella bella chiesa antica, come ci sarebbero stati in una sala conferenze,
ma il ministro unitarista e i suoi accoliti furono enormemente soddisfatti
del sermone; e un gran numero di persone si fecero avanti per stringere
la mano a Winslow Slade, lodandolo per aver spiegato loro ciò in cui credevano,
come loro non avrebbero saputo fare.
Com'era bello, o avrebbe dovuto esserlo, crogiolarsi ancora una volta
in una simile adulazione pubblica! E nella grande causa di difendere la
fede cristiana contro l'ateismo. Ma Winslow si sentiva stanco, e lievemente
ansioso, come succede spesso alle persone anziane, quando sono lontane
da casa; così si scusò prima che l'elegante pranzo a casa di un parrocchiano
fosse terminato, dicendo di dover prendere il treno delle due del pomeriggio.
Nel viaggio di ritorno a Princeton, Winslow non riusciva a tenere gli
occhi aperti, e non fu in grado di concentrarsi sul libro appena uscito che
aveva sperato di leggere, La vita della ragione, di George Santayana, del
dipartimento di filosofia di Harvard. Risvegliatosi bruscamente da un
sonno leggero nel suo scompartimento privato sul treno, Winslow guardò
fuori dal finestrino e vide una creatura indistinta - un cavallo? un cervo?
- che correva e incespicava di fianco al veicolo in corsa; e poi, con suo
grande stupore, vide che la figura era umana, e spettrale. Santo cielo, era
Annabel! - la sua adorata nipote Annabel! - che correva a piedi nudi sul
terreno accidentato, le magre braccia nude penosamente tese verso di lui;
le lunghe trecce scompigliate dal vento, il viso bello e fanciullesco,
paurosamente contorto. Nonno! Aiutami! Non abbandonarmi! Intercedi per me con
il tuo Dio! - proprio mentre il treno sembrava acquistare velocità e allontanarsi;
e Annabel fu lasciata indietro, a incespicare disperatamente nell'erba
secca e ingarbugliata al di là delle rotaie.
Lo sferragliare del treno era così rumoroso, che nessuno sentì le grida
d'orrore e d'aiuto dell'anziano signore. Nessuno lo avrebbe scoperto,
crollato a terra nel suo scompartimento, con metà della faccia contorta in
un'espressione d'orrore, gli occhi rovesciati all'indietro, finché un controllore
non aprì la porta, alla stazione di Princeton.
...
.
...
Note.
1. Josiah Slade è preveggente qui, o ingenuo? Così incantato dalla sua preziosa teoria dell'evoluzione,
da immaginare un tipo di progresso analogo, di idee sempre più complesse, nella
sfera umana? Perché la fede non sarà mai soppiantata dalla ragione, non finché l'Homo
sapiens continua a esistere.
Fine note.
...
.
...
Gli amanti fantasma.
...
.
...
Il basso ventre è la causa per cui all'uomo non riesce tanto facile ritenersi un Dio.
Questo conciso aforisma di Nietzsche aveva un significato speciale per
Upton Sinclair quell'autunno: non perché, come altri milioni d'individui
poveri sul pianeta, patisse ogni giorno la fame; né, certamente, perché si
abbuffava di ricche vivande. La singolare condizione di Upton era la mancanza
di appetito, o, a volte, una vera e propria ripugnanza per il cibo; era
di rado "affamato" nel senso comune della parola e, dopo essersi costretto
a consumare un pasto, si contorceva spesso in silenziosa agonia come
se gli acidi del suo apparato digerente fossero in subbuglio.
Com'era misteriosa la sua situazione, e com'era ingiusto che proprio
lui dovesse soffrire in quel modo: proprio lui che aderiva religiosamente
ai dettami del vegetarianismo, evitando non solo la carne e il pollame,
ma anche il pesce; e si atteneva a un rigoroso ascetismo, lavorando fino a
quindici ore al giorno alla sua scrivania, e negandosi tutto eccetto un po'
di latte caldo scremato quando si sentiva debole. La teoria di Upton era
che il digiuno lo avrebbe spronato a sostanziosi banchetti di prosa, come
credeva avesse fatto con altri; Balzac non aveva sfacchinato alla sua scrivania
per trenta ore di fila? - e Upton Sinclair si considerava più puro,
più sano e più ascetico nelle sue abitudini di quanto lo fosse stato Balzac,
e dedito al proprio ideale in modo più altruistico.
Meta si preoccupava che Upton finisse per diventare "anemico" - o comunque
si ammalasse - ma il giovane autore replicava che c'erano bambini
di soli sei anni che sfacchinavano tutta la notte davanti a fornaci ardenti
nelle acciaierie di Allegheny; e il suo lavoro, in confronto al loro, era
davvero leggero. «Non voglio viziarmi, e diventare pigro» disse Upton «quando
la Rivoluzione avrà bisogno di tutta la forza che potremo fornirle.»
«Ma tu non sei "pigro", Upton: certo che no. E non mangi molto, per
la verità, e sei magrissimo.»
«Non altrettanto magro di altri!» ribatté Upton. (Però in segreto era un
po' preoccupato, per il fatto che non riusciva a mettere su peso, ma solo a
perderlo; e che, dopo aver mangiato i cibi più leggeri, come porridge senza
sale e senza zucchero, un unico uovo bollito, una scodella di latte caldo
in cui aveva inzuppato del pane, provava una sorta di dolore stoico e
silenzioso allo stomaco. Ed era terribilmente spiacente che, come conseguenza
dell'ascetismo che imponeva alla sua piccola famiglia, suo figlio
David avesse sviluppato il rachitismo, secondo la diagnosi di un medico
di Princeton dal viso severo.)
Meta non l'avrebbe mai perdonato per questo, temeva: per il gracile
sviluppo osseo del piccolo David.
Tuttavia era difficile per lei discutere con Upton, che come sempre si rifugiava
nel suo credo socialista. Era convinto che la condizione ulcerosa
del suo stomaco e l'ipersensibilità dei suoi nervi fossero semplici sintomi,
la cui causa era il capitalismo finanziario: la "possente fortezza dell'Avidità"
che lui e i suoi compagni socialisti scorgevano in ogni dove, negli
Stati Uniti del primo Novecento.
«In una società così malata» disse Upton a Meta «com'è possibile che
qualcuno sia sano?»
Ma quest'obiezione era troppo preziosa per gettarla via senza annotarla,
la notte stessa, sul suo diario.
In una società così malata, com'è possibile che un cittadino sia sano?
Nell'epoca relativamente meno stressante, prima del "tentato suicidio" di
Meta, la giovane coppia andava spesso a passeggiare la sera, con il piccolo
portato in spalla da Upton in una specie di zaino eschimese; dal momento
che la campagna era meno ospitale del villaggio di Princeton per
chi andava a spasso, con i terreni privati disseminati di cartelli di vietato
l'accesso ogni pochi metri, Upton e Meta camminavano in città, o nel
campus universitario di Princeton; un luogo così idilliaco, disse una sera
Upton, ma un tale baluardo del privilegio, che poteva farlo star male
fisicamente se si concedeva di indugiarvi. Allora, in fretta e furia, Meta lo
fece allontanare, puntando verso Alexander Road, dove, alla piccola stazione
ferroviaria di pietra, Upton fu indotto a parlare di tutto ciò che le
ferrovie "monopolistiche" avevano fatto ai cittadini americani; e a dire,
a lei e a chiunque fosse a portata d'orecchio, sul marciapiede del binario,
che sarebbe stato necessario ricorrere alla Rivoluzione armata, se la transizione
pacifica fosse fallita. Stringendo forte l'esile braccio di Meta, citò
uno dei suoi passaggi preferiti da Zarathustra: «"Ecco, il pallido delinquente
ha fatto il cenno: gli parla negli occhi un grande disprezzo. Il mio
io è qualcosa che deve essere superato: il mio Io è il grande disprezzo dell'uomo.
Questo dice il suo sguardo"».
Meta ascoltò con garbo, come faceva sempre; ma non sembrava riuscisse a capire.
«Nietzsche parla per indovinelli, Meta. Tuttavia, se hai la chiave, le sue
parole sono chiarissime. Io sono un pacifista, come sai: ma... che profezia!
Un giorno ci saranno sparatorie, e bombe, e fiamme guizzanti, e grida
per le strade, se gli adoratori di Mammona non ascolteranno i nostri
avvertimenti.»
«Sarà l'esercito degli Stati Uniti a sparare sui rivoluzionari, temo. O gli
agenti della Pinkerton, come hanno fatto agli scioperi.» Questo mormorò Meta, con voce timida.
Abituato a non far caso a sua moglie, se non perché gli serviva come
attenta ascoltatrice, Upton la condusse dal marciapiede al terrapieno di
ghiaia della ferrovia, perché non c'erano treni in arrivo, e poi sulle rotaie
dal cupo luccichio e sulle traversine di legno. Parlò del vecchio fascino che
la ferrovia aveva esercitato su di lui fin dall'infanzia: i vagoni del treno, le
locomotive a vapore, i mostri di ferro e acciaio e velocità con la loro aura
romantica; lo stesso romanticismo che lo spregevole J. P. Morgan e il suo
Railroad Trust cercavano di sfruttare in nome dell'avidità. Upton amava
davvero la ferrovia, confessò, col che intendeva il macchinario in sé, e la
meraviglia assoluta del congegno - l'orgoglio, il fantastico rumore, la felice
visione del denso fumo nero che curvava all'indietro; la "musica malinconica"
dei suoi richiami nella notte; il fischio, lo sferragliare delle ruote,
il rombo assordante, la meravigliosa O della caldaia della locomotiva.
«Quando io e Jack London ci incontreremo, e noi due dobbiamo incontrarci,
lo tempesterò di domande sulle sue corse clandestine sui treni merci,
perché so che ha fatto cose del genere. Gli chiederò se ha mai assistito a
un incidente ferroviario - sono terribili da vedere, dicono. È tutto collegato»
disse Upton pieno di entusiasmo «con la Nuova Fratellanza dell'Uomo,
non appena sarà strappata dalla Vecchia Tirannia. Come potrebbe
essere altrimenti, nella storia dialettica della lotta di classe? La vita è un
semplice processo evolutivo chiaramente definito, in cui i forti sopraffanno
i deboli, e a loro volta sono sopraffatti da quelli ancor più forti; e così intere
specie possono scomparire nell'estinzione. Il vecchio credo - che Dio
"creò" il cielo e la terra e tutto ciò che vi dimora - è stato pienamente confutato
da Darwin e Nietzsche e dai loro seguaci; adesso, noi guardiamo a
Marx, e Kropotkin, e Bakunin come ai nostri visionari... e a Jack London.»
Upton continuò a parlare del ruolo del "caso" nel processo dialettico; il
modo in cui, per esempio, il presidente McKinley era stato ucciso dall'assassino
Czolgosz, che involontariamente aveva funzionato da agente della
necessità storica, anche se il mondo lo aveva liquidato come un fanatico
anarchico pazzo. E con la morte improvvisa di McKinley, la nomina di
Roosevelt alla presidenza. «Da un "caso" del genere la storia viene cambiata
per sempre» disse Upton «e non può essere un caso che La giungla
esca adesso, durante l'amministrazione di Roosevelt. Perché è molto più
probabile che la noti Roosevelt, che non McKinley.»
Forse Meta sorrise tra sé all'idea del suo giovane marito, così poco accomodante,
invitato alla Casa Bianca a discutere della sua denuncia dei
mercati della carne di Chicago.
«L'artista non è forse rivoluzionario per natura?»
Meta ne convenne, sì.
Come non può esserci alcun progresso sociale senza genio, continuò
Upton, così non c'è genio senza progresso sociale. «Il pensiero è potere,
come credeva Victor Hugo; e Dio crea l'arte tramite l'uomo. Così Dio continua
ad aggiungere poeti di genio al mondo quando lo richiedono i bisogni
del progresso, e se la Rivoluzione porta violenza, anche una violenza mostruosa,
ebbene, allora il poeta dovrà essere al servizio della mostruosità.»
«Ma tu credi in Dio, Upton?» chiese Meta con delicatezza. «Pensavo
avessi detto che non dobbiamo crederci, non più.»
«È ovvio che non credo in "Dio" nel vecchio modo screditato» disse
Upton «ma come "Dio" in una sorta di storia dialettica. Anche se sono un
pacifista, così come sono vegetariano e astemio, devo dire che provo un
brivido d'eccitazione al pensiero di quale mostruosità potrebbe generare la
Rivoluzione. Una nuova specie di umanità, forse; una nuova moralità...
"Al di là del bene e del male", come ha detto Nietzsche.»
«Come la Rivoluzione francese?» disse Meta rabbrividendo. «La
ghigliottina... che orrore! E molti rivoluzionari sono stati decapitati con quello strumento.»
«Non come la Rivoluzione francese, Meta» disse Upton, con esasperata
pazienza. «È un tipo di Rivoluzione completamente nuovo, quello che
hanno progettato i nostri compagni socialisti. Comporterà il "crollo" della
borghesia - del capitalismo. Pensa a un incidente ferroviario - l'effetto
elettrizzante di un simile dramma - perché qui abbiamo l'immagine di
una delle forze più potenti costretta a un arresto improvviso; il virile moto
in avanti bloccato; la forza bruta ostacolata; le nubi di fumo nero della locomotiva
immobilizzate; i passeggeri compiaciuti nei loro vagoni letto di
prima classe con ogni genere di conforto, scaraventati fuori dai finestrini
in frantumi, spezzati nel corpo e nello spirito, e il loro sangue che cola
nella nuda terra. Che rimorso allora, quando sarà troppo tardi; che terrore
di fronte alla distruzione delle vanità! Il motore possente capovolto,
fiamme che si levano dal rogo, e nero fumo oleoso, urla e grida di panico,
facce maciullate, corpi simili a serpenti feriti, rane impalate, pio acciaio
corrugato come fosse cartone. Che potere ha il Railroad Trust, adesso?»
Upton stava parlando con tanta passione, che Meta dovette stringergli
il polso per calmarlo; perché alcune persone sul marciapiede stavano
ascoltando, molto incuriosite. E Upton tacque, imbarazzato. Di lì a pochi
secondi comparve sui binari il treno navetta a tre carrozze che i locali
chiamavano Dinky, il Piccoletto, che faceva la spola da Princeton Junction
al villaggio di Princeton, i briosi sbuffi di fumo sottile che si levavano in
aria. Upton Sinclair si affrettò ad arrancare fuori dai binari per salire sul
marciapiede, aiutando la moglie al suo fianco; sarebbe rimasto volentieri a
guardare la mezza dozzina di passeggeri che salivano sul trenino, con una
certa invidia, se Meta, stringendosi al corpo lo scialle di cotone, non avesse
mormorato: «Upton, per favore... voglio solo andare a casa, adesso».
La settimana seguente, Upton trovò la moglie seduta al loro spoglio tavolo
di cucina, a notte fonda; la canna del brutto revolver puntata alla tempia,
e il dito tremante premuto sul grilletto. (Upton non aveva mai sparato
con una pistola e non sapeva quanto si dovesse premere il grilletto;
la prospettiva lo avrebbe terrorizzato.) Svegliandosi aveva scoperto che
Meta era sgusciata fuori dal loro letto; aveva acceso una candela, per andare
a cercarla, evitando di chiamarla ad alta voce, per paura di svegliare
il piccolo David, e scatenare uno scoppio di gemiti spacca-orecchie.
Fu uno spettacolo infernale - vedere Meta in cucina, accanto a una lampada
a cherosene che ardeva fiacca. Ma ancor più angoscioso fu il fatto
che, nel consegnargli l'arma, Meta pianse lacrime amare dicendo che si
detestava per essere una cattiva madre, e per non avere il coraggio di fare
ciò che Dio le aveva sussurrato di fare.
«Dio non ti chiederebbe mai una cosa così crudele» protestò Upton
«neppure il Dio iroso del Vecchio Testamento.»
Per settimane, dopo l'episodio, Upton fu ossessionato dalle parole miserevoli
della moglie, e non riusciva a capire cosa avesse fatto per meritare
di sentirle. Non era forse stato un marito e un padre devoto, malgrado
le ristrettezze della loro condizione?
Possibile che sua moglie non si rendesse conto che lui l'amava, nonostante
la sua dedizione alla causa socialista? «A quanto pare, questo non
basta, per una donna.»
Nel suo diario annotò per i posteri:
Il rivoluzionario non deve sposarsi, non più del martire.
Un veleno si era infiltrato nel loro matrimonio, se non nelle loro anime,
dopo il loro arrivo a Princeton e l'"esperimento rurale" nella vecchia fattoria
in Rosedale Road: ma il giovane autore non riusciva a stabilire che veleno fosse.
Poteva essere un veleno del luogo? O, meno chiaramente, del tempo?
Perché quella parte del New Jersey era bellissima, e Princeton una cittadina
idilliaca priva della bruttezza della maggior parte delle città. Upton
aveva rimarcato, in lettere ai compagni socialisti, come qui, almeno in
pubblico, sembrasse non esserci "povera" gente; di sicuro nessun mendicante;
anche domestici e operai negri erano vestiti in modo rispettabile, e
vivevano in un rispettabile quartiere residenziale in fondo a Witherspoon
Street, che si sarebbe potuto scambiare per un quartiere "bianco". Tuttavia,
Upton aveva l'impressione che ci fosse un veleno che fluttuava libero
nell'aria... Mentre un tempo la sua giovane moglie stravedeva per lui
e per i suoi scritti, scoprendo dimostrazioni di genio anche nei suoi articoli
fatti con la mano sinistra per i giornali di New York, adesso mostrava
solo un interesse di circostanza e sembrava le importasse ben poco che
La giungla stesse esaurendo tutte le copie di "Appeal to Reason" su cui
appariva. («Visto che la rivista ti paga sempre lo stesso compenso, non
fa nessuna differenza se i suoi numeri sono "best seller". Noi continuiamo
a essere poveri» - così gli fece notare Meta con crudele accuratezza e
neanche l'ombra della partecipazione che un uomo potrebbe aspettarsi
da una moglie leale.) Era stata loro abitudine che Upton desse da leggere
alla moglie del materiale da studiare la sera, alla luce della lampada a
cherosene, in modo che potessero poi discutere i saggi insieme; ma, a poco
a poco, Meta perse interesse, e perse anche il materiale - incluso il pezzo
di Upton, "La base scientifica dell'utopia", che lo scrittore intendeva presentare
al primo incontro dell'Intercollegiate Socialist Society quell'estate.
Upton ebbe un pensiero terribile: possibile che sua moglie fosse innamorata di un altro uomo?
O, quantomeno, che vedesse un altro uomo in segreto?
Così si tormentava il marito infelice, chino sulla scrivania nel suo sacro
luogo di lavoro nella piccola capanna dietro la cascina.
Quell'autunno, dopo l'assassinio della ragazza Spangs a pochi chilometri
di distanza, e le voci di altri delitti "indicibili" nei dintorni, Meta
aveva preso ad avventurarsi in passeggiate solitarie, come a sfidare le circostanze;
più volte dichiarò che lei non era "paurosa" come altre donne;
perché per lei era cruciale allontanarsi dal piccolo David, quando poteva,
per stare da sola con i suoi pensieri senza pericolo di essere interrotta. In
questi momenti, la giovane donna tanto fragile mostrava un'energia notevole,
se non febbrile, e poteva percorrere grandi distanze: almeno tre chilometri
fino in paese, e ritorno; o nei boschi e nei campi dietro la fattoria,
una distanza incalcolabile. Camminava sulla Province Line Road, e sulla
Carter e Poe, nella zona del torrente Stony Brook e anche sulla Rosedale.
Per caso, Upton venne a sapere che si era spinta fino a Pretty Brook Road,
che correva parallela a Rosedale, sul lato opposto del torrente. A volte,
Meta osava camminare nella foresta di Crosswicks, sebbene il territorio
fosse disseminato di cartelli che vietavano l'accesso a chiunque; tornava
con le scarpe inzaccherate come se avesse camminato in un acquitrino. E
quando tornava da una passeggiata illecita, non avendo informato Upton
che usciva di casa, in genere era trafelata, scottata dal sole, con gli abiti
strappati dai rovi e i capelli arruffati. «Meta, dove sei stata?» le chiedeva
Upton, con disapprovazione; perché oltretutto aveva dovuto interrompere
il suo lavoro per occuparsi del bambino. E Meta diceva solo vagamente
che aveva fatto «una passeggiata... e perso la nozione del tempo».
Upton aveva nascosto il revolver. E anche i proiettili. Tuttavia, se Meta
avesse voluto farsi del male, come avrebbe potuto impedirglielo? - malgrado
la sincerità del suo amore, e la passione delle sue convinzioni morali, Upton si sapeva impotente.
La sensualità cresce spesso troppo in fretta perché l'amore riesca a stare al
passo. Allora la radice dell'amore rimane debole e facile da spezzare.
Upton aveva annotato questa osservazione di Friedrich Nietzsche nel
suo diario. Non era chiaro se poteva applicarsi a lui e Meta, ma c'era un'inquietante saggezza in essa.
All'inizio, quando i Sinclair avevano deciso di vivere in castità, come
"fratello e sorella", per evitare un'altra gravidanza, Meta era apparsa pallida,
nervosa, ansiosa e irritabile; ma stranamente, col passare del tempo,
iniziò a emanare un'aria di benessere e segretezza, e anche, pensava Upton, di sensualità.
(O se lo immaginava?)
C'erano le lunghe passeggiate inspiegabili, per le quali Meta non si degnava
neppure di scusarsi; c'erano occasioni in cui Meta dormiva saporitamente
ben dopo l'alba, come non aveva mai dormito in passato, con
un'aria di abbandono, di oblio; e una notevole riluttanza ad alzarsi e riprendere
i suoi doveri di donna di casa, anche quando il piccolo David
strillava chiedendo la sua attenzione.
Giocava meno col bambino. Se capitava che lei e Upton si toccassero, andassero
a sbattere l'uno contro l'altra nello spazio angusto di una stanza,
Meta si bloccava di colpo; cosa che Upton non trovava affatto lusinghiera.
Naturalmente, i Sinclair non dividevano più il letto; Meta aveva scelto
di dormire su una stretta brandina della stanza principale, assicurando a
Upton che non le dispiaceva affatto.
Quando l'autunno iniziava a scivolare nell'inverno, Upton divenne ancor
più consapevole dell'indefinita aria di benessere della moglie; l'ombra
di un sorriso sulle labbra, invece di un cipiglio, mentre preparava da mangiare,
o puliva la cucina dopo i pasti; il modo in cui guardava il proprio
riflesso, nell'unico specchio della casa, sopra un cassettone nella stanza
da letto, con un'espressione nostalgica, speranzosa e (a meno che Upton
non stesse immaginando anche questo) civettuola. Per natura, Upton non
era una persona sospettosa, tuttavia gli sembrava significativo che Meta
adesso passasse più di cinque minuti a spazzolarsi i capelli e, come una
ragazza piena di aspettative, si guardasse allo specchio da varie angolazioni,
e si acconciasse i capelli in stili insoliti, che Upton poteva solo concludere
fossero copiati da riviste patinate quali "Vanity Fair" che di sicuro
lei non trovava in casa sua.
Una volta, entrando inaspettatamente nella cascina dalla sua capanna,
aveva trovato Meta che si provava uno dei suoi vecchi corsetti che aveva
"ravvivato" con dei nastri di satin; un'altra volta, mentre frugava in un
cassetto, scoprì, nascosta dietro indumenti femminili, una spilla dall'aspetto
costoso che non aveva mai visto, di madreperla tempestata di piccole
pietre rosse. (Rubini?) Meta sostenne che era un regalo di sua nonna, ma
Upton era sospettoso: infatti come mai non l'aveva mai vista?
Meta disse evasivamente che era soltanto una "patacca" - che non aveva
mai indossato in sua presenza.
Una mattina verso la fine di ottobre, mentre Upton era seduto alla sua
scrivania, nella piccola capanna che affacciava su un campo di granturco
essiccato, si scoprì talmente distratto dai pensieri su Meta, da non riuscire
a lavorare; e rimase a lungo seduto con la testa fra le mani. Stava scrivendo
una lettera a un compagno nella grande città, ma il frusciare del vento
fra gli steli secchi del granturco sembrava sussurrargli qualcosa, anche
se non riusciva a distinguere le parole.
Fu in quel momento che Upton vide, a una certa distanza, ma pur sempre
dentro il confine (evidente) del campo di granturco, un cavallo e un
calesse che si muovevano senza fretta, sebbene lì non ci fosse una strada
o un sentiero, e nessun cavallo con calesse potesse attraversare un campo
di granturco scivolando via così, senza scossoni... Il calesse era molto
bello, anche se un po' antiquato; tuttavia, in quelle campagne, dove nessun
agricoltore possedeva un'automobile, non sembrava così fuori del comune
come sarebbe parso a Princeton.
Doveva trattarsi di un'illusione ottica, pensò Upton. O di un momento
di debolezza, dovuto al troppo lavoro. O forse il cavallo e il calesse stavano
passando su una strada, invisibile dalla capanna. Tornò alla lettera e si
costrinse a rileggerla: l'argomento generale era l'Intercollegiate Socialist
Society - organizzata all'inizio dell'anno allo scopo di neutralizzare gli
insegnamenti di professori americani nelle loro presentazioni ignoranti e
prevenute di Marx, Engels, Kropotkin, Feuerbach, Bakunin, e altri -, l'argomento
specifico l'auspicata elezione di Jack London alla presidenza di
detta associazione. Infatti Upton venerava London, lo considerava una
delle figure più fiere del socialismo: bello, audace, schietto, provocatorio,
e ampiamente riconosciuto come un genio per lo "spettacolare" successo
di best seller quali Il richiamo della foresta e Il lupo dei mari. Che pubblicità
eccellente avrebbe mietuto la Society se London fosse stato eletto, e
avesse accettato di ricoprire la carica! - la neonata organizzazione sarebbe
stata inondata di domande d'iscrizione.
Pertanto Upton stava affermando che la Society doveva eleggere London,
e non Eugene Debs; anche se Debs era un veterano della lotta socialista,
l'uomo aveva problemi innegabili (beveva troppo, era afflitto da complicazioni
coniugali, e da un carattere irascibile) e non poteva sperare di suscitare
un'attenzione generale sia da parte dei socialisti che dei "non credenti"
pari a quella del focoso London.
London non si era già distinto in numerosi confronti con i nemici del
socialismo? - non aveva parlato a folle ostili, e lanciato una campagna
ambiziosa, quand'anche malaccorta, per ottenere la carica di sindaco a
Oakland, California? Era insolente, ma sapeva parlare; "rude" eppure
"poetico"; un uomo apprezzato dagli uomini ma popolare con le donne,
incluse "signore" delle classi alte. Ispirato, Upton scrisse: "È stato un
pescatore di salmoni, un razziatore o meglio un 'pirata di ostriche', uno
scaricatore di porto, un marinaio. Ha battuto la nostra grande nazione in
lungo e in largo e la conosce a fondo; ha vissuto nell'orrore degli slum
di Whitechapel, ha fatto il cercatore d'oro nel Klondike. È stato picchiato
dalla polizia e messo in carcere".
(Anche se Upton non ne fece parola, London aveva buttato giù una generosa
fascetta per La giungla che sarebbe presto apparsa in edizione rilegata.
"Eccolo finalmente! Il libro che abbiamo tanto atteso! La capanna
dello zio Tom della schiavitù salariata! La giungla del compagno Sinclair!
E quello che La capanna dello zio Tom ha fatto per gli schiavi neri, La giungla
lo farà per gli schiavi bianchi di oggi... Sarà letto da ogni lavoratore. Aprirà
innumerevoli orecchie che sono state sorde al socialismo. Arerà il terreno
per il seme della nostra propaganda. Farà migliaia di proseliti alla
nostra causa. Compagni, dipende da voi!")
Upton si diede un gran daffare per difendere Jack London dai "pettegolezzi
volgari e ingannevoli" che circolavano a quel tempo su London e
la "seduttrice" Charmian; perché che importanza poteva avere per il socialismo
se London restava con la moglie o sceglieva di lasciarla? In ogni
caso, London aveva negato persino di conoscere l'esotica "Charmian" e
tanto bastava a Upton Sinclair per sostenerlo.
In quel momento, alzando gli occhi, vide, o gli parve di vedere, di
nuovo, l'apparizione del calesse trainato dal cavallo - e ora si stava dirigendo verso di lui.
«Sta venendo per me?»
Il veicolo sembrava abbastanza solido, trainato da un cavallo baio con
una macchia bianca a forma di stella sulla fronte; era più spazioso di un
comune calesse a due posti, di fatto era un landau, color perla o grigio
chiaro; il mantice nero era parzialmente abbassato e il rivestimento del
sedile era di panno bianchissimo ornato di frange. Lo guidava un gentiluomo,
facendo schioccare lievemente la frusta sul garrese del baio, e accanto
a lui sedeva una signora, la testa posata sulla sua spalla e un ventaglio
di seta aperto a proteggersi il viso dal sole.
Upton rimase a guardare sbalordito. E in quell'istante batté gli occhi e
se li strofinò, perché la visione era svanita di colpo, e il campo di granturco era di nuovo vuoto.
«Sto perdendo la testa?... io? Che sono sempre andato fiero della mia razionalità?»
Upton tornò ai suoi scritti più in fretta che poteva, anche se gli era difficile
impedire alla mente di fantasticare: forse che il landau aveva qualcosa
a che vedere con il veleno nell'atmosfera di Princeton? Un uomo era stato
arrestato e, a questo punto, probabilmente condannato per l'omicidio
Spangs; ma Upton non aveva fiducia nella polizia locale, non era sicuro
che avessero arrestato il vero assassino. E correva voce che ci fossero stati
altri atti di violenza e vandalismo nella contea. E sporadiche azioni
dimostrative degli incappucciati bianchi del Ku Klux Klan, che spuntavano di
notte, in enclave rurali del New Jersey, come letali piante di belladonna.
Lo fece rinsavire ricordare che, come insegnavano Marx e Engels, i
proletari non erano invariabilmente santi ma, in seguito al lavoro brutalizzante,
si trasformavano spesso in bruti. Ubriachezza, prostituzione, licenziosità
d'ogni tipo; furti, uccisioni involontarie, omicidi, "linciaggi"
- erano tutte conseguenze inevitabili del crimine capitalista contro la natura
umana. Perché il proletariato non dovrebbe rubare, o divenire brutale,
anche contro i propri fratelli e sorelle? Chi ha insegnato agli schiavi salariati a essere buoni?
Una volta, tornando da una delle sue camminate al di là dello Stony
Brook Creek, Meta aveva accettato un passaggio da un agricoltore delle
vicinanze sul suo rozzo carro trainato da un cavallo; Upton si era dispiaciuto
nel vedere la moglie in compagnia di un simile zotico. Come
socialista, era tenuto a identificarsi con tutti i lavoratori e le persone sfruttate;
tuttavia, come giovane colto e di buona famiglia, amante dell'arte e
desideroso di credere nella naturale bontà del genere umano, era francamente
sconvolto dal comportamento degenerato di alcune persone della
zona. Maltrattamenti di mogli e bambini, malattie veneree, ubriachezza,
pazzia vera e propria e crudeltà sfrenata erano tutte degenerazioni che
si potevano trovare nell'arco di pochi chilometri dalla proprietà in affitto
dei Sinclair. La più diffusa era la stupidità pura e semplice: infatti Upton
scoprì che pochi agricoltori sapevano come coltivare il terreno in modo
intelligente, o sembravano curarsene; le loro imprese più redditizie erano
la produzione illegale di acquavite di sidro (venduta di nascosto, si diceva,
ai più esclusivi eating club dell'università di Princeton) e la spudorata
prostituzione dei loro diritti di voto come cittadini maschi degli Stati
Uniti: questi voti venivano venduti, nella contea di Mercer, per due miseri
dollari! Né poteva mancare di stupire il giovane socialista che aveva
scritto con tanta passione della schiavitù salariata a Chicago, con particolare
indignazione per il lavoro minorile, scoprire che, proprio nel suo
cortile, per così dire, i bambini degli agricoltori del vicinato erano costretti
a lavorare fino a sedici ore al giorno nelle fattorie della loro famiglia; il
che era tanto più crudele in quanto le messi dei padri venivano seminate
a casaccio, e ogni lavoro agricolo comportava uno spreco di energia e
spirito umani. E, cosa ancor più disgustosa, quando il magro raccolto
veniva finalmente mietuto, era probabile che il padre "se lo bevesse" più in fretta che poteva.
Upton aveva appreso che gli unici coltivatori diretti efficienti nell'Hopewell
Valley sembravano essere quelli che avevano acquistato, grazie a
un'intelligenza superiore, a furbizia, connivenza, o semplice imbroglio,
fattorie di notevoli dimensioni, sopra i quaranta ettari; fattorie che, in un
certo senso, erano una replica delle fabbriche, nei mezzi di produzione
di massa e nell'impiego di manodopera a basso costo. Questi coltivatori,
sebbene amabili nella conversazione, cristiani timorati di Dio del ceppo
protestante, non avrebbero potuto prosperare tanto senza uno sfruttamento
sistematico e prolungato di altri esseri umani, inclusi i membri delle proprie
famiglie. L'America rurale non era un paradiso, anzi; la fattoria non era
un rifugio idilliaco, come sembravano pensare alcuni socialisti di città.
Upton era particolarmente addolorato dal fatto che anche gli agricoltori
poveri avessero un così scarso senso del cameratismo con altri simili
a loro, o in condizioni anche peggiori; lui e Meta erano rimasti scioccati
dai commenti scherzosi sui terribili linciaggi di Camden, qualche mese
prima, fatti dai loro vicini: «Se è questo che ci vuole per dargli una lezione, è solo colpa loro».
E: «Un negro deve imparare che non è mica un bianco e se è una negra, anche lei».
Allo stesso tempo, Upton desiderava credere che nel prossimo futuro
una cellula di socialisti avrebbe fondato una comunità socialista in una
zona rurale isolata come la contea di Mercer. C'era una contraddizione?
Cosa bisognava credere? Come Upton scrisse con foga nel suo diario:
Noi dobbiamo, come il profeta Zarathustra, sconfiggere la nostra debolezza, per poter diventare Obermenschen.
Tuttavia, mezz'ora dopo, alzando gli occhi dalla sua scrivania, Upton vide
uno spettacolo strabiliante fuori dalla sua finestra: anzi, uno spettacolo osceno,
a neppure trenta metri dalla capanna, sul bordo del campo di granturco.
Il signore e la signora del landau erano scesi dal veicolo e, credendosi
soli e inosservati lì in mezzo alla campagna, si stavano abbracciando in
modo molto intimo e appassionato. Upton si strofinò gli occhi: era Meta la donna?
«No, non può essere!»
L'uomo aveva un'aria tracotante, da mascalzone, un corpo solido e una
carnagione rubizza; per la gita in campagna indossava abiti "sportivi",
e un berretto da velista. A giudicare dal taglio elegante degli abiti, la sua
classe era quella degli sfruttatori capitalisti; e a giudicare dall'intenso rossore
della pelle, non poteva essere altro che un carnivoro.
Nel suo sgomento, Upton trovò difficile distinguere i lineamenti della
donna mentre, fingendo di protestare contro l'insolenza del suo compagno,
si dimenava, scuoteva la testa, lo colpiva con pugni leggeri e scherzosi,
cercava di prenderlo a calci, e rideva sguaiatamente, mentre il suo
spasimante la stringeva in un abbraccio lascivo; il ventaglio di seta era stato
lasciato cadere a terra. La giovane donna indossava un elegante abito
di seta a righe, molto aderente, ora in parte slacciato; i capelli biondo-rossi,
raccolti in cima alla testa in una pettinatura alla Gibson Girl, si erano
sciolti nella lotta amorosa. Upton non aveva mai visto il vestito a righe,
ne era certo, né aveva mai notato una pettinatura così elaborata nella moglie;
tuttavia non c'erano dubbi sul profilo scozzese e sbarazzino di Meta,
o sul suono fanciullesco della sua risata.
«Smettila! Devi smetterla! Meta!»
Upton lasciò cadere carta e penna e corse fuori.
Ma, ancora una volta: dov'erano finiti gli amanti?
Né c'era alcuna traccia del landau color perla, e del cavallo baio con la
stella bianca sulla fronte.
«Meta, dove sei? Perché ti nascondi? Rispondimi.»
Eppure sembrava che il campo di granturco fosse vuoto, come prima.
Solo i gambi essiccati delle piante si muovevano, in un sussurro continuo,
beffardo. In preda a una momentanea follia, Upton corse nel fienile,
a prendere il revolver che aveva nascosto su un ripiano alto al riparo
di un telone; poi tornò nella capanna, dove, sotto un'asse del pavimento,
aveva nascosto i proiettili. Con mani tremanti infilò a forza i proiettili
nel caricatore, senza sapere se erano nella direzione giusta, perché non
aveva idea di come si caricasse una pistola. Una grande arteria gli pulsava
sulla fronte mentre correva fuori, agitando l'arma: «Vi ho visti! Adesso
so! Vi ucciderò entrambi!».
Sebbene non ci fosse nessuno in vista, puntò l'arma a casaccio e premette
il grilletto. Un terribile crac! assordante per poco non gli ruppe i timpani.
Ma, ormai sopraffatto dal furore, Upton premette ancora il grilletto, e
poi ancora e ancora. Dove fossero volati i proiettili, fra gli steli ondeggianti
di granturco, non aveva idea. Però non ci furono grida, nessun segno di
qualcuno nascosto nel campo: «Dove siete! Diavoli! Adulteri! Come osate
prendervi gioco di me!».
A questo non ci fu risposta. Solo il secco mormorio beffardo degli steli
di granturco; e, quando Upton finalmente recuperò l'udito, il debole pianto
di un bambino abbandonato nella cascina.
Perché invero non c'era nessuno nel campo, e non c'era mai stato, apparentemente.
Dopo essere corso dal figlio, per legarlo nello zaino scomodo,
che non aveva ancora regolato bene, Upton tornò di corsa nel campo,
per guardare meglio, facendosi strada in mezzo a filari di gambi spezzati.
Nel campo, scoprì resti scheletrici di... qualcosa. Qualche piccola creatura,
conigli forse. Ciuffi di pelo grigiastro, o penne - la preda divorata di un gufo?
In fondo al campo scoprì un grosso mucchio di sterco di cavallo, ma
non riuscì a stabilire in modo soddisfacente se gli escrementi erano freschi, o di un paio di giorni.
"E nessun altro indizio, maledizione!"
Qualche ora dopo, verso l'imbrunire, Meta tornò.
In una scialba gonna di cotone a motivi floreali sbiaditi, che sembrava
ricavata da un sacco di sementi, la cuffietta sbilenca e le scarpe coperte
di polvere, gli abiti disseminati di spine di cardo, Meta si avvicinava alla
casa senza fretta, e per niente spaventata, anzi, come una giovane donna
immersa in un sogno. Attraverso la finestra della cucina, Upton la osservò,
ancora sconvolto, e con il mal di testa adesso, e un nauseante senso di malessere in tutto il corpo.
«Meta! Dove diavolo sei stata?»
C'era una familiarità in questa domanda, che acuì il senso di malessere in Upton.
Meta protestò: non gli aveva detto che stava "andando a fare una passeggiata"?
- era sicura di sì.
«Sono stata via solo un'ora, o poco più.»
Un'ora! Ma Upton si morse la lingua, non volendo litigare. Tornò al tavolo
dove Meta avrebbe visto, mentre entrava, sbadigliando, togliendosi
la cuffietta, lasciando ricadere i capelli scarmigliati sulle spalle, che lui
aveva pulito il revolver: oliandone i pezzi in modo maldestro, con le dita sporche di grasso.
Upton non dubitava che il suo viso scarno, ben rasato e violentemente
indignato fosse velato di malinconia, o che i suoi occhi infossati fossero
umidi. Accanto a lui la lampada a cherosene emanava un debole bagliore tremolante.
Vedendo il revolver, Meta sbarrò gli occhi per un momento; poi, con
noncuranza, chiese come mai l'arma era di nuovo "ammessa" in casa, dato che Upton l'aveva proibito.
«Gli omicidi nel New Jersey sono per lo più irrisolti. Non dovrebbe sorprenderci se ce ne saranno altri.»
«Omicidi? Ce n'è stato più d'uno?»
«Penso di sì. Molti di più.»
Meta rabbrividì, scuotendo i capelli e togliendo qualche barba di granturco che era rimasta impigliata.
...
.
...
Il Quaderno a Venature Turchesi.
...
.
...
Disgusto! E sgomento.
È questo che provo, per dirla tutta, mentre affronto uno degli episodi
più penosi di questa storia, l'argomento del capitolo che segue, intitolato
"Il Regno della Palude".
Si tratta della "confessione" di Annabel Slade. È un documento molto
inquietante e, per certi rispetti, osceno, che ho scelto di presentare senza
censure o distorsioni, a differenza degli storici che mi hanno preceduto:
è stato riportato quasi alla lettera da un quaderno indicato (da me) come
il "Quaderno a Venature Turchesi".
Gli storici devono basarsi sulle fonti. Gli storici non "inventano" le fonti.
Tuttavia equivale a un'invenzione, vale a dire a una bugia, anche omettere
o distorcere le fonti, al fine di proteggere "persone innocenti".
Il fatto è che i miei storiografi-rivali hanno trattato la confessione di
Annabel Slade in modo assai poco professionale. Sono stati fuorvianti,
confusionari e pavidi; non sono stati onesti, e neppure professionali. (È
una bella ironia che io, uno storico "dilettante", accusi questi altri di condotta
poco professionale; ma così è.)
Lo ammetto, l'argomento è sconcertante, se non francamente disgustoso.
E la sua esatta autenticità non può essere garantita.
(D'altro canto, quale episodio del passato può essere verificato con esattezza,
anche se ne siamo stati testimoni oculari?)
Sia come sia, lo storico Q. T. Hollinger non ha scusanti per aver relegato
la "storia non confermata di una nascita 'bestiale'" a una nota a piè
di pagina in L'enigma irrisolto della maledizione di Crosswicks: un'inchiesta
inedita (1949), e parafrasato il racconto di Annabel in modo così vago da
non permetterci di assaporare il gusto poetico del suo linguaggio estremamente
raffinato. Quanto al lavoro di Hiram Tite, Il mistero irrisolto
dell"'Orrore di Crosswicks”, questo studio sensazionalista isola l'umiliazione
finale e la morte (apparente) di Annabel Slade in un capitolo separato,
tuttavia ne tratta in modo così trascurato nei dettagli, da suggerire al lettore
scettico che si tratti solo di voci o pettegolezzi, o di quella categoria
di scempiaggini liquidate come superstizioni da donnicciole. I vampiri assassini
della vecchia Princeton, di autore anonimo, è troppo spregevole per
giustificare un commento serio; e poco di più si può dire di Croft-Crooke,
con le sue straordinarie credenziali accademiche (B. A. - Bachelor of Arts
- a Harvard, M. A. - laurea in lettere - a Yale, preside di lunga data della
Lawrenceville School), o di Miss Helena Worthing con le sue (B.A. alla
Barnard, M. A. alla Columbia). La cosa più irritante per me sono i numerosi
articoli scritti in modo palesemente frettoloso per i giornali del New
Jersey, che confondono il tragico destino di Annabel con il presunto destino
delle vittime del "Diavolo del Jersey". (Questa creatura quasi-mitica
imperversò nel gennaio del 1909, quando furono riportate notizie di aborti,
bambini nati morti, e altre anormalità tra le donne, inclusa una nascita
mostruosa da una giovane donna nelle Pine Barrens - eventi improbabili
e non verificati che non rientrano affatto nella mia cronaca basata sui fatti.)
La mia fonte d'informazione primaria per questa sezione della cronaca
è un diario di venti centimetri per trenta con una copertina a venature
turchesi, sul quale sembra che Josiah Slade abbia scritto qualcosa dopo il
Capodanno del 1906, al capezzale della sorella Annabel; anche se non era
in codice, come il diario di Adelaide Burr, il testo è stato difficile da trascrivere
perché era stato chiaramente buttato giù in fretta e furia, e con
un carico d'angoscia che ha dato origine a numerose disgiunzioni, modi
di dire confusi, brusche interruzioni e proposizioni ellittiche. E il lettore
noterà il finale inaspettato - quando, si crede, Annabel Slade iniziò il travaglio,
con una sequenza di potenti contrazioni, che sarebbero continuate
per venti ore strazianti. Sul risguardo del diario c'è la scritta toccante, nella
calligrafia di Josiah: Che Dio mi conceda la forza di essere all'altezza di tutto ciò che mia sorella rivelerà.
Dal momento che questo è un capitolo che i lettori vorranno solo sfogliare,
o saltare del tutto, poiché tratta del mestiere dello storico, ed è altrettanto
interessante di quanto potrebbe esserlo, per chi ammiri gli attori dello
schermo, un racconto dei retroscena della produzione cinematografica,
penso sia assennato a questo punto enumerare alcuni dei miei preziosi
materiali di ricerca che non sono reperibili, e nemmeno vi si accenna, nella
maggior parte delle biblioteche, collezioni speciali, archivi storici ecc., che
contengono informazioni pertinenti all'argomento. Il Quaderno a Venature
Turchesi è uno dei più preziosi, ovviamente; e sebbene scritto di proprio
pugno da Josiah, è tenuto separato dal coacervo di lettere, appunti,
articoli di giornale, e altre reliquie importanti per Josiah, che compaiono
tra le pagine del Quaderno in Marocchino Beige - il diario di Josiah per
gli anni 1901-1906. (Com'è tipico di un giovane diarista maschio, Josiah
non registrava fedelmente ogni giorno della sua vita ma lasciava passare
lunghi periodi senza scrivere una parola. E ci sono pagine strappate malamente.)
Inoltre, come il lettore già sa, ho attinto pesantemente al Quaderno
in Pelle di Vitello Cremisi di Adelaide Burr - ormai così sbiadito e
malandato che sembra un documento davvero malinconico, a dispetto della
scrittura vivace e "impertinente" di quell'inveterata invalida; e mi sono
basato anche sul diario in più volumi di Mrs Johanna van Dyck, noto agli
storici come il Libro d'Avorio, poiché fa parte della Collezione speciale
di Princeton, ed è stato consultato da molti storici. (Questi storici tuttavia
non sanno che Johanna van Dyck teneva un altro diario, segreto, che
ho chiamato il Quaderno Screziato di Nero. È un diario di piccole dimensioni
di una sessantina di pagine, con molte annotazioni senza data, e non
troppo coerente, perché, e ciò avvenne davvero, Johanna van Dyck partorì
- prematuro - un maschietto nel febbraio del 1906, più o meno all'epoca
del parto di Annabel; e in quel periodo suo marito Pearce, di solito
molto devoto, a quanto pare soffrì di una variante del malessere di Princeton,
con disgraziate conseguenze che non intendo commentare.) Molto
soddisfacente è stato il Quaderno Screziato di Marrone di Wilhelmina
Burr, che è pieno zeppo di appunti, documenti personali, ritagli di giornale,
lettere d'amore (?) di individui non meglio identificati, fotografie, e
persino ricevute di negozi, oltre alle annotazioni del diario osservate minuziosamente;
ancor più disordinata e straripante la Scatola di Legno di
Sandalo, in cui conservo vario materiale di Woodrow Wilson che è giunto
fortunosamente in mio possesso; e la Scatola di Broccato Rosa, in cui
è riposto materiale che riguarda i Grover Cleveland. Ho anche a disposizione
il Quaderno a Venature Arancioni che un tempo fu il diario di Mrs
Henrietta Slade, ma è deludente nei suoi dettagli, e di poca utilità per lo
storico. E il Quaderno del Giglio Araldico di Mrs Amanda FitzRandolph,
i cui racconti confusi e allucinatori sul figlio neonato "posseduto" sono a
un tempo scioccanti e discutibili, e di scarsa utilità pratica.
Preziosissima, e tenuta sotto chiave qui nel mio studio, è la Scatola
d'Ebano Laccato in cui sono conservati materiali relativi a Winslow Slade;
però ho dei dubbi anche su questo materiale, e talvolta mi sveglio di notte
chiedendomi se non dovrei distruggerlo immediatamente. Sono documenti
d'inestimabile valore per me, che gettano luce, e molto di più, su
questi eventi di tanto tempo fa; ma se sia sensato, da parte mia, introdurre
nella mia cronaca certi fatti, che confutano il materiale della Collezione
speciale di Princeton relativo al dottor Slade, e non possono essere verificati,
e non mancheranno di creare scompiglio, è un problema etico difficile da risolvere.
Il maledetto, infatti, intende essere un'opera d'indagine complessa e conforme
alla morale, e non un rimaneggiamento "sensazionalista" di un vecchio
scandalo spaventoso che è molto meglio lasciar marcire nella tomba!
Quanto al documento generalmente noto come "La Confessione di Annabel
Slade" - o, come io preferisco chiamarlo, "Il Regno della Palude" - Josiah
non lo contrassegnò con una data precisa ma, dal momento che Annabel
(senza dubbio) tornò a Crosswicks nella seconda settimana del dicembre
1905, e che il suo isolamento e le (indicibili) conseguenze si verificarono
nel giro di quindici giorni, è ragionevole supporre che Josiah abbia trascritto
il racconto delirante della sorella in un periodo tra il 12 dicembre
e il giorno di Natale. È possibile che l'intera confessione sia stata fatta nel
corso di un unico lasso di tempo prolungato, perché la voce di Annabel
sembra esitare, e indebolirsi, e poi a sprazzi riprende forza, con i ritmi di
un'anima umana che si denuda completamente; in seguito non fu fatta alcuna
revisione né da Josiah né da Annabel, e lo si capisce dal documento.
Da quel che sono riuscito a scoprire, confrontando i diari, nessuno, eccetto
la madre di Annabel, il nonno Winslow e, naturalmente, il fratello,era presente nella camera da letto di Annabel in quella circostanza.
(Il padre di Annabel, Augustus, a quanto si diceva, non sopportava di
guardare in faccia la figlia; il cugino Todd, letteralmente "sotto chiave"
a Wheatsheaf, faceva il diavolo a quattro per vederla, ma gli fu proibito;
e anche a Wilhelmina, che a sua volta avrebbe voluto far visita ad Annabel,
e che forse Annabel avrebbe visto volentieri, fu proibito vederla, da
un secco divieto dei genitori di Annabel.)
Ci furono visite dell'attonito dottor Boudinot, ma o quel gentiluomo
era vincolato da un giuramento di segretezza, che non ebbe a violare, oppure
i suoi resoconti del parto mostruoso sono andati persi.
...
.
...
Il Regno della Palude.
...
.
...
Veloci, sempre più veloci, i cavalli galoppavano sulla vecchia King's Highway
schiumando dalla bocca e sbuffando - la nostra carrozza ondeggiava pericolosamente da una parte all'altra...
Con voce così flebile, incerta e balbettante parlava Annabel, che per
Josiah era molto difficile sentirla, e trascrivere ciò che diceva.
Povera Annabel! Tornata in disgrazia, e fisicamente sofferente, nella
stanza della sua infanzia alla Canonica di Crosswicks.
In preda alla febbre... al delirio, la parte inferiore del corpo grottescamente ingrossata dalla gravidanza.
Con Annabel c'erano anche la madre Henrietta, in uno stato di grande
ansietà, e il nonno Winslow Slade, ripresosi solo parzialmente da un
ictus di parecchi mesi prima, che gli aveva paralizzato il lato sinistro della
faccia, e gli faceva socchiudere l'occhio la cui vista era ormai ridotta al
minimo. E anche la facoltà di parlare del vecchio era rallentata, come se
ogni parola uscisse per conto suo, come una pietra fatta rotolare a fatica,
e indipendente dalle parole che la precedevano e la seguivano. E fu proprio
come Winslow Slade aveva visto in anticipo, dal finestrino del vagone
ferroviario: sua nipote sarebbe tornata a casa, da sola, e per di più a
piedi; sfinita e spezzata, al di là dell'isteria; in una notte di dicembre particolarmente
fredda e nevosa - scacciata dal suo amante.
Questa scena si svolge al tremolante lume di candela, senza elettricità.
(Anche se la casa degli Slade era dotata di elettricità nel 1905.) La stanza
di Annabel non aveva subito alcun cambiamento dai tempi della sua infanzia.
Era arredata con molta grazia in uno stile vittoriano "femminile"
con carta da parati francese a gigli araldici rosa, un delizioso lampadario
di cristallo irlandese, mobili laccati di bianco e un piccolo scrittoio di
ciliegio affacciato sul roseto, ora secco in inverno. C'era un caminetto di
marmo, giallo Siena, usato di rado; sopra questo, uno specchio che assomigliava
a un laghetto silvestre, che tremolava al lume di candela, tra le
ombre. Alle molte finestre alte e strette c'erano tende di cinz e damasco a
colori vivaci, adesso smorzati e indistinti. Il giaciglio infantile di Annabel
era un bellissimo letto "a barca" del diciottesimo secolo che era passato
di mano in mano nella famiglia, con un baldacchino di seta bianca, e lenzuola
e piumini bianchi; era bizzarro vedere, in un letto singolo da fanciulla,
una giovane donna all'ultimo stadio di gravidanza, che stringeva
con dita disperate una trapunta bianca immacolata.
Il dottor Boudinot era stato chiamato d'urgenza, ed era stato allontanato
di nuovo. Perché Annabel desiderava parlare apertamente con il fratello,
la madre, e il nonno, e si sarebbe sentita ostacolata dalla presenza di un estraneo.
(Al posto suo, la governante di lunga data degli Slade, Cassandra, una
levatrice esperta, avrebbe aiutato con il parto. Ma Cassandra era da basso
in quel momento, in attesa di essere chiamata.)
(I lettori dovrebbero essere avvertiti: i vari resoconti in prima persona e
da "testimone oculare" della nascita dell'odiosa prole di Axson Mayte che
sono stati riportati in cronache precedenti da Hollinger, Tite, Worthing,
"Anonimo", et al., sono del tutto falsi e inattendibili. Cassandra, che adorava
la nipote del suo padrone, non rivelò mai cosa aveva visto, o anche
solo di aver assistito al parto, anche se molti l'avrebbero interrogata, alcuni
con parecchia insistenza, per anni. Tutto ciò che si sa di questo episodio
lo si deve alla trascrizione di Josiah sul Quaderno a Venature Turchesi, che è in mio possesso.)
Dovrebbe essere nominato anche un altro oggetto, per "inquadrare" la
scena: un ritratto a pastello (a opera di Winslow Homer, una conoscenza
amichevole degli Slade) della piccola Annabel, intorno agli undici anni,
con un berretto alla marinara ornato da nastri e un sorriso dolcemente timido,
appeso alla parete accanto al letto a baldacchino; un'immagine di
fiduciosa innocenza infantile, in penoso contrasto con la giovane donna
in quello stesso letto, i lineamenti delicati stravolti dall'umiliazione e dal dolore.
... Il vento mi tirava per i capelli e mi strappava il velo nuziale dalla testa -facendomi
lacrimare gli occhi - anche se (non ancora!) con lacrime di pentimento
e di vergogna. Mi ami al di sopra di tutti gli uomini, cara Annabel sussurrò
lui e sarai la mia sposa, e Regina del mio Regno...
Era così strano, gli alberi volavano via dietro di noi: i prati di fianco alla King's
Highway che avrebbero dovuto essere verdissimi adesso erano di un grigio desolato,
prosciugati di ogni colore come in un'eclissi di sole. E, cosa ancor più strana,
sembrava stessimo passando davanti alla Canonica di Crosswicks, la casa adorata
di tutta la mia vita, arretrata dalla strada dietro alti alberi eppure, ai miei
occhi sgomenti, la casa era plumbea e priva di ogni colore e bellezza; e il cielo al
di là non più azzurro, ma trasparente come vetro smerigliato. Le siepi sul ciglio
della strada erano sconcertanti nella loro inspiegabile gessosità - e il suolo coltivato
di fresco nei campi agricoli non era più di un intenso color terra ma di una
tonalità opposta, stranamente pallido come se vi fosse caduta una spolverata di
neve farinosa, in una bella giornata di giugno!
Lui mi aveva avvertita: non dovevo guardarmi indietro. Non dovevo lanciare
neppure un'occhiata da sopra la spalla a tutto ciò che avevo lasciato per amor suo.
Il vento, il vento! Mi frustava i capelli - e il braccio possente del mio amante
stretto intorno a me perché potessi affondare il mio viso nel suo collo - Mi giuri
fedeltà, a me e a me solo, come tuo vero marito? - posandomi le labbra sulle
palpebre e stringendomi tanto forte da farmi gridare, per il dolore improvviso.
Il vento mi mozzava il fiato, un vento caldo e sferzante che di colpo aveva un odore
salmastro sebbene stessimo attraversando un paesaggio familiare che conoscevo
fin dall'infanzia - e poi cos'erano quelle strane creature sul ciglio della strada ?-che
svolazzavano nell'aria, su scure ali coriacee, mentre ci avvicinavamo? - sembravano
uccelli, ma non del tipo che di solito si vede qui, ma piuttosto caprimulgi, sparvieri
notturni, con grandi teste piatte e ali lunghe e appuntite, gli occhi semplici fessure
che ci fissavano baluginanti, come carboni che ardono sotto la cenere. Le loro grida
erano rabbiose e impazienti, quasi umane, e sembravano rivolte ad Axson in particolare,
mentre passavamo; come se lo conoscessero, e lui loro, in un modo misterioso.
La mia coraggiosa Annabel! - che ha gettato via la sua vecchia vita, per amor mio!
I cavalli galoppavano più veloci, e più focosi - avrei quasi potuto credere che
sbuffassero fiamme dalle narici - le lunghe criniere che volavano al vento, le code
sollevate-gli occhi che roteavano - eppure l'impaziente Axson faceva schioccare
la frusta sui loro garresi - come se temesse di essere inseguito.
Presto saremo al sicuro nel mio regno, dove nessuno può seguirci.
Nessuno, cara Annabel, per strapparti dalle mie braccia.
Siepi color gesso, e grandi alberi incombenti senza una foglia, e una campagna
desolata in cui pascolavano creature di specie sconosciute - così strane e baluginanti,
ma di una luce pallida, da farmi dolere gli occhi, e non potevo guardare troppo
a lungo niente di ciò che vedevo; perché tutto era sbiadito come un'incisione
di molti anni orsono, o un dagherrotipo del nonno che risaliva alla sua giovinezza.
Che cavalcata folle, frenetica! Che mondo spaventoso, così cambiato! Ma una
volta incontrammo un altro veicolo all'incrocio con una strada stretta - un carro
trainato da un cavallo dal dorso incavato - questo veicolo, anche se senza dubbio
si muoveva, sembrava pietrificato nel movimento e il contadino brizzolato seduto
dietro il suo cavallo in tuta e logoro cappello di paglia ci guardò con sguardo
vitreo e vuoto, come se ci vedesse, eppure non ci vedesse; il carro si mosse, eppure
le ruote rozze non girarono, e il cavallo non avanzò al trotto. E mi parve di capire
che era per il bene di Axson: il tempo poteva fermarsi per noi, perché Axson
potesse tuffarsi in avanti con la sua sposa.
Vedemmo un cimitero abbandonato che era stato un camposanto quacchero,
accanto al vecchio rudere di una chiesa; e tutte le pietre tombali, e la chiesa sventrata,
erano della stessa tonalità plumbea. Vedemmo una squadra di detenuti che
lavoravano ai margini della strada in informi divise carcerarie e catene ai piedi
- nessuno di questi uomini era caucasico, ma di discendenza africana, con grossi
nasi piatti e labbra carnose, eppure la loro pelle era bianco-gesso - sbalorditivo
a vedersi, al punto che si sarebbe potuto pensare che il mondo era a rovescio
e il paradiso, come ubriaco, si era scambiato con l'inferno.
Passarono ore, o giorni - ero confusa sul Tempo, come un naufrago schiaffeggiato
da un'onda violenta-senza sapere dove mi stessero portando con tanta fretta;
perché l'amore era entrato in me come cloroformio, dalle narici e la bocca,
annebbiandomi il cervello. Il movimento burrascoso della carrozza mi era di conforto,
perché la carrozza mi racchiudeva; nel mio abito nuziale di un bianco abbagliante,
ormai sporco, stropicciato e strappato. Mai più sarei stata Annabel Slade, mai
più quella bambina ignara, ma una donna legata al suo amante, per sempre; faceva
parte del mio asservimento, non pensare più al mio legittimo sposo Dabney
Bayard, come non pensiamo più a un sogno quando viene soppiantato da un sogno
più nuovo, più potente e impegnativo. E intanto la carrozza sfrecciava su
un sentiero sabbioso pieno di solchi, che s'inoltrava nel fitto della foresta - verso
le Pine Barrens - ma ancora nella nostra foresta di Crosswicks. Caro Axson,
tu sei tutto per me, come una grande ombra ne assorbe una più debole, o un
unico torrente impetuoso assorbe innumerevoli piccoli affluenti.
Che strano, i grandi alberi s'intrecciavano sopra di noi formando una specie di
arco-alberi spogli di un colore spettrale, senza un segno di vita visibile tra i rami;
eppure sembravano proprio le querce, gli olmi, i frassini e i castagni della foresta di
Crosswicks. Presto passammo attraverso una radura piuttosto grande, che mi era
penosamente familiare; uno spazio arcano pieno di un'afosa luce abbagliante; levai
lo sguardo e i miei occhi rimasero fissi sul ramo di una quercia da cui pendevano
due corpi, impiccati; senza vita e orribilmente bruciati, immobili malgrado il vento
sferzante. Era una visione terrorizzante, non potevo guardare, ma seppellii la faccia
nel collo caldo del mio amante e lui rise. Cara Annabel, sei quasi al sicuro - non
temere - nessuno farà mai del male a te, come viene fatto ad altri - sarai risparmiata
per la tua bellezza - te lo giuro come tuo amante per l'eternità.
Così i cavalli continuarono a trainarci fin dentro il Regno della Palude, che
non sapevo ancora fosse la Grande Oscurità, o il Regno del Maledetto - la stretta
carreggiata si stringeva sempre più, fino a sprofondare nel fango - la bella coppia
di cavalli ormai crudelmente sfiniti dal loro padrone impaziente, i morsi coperti
di schiuma e sangue e i poveri dorsi che luccicavano in un reticolo di strisce sanguinanti.
All'improvviso eravamo nella Palude, circondati da alberi enormi coperti
da barbe di muschio, anch'essi di un colore cinereo; e l'acqua di palude era
raccolta dappertutto in pozze scure, increspate da creature serpeggianti invisibili
sotto la superficie, e l'odore era salmastro e penetrante come un odore di fogna,
e carico di decomposizione vegetale. Sii paziente, amore mio, mia dolce, pura
sposa! - siamo quasi arrivati, là dove ci aspetta il nostro letto nuziale nella
camera più sontuosa del mio palazzo.
Un'aria palustre che dava alla testa, così greve, così ricca, che quasi non riuscivo
a respirare. I faggi della foresta di Crosswicks lasciarono posto agli alberi barbuti,
e ad altri che non mi erano familiari, alti alberi dritti dalla corteccia liscia
che non riconoscevo - a meno che non fossero mangrovie, con radici contorte in
fitti boschetti. Uccelli volteggiavano intorno a noi con grida rabbiose-gli sparvieri
notturni, con rinnovata ferocia; e altri grandi uccelli predatori che sbattevano
le ali coriacee come Lucifero che vola nel vuoto, per la disperazione del genere
umano. Ora cominciavo a essere allarmata, mi si rizzavano i peli sulla nuca per
il panico, e il mio protettore mi stringeva sempre più forte al suo petto. Sii paziente,
mia cara! Abbiamo ancora poca strada da percorrere, e non posso
costringere queste pigre bestiacce ad andare più veloci!
Ben presto arrivammo a un antico cancello arrugginito di ferro battuto, l'arco
sormontato da figure di grifoni e da picche, che gli conferivano un'aria a un
tempo benevola e minacciosa. Poi il cancello si spalancò, senza che si scorgesse
alcun guardiano. Qui il mio amante mi strinse le mani nelle sue con tanta forza
che temetti mi spezzasse le dita, e sussurrò con passione E con questo mi giuri
di ripudiare la tua famiglia, e il tuo legittimo sposo; di tener fede alla tua
decisione di restare aggrappata al vero amore del tuo cuore, per sempre?
E io rimasi quasi senza fiato per giurare Sì! Sì.
Fu così che venni condotta nel Regno della Palude, nel mio abito nuziale distrutto,
nel mio velo e il mio pizzo spagnolo, e i miei mughetti di satin, ciascuno perfetto
come un autentico fiore in miniatura. E nel mio orgoglio e nella mia ignoranza,
vi fui condotta, nell'assoluta vanità della mia innocenza. Cara Annabel!
Dolce Annabel! Finalmente nel mio Regno.
Nella mia ebbrezza d'amore che si nutriva anche mentre si ritraeva dallo sguardo
infuocato del mio protettore. Nella mia cecità nel desiderare soltanto di annullarmi
in un altro essere.
Perché Axson Mayte era l'uomo più affascinante che avessi mai visto, ne ero
certa. Alto, benfatto, e dai modi più squisiti; con una voce dolce e amorevole.
Sì, nella mia cecità, e nella mia natura debole e peccaminosa.
Portata nel Palazzo della Palude nascosto infondo a quel pantano senza luce,
perché nessuno potesse trovarlo; perché nessuno di quell'altro mondo vi si potesse
avventurare, per riportare a casa la povera Annabel ingannata.
Presto smontammo dalla carrozza coperta da schizzi di fango, e i cavalli ansimanti
furono portati via; con un ordine a mezza voce di Axson, che dovevano
essere abbattuti - perché lui non usava mai la stessa coppia di cavalli due volte,
dopo un viaggio simile.
Poi mi condusse - con una certa violenza, mi parve, stringendomi le dita intorno
al polso - nella sala centrale del palazzo cavernoso, che mi lasciò sbalordita
e senza parole, con l'alta e cupa arcata di granito del soffitto a volta, come una
grande cattedrale antica, e il vuoto riecheggiante tutt'intorno, e l'odore violento
di umidità, terra marcia, e fetida decomposizione.
E senza dire altro, il mio sposo mi guidò su per una grande scala a spirale disseminata
di ossa rotte di piccole creature delicate, che non potei fare a meno di
calpestare, con un fremito d'orrore; neanche una parola, eccetto Annabel, vieni!
Nel nostro letto nuziale.
E questo era il Palazzo della Palude.
Nel cuore stesso del Regno della Palude.
E io, Annabel - la Regina!
Regina Annabel, del Regno della Palude.
E il crudele "Axson Mayte", al suo fianco come Re.
Oh, come mi sfinì il mio sposo, è molto difficile a dirsi.
Anche del letto nuziale, è molto difficile parlare.
La stanza matrimoniale era in cima a una rampa di scalini erosi e muschiosi,
coperti da una patina di sporco, di escrementi secchi e resti di parassiti - si affacciava,
dall'unica finestra (munita di sbarre) su un cimitero acquitrinoso, le vecchie
lapidi inclinate e sporche per l'incuria, con erbacce appuntite che crescevano
tutt'intorno, e pozze d'acqua salmastra sparpagliate fra le tombe. Qui, creature
di un genere che non avevo mai visto prima se la spassavano liberamente, come
turbolenti bambini cresciuti troppo; specie così strane, che per molti giorni evitai
persino di guardare: grandi uccelli mostruosi che erano anche rettili, con artigli
acuminati; lucertole gigantesche con lingue guizzanti e occhi di topazio; creature
molli e bulbose simili a molluschi senza guscio, grandi come porci che si alimentavano
attraverso numerose bocche-tentacoli allo stesso tempo. E che orrore! - il
terreno del cimitero era scavato e smosso dal lavorio di queste creature per nutrirsi.
Chi è sepolto nel cimitero, Axson? così osai chiedere a mio marito, che rispose,
come se niente fosse: Diamine, coloro che ti hanno preceduta, cara
Annabel. Perché io sono un vedovo, più e più volte.
Il Palazzo della Palude, in cui Annabel regnò come Regina (da burla) - per un
breve periodo.
Il Palazzo della Palude, con le sue camere umide e muschiose - alcune
stanze grandi come cappelle private; altre così anguste, buie e soffocanti che avrebbero
potuto fungere da segrete, o da luoghi di tortura. Molti corridoi conducevano
in diverse direzioni nelle profondità del Palazzo, e all'esterno, attraverso brecce
nei muri di pietra sbriciolati, nel cuore della palude; vestiboli dai soffitti inclinati
che sterzavano da una parte, poi dall'altra; senza finestre, o con strette finestrelle
(munite di sbarre) affacciate su fetidi cortili ingombri di cumuli di muratura,
e con una profusione di gigli di palude dall'odore nauseabondo. C'erano molte
rampe di scale che non portavano da nessuna parte; o a porte inchiavardate che
davano l'impressione di essere sprangate da secoli.
Il Palazzo della Palude! Ma un giorno Axson ebbe pietà di me, o così supposi,
e mi condusse nella sua biblioteca; che era molto più vasta della famosa biblioteca
di mio nonno Winslow Slade: Qualunque cosa desideri, potrai leggerla,
mia cara moglie, con la mia benedizione.
Ma ahimè, con orrore e angoscia scoprii che sugli scaffali che arrivavano fino al
soffitto alto cinque metri c'erano libri rilegati in pelle che, una volta aperti, rivelavano
una stampa tutta sbavata come se nel Palazzo ci fosse stata un'alluvione;
e ancor peggio, molti libri avevano pagine completamente bianche che esaminai
con crescente sgomento, e un senso di grande desolazione.
Come mai, Axson, chiesi al mio sposo, cos'è accaduto ai tuoi libri? e di
nuovo Axson rispose come se niente fosse, con una scrollata di spalle: Tutte le
pagine, tutti i libri, sono egualmente inutili: qual è il problema?
Il Palazzo della Palude, con una schiera di "servitori" - creature che sembravano
solo in parte umane! - repellenti, eppure miserevoli. Erano deformi, tanto
maschi che femmine: di età molto diverse, ma per lo più vecchi; la loro pelle era
di un bianco spettrale, come il ventre di rane o serpenti; gli occhi tristi cerchiati
di ombre scure e incavati; il loro atteggiamento pusillanime e imbarazzato, tuttavia
allusivo, furtivo persino. E come lavoravano sodo! Eppure senza risultati.
Quella è una di coloro che ti hanno preceduta, cara Annabel, se sei curiosa
- e con questo Axson indicò una vecchia megera dalla schiena curva avvolta in
quello che sembrava essere un sudario, nonostante la donna fosse piegata in due
per sfregare con foga gli scalini; se la disgraziata creatura udì l'osservazione di
Axson, non lo diede a vedere in nessun modo; né io continuai a guardarla, in preda
a un capogiro. (Com'era terribile, che la disgraziata creatura sembrasse faticare
invano, rovesciando acqua sporca su gradini sporchi, sfregandoli vigorosamente,
ma senza il benché minimo risultato sulla sporcizia delle scale; e sui gradini
bagnati, Axson salì impettito, senza nemmeno abbassare gli occhi verso di lei.)
Da lontano, mi fu consentito di guardare la sorella di Axson, Camille - una
donna di una bellezza particolare, dal viso duro, la pelle pallidissima, i capelli
biondo chiaro sciolti sulla schiena e uno sguardo spietato.
Non devi mai avvicinare Camille. Non devi mai parlare a Camille, a
meno che non ti rivolga la parola per prima.
Axson parlò con ammirazione della sorella. Sul suo viso, che era divenuto il
muso chiazzato di una rana, con gli occhi sporgenti, e la bocca molliccia e umida di
sputo, c'era un'espressione mista di meraviglia, apprensione e antipatia fraterna.
Bambini della Notte, li chiamava. Le orribili creature che ruzzavano fuori dalla
finestra della nostra camera da letto, nel camposanto desolato. Anche se erano
quasi altrettanto attivi durante le ore del giorno: strillando, berciando, litigando
tra loro; rovistando nelle tombe sventrate con folle avidità, e in pozze d'acqua
nere infestate d'insetti. Bambini della Notte mormorò Axson che faresti meglio
a non disprezzare, mia altezzosa Annabel, perché diventerete presto
intimi, tu e loro, prima che passino molti mesi; e io e i miei compagni ci
stanchiamo della tua pelle cremosa e dei tuoi modi insipidi.
Non era del tutto vero che le ex mogli di Axson fossero morte; un numero variabile
di loro, almeno una ventina, così sembrava a volte, erano vive e vegete, tenute
prigioniere in stanze del Palazzo della Palude, o lasciate uscire, per svolgere lavori
manuali, come la povera vecchia nel sudario. Il mio harem non è appariscente
come quello di un principe arabo disse Axson Mayte perché le nostre
femmine non sono così ben addestrate, e presto languiscono, e muoiono,
o vengono aiutate a morire, se non sono amate. In un vero harem, non è
realistico aspettarsi di essere amate. Cara Annabel, sii saggia!
Così distrutta dall'umiliazione, così fiaccata da un trattamento crudele e rozzo,
e dal cibo ripugnante, non potevo neppure pregare il nostro Dio misericordioso
(che avevo abbandonato nella mia vanità e stupidità), ma giacevo priva di
sensi per giorni, settimane, mentre Axson Mayte sfogava sul mio corpo floscio e
privo di resistenza atti così osceni che mi disgusta e mi lascia senza parole ricordare.
Che il mio corpo fosse insensibile e opponesse resistenza a volte gli piaceva,
ma altre volte lo faceva infuriare. Presto non avrai più bisogno di "fare
la morta", cara Moglie!
E presto, stanco della monotonia del nostro letto coniugale, Axson Mayte prese
a invitare nel talamo i suoi laidi compagni di bevute.
Ogni ora, una grande campana scandiva i rintocchi. Una campana sottomarina,
sembrava, e noi gli abitanti di un antico mare.
E talvolta i rintocchi avevano un suono sordo, cupo, pesante, plumbeo e smorzato,
come se provenissero dall'interno, dal midollo stesso delle ossa.
Così disse Axson Mayte, vedendo la mia espressione sgomenta e inorridita Cara
Annabel, è solo la musica del Tempo quella che stai udendo. Perché allarmarti
stupidamente come se fossi ancora una bambina alla Canonica? Hai
lasciato il tuo paradiso per sempre, non puoi più tornare indietro. Adesso,
quando ogni nota risuona - ogni rintocco della campana - ti rendi conto
di come passi rapidamente; ogni nota, immaginando che sia l'Eternità,
mentre è così fuggevole, che a stento si riesce a capire che sia mai esistita.
Al tocco, alla mezza, e al quarto - la campana batte l'ora, e rintocca, rintocca,
in una parodia del Tempo.
Perché nel Regno della Palude il Tempo non scorre.
O, come disse gongolando Axson Mayte, trascorre in modo così fuggevole, che
non si può misurarlo, o percepirne il passare.
Così, Annabel, febbricitante, languiva nel suo abito nuziale incrostato di sporcizia,
che era diventato una specie di camicia da notte, o vestaglia da camera; a
volte, giaceva in un letto di stracci sul pavimento di pietra di stanze sconosciute;
udendo, vicinissime, le grida di donne e uomini sventurati, scelti, osservò con
noncuranza Axson Mayte, come soggetti "medici" o "scientifici"; perché alcuni
dei suoi compagni di bevute, rivelò, erano uomini di medicina, o di scienza; anche
se Annabel li avrebbe conosciuti solo vagamente, attraverso un velo d'orrore,
ripugnanza e dolore lancinante come Macalaster! - "Scottie"! - O'Diggan! -
Pitcairn! - Pitt-Williams! - Skinner! - quando Axson Mayte glieli presentava
scherzosamente, facendoli entrare nella camera da letto.
In seguito, ci fu acqua gettata su di lei: acqua tiepida, fetida ma desiderata,
disperatamente. E ci fu cibo, se così si poteva chiamare - gettato nella stanza in
cui giaceva, o, mentre Axson e i suoi amici stavano a guardare, divertendosi un
mondo, rovesciato sul pavimento sporco della cucina, di modo che Annabel e gli
altri erano costretti a mangiare dal pavimento, come animali; e, come animali,
erano avidi e riconoscenti per ciò che veniva loro dato.
Cibo rancido, rifiuti presi dalla spazzatura, per lo più ossa ripulite da ogni
brandello di carne - che venivano lanciati ai morti di fame, e non importa se erano
infestati di mosche e scarafaggi. Che fine ha fatto il tuo orgoglio di Slade
adesso, mia cara? - così Axson la scherniva, e rideva.
Perché queste lacrime deturpanti? Gli uomini disprezzano le lacrime
- è proprio la debolezza del sesso femminile che più li disgusta. Non hai
giurato di rinunciare a tutto ciò che conoscevi, per essermi fedele; non hai
unito la tua sorte ad Axson Mayte, che ti adulava; non hai ripudiato la
tua famiglia, i famigerati Slade, che hanno fatto fortuna con la tratta degli
schiavi, decenni orsono, e da allora sono stati cristiani pii e virtuosi? Non
hai abbandonato quel bamboccio del tuo tenente, quel fatuo gentiluomo,
che non ha ancora sentito il sapore del sangue? Non hai spezzato il cuore
dei tuoi genitori, e distrutto tuo fratello Josiah? Il tuo sciocco cuore di vergine
non si sdilinquisce ancora in un'estasi di abbandono in mia presenza?
Così rideva, freddo e beffardo, Axson Mayte. Completamente diverso dal gentiluomo
del Sud che avevo conosciuto, nel giardino di mio nonno.
Con i suoi occhi ravvicinati, del colore del muco, su una flaccida faccia da rospo.
La fronte bassa e rugosa, di un biancore malsano; le labbra sottili che luccicavano
lascive, allo stesso modo che Annabel aveva visto, o immaginato di vedere,
sulla faccia di certi signori di Princeton, che non potevano sapere che Annabel, o
chiunque altro, li stava osservando in quel momento.
Nella segretezza del suo letto lurido pregava Dio di perdonarla. Pregava Dio
di mostrarle una via d'uscita dal Palazzo della Palude, e dal Regno della Palude,
che non fosse la via della morte.
Come le mancava la sua cara famiglia! Sua madre, suo padre, suo nonno;
l'adorato fratello Josiah, che lei aveva ferito senza darsene pensiero, e adesso non
riusciva a ricordare perché.
Non era ancora abbastanza disperata da comprendere come una cristiana dal
cuore più puro e dai propositi più fermi dei suoi potesse preferire la morte, agli orrori
incessanti del Regno della Palude; come una donna dal cuore più puro del suo
potesse essere pronta ad abbracciare la tomba, e offrirsi ai disgustosi saprofagi del cimitero,
piuttosto di cedere alla lussuria bestiale di Axson Mayte e dei suoi compari.
Perdonami, per questo abietto desiderio di vivere! Di essere restituita alla
mia adorata famiglia, a cui ho spezzato il cuore e distrutto la reputazione.
Durante questo periodo e dopo, quando ero ancora più maltrattata come sguattera
e moglie ripudiata, trovavo un po'di sollievo in momenti di pace; ricordando
la Canonica, e la mia famiglia, e gli amici d'infanzia come Wilhelmina; e molte
altre facce della fanciullezza, come se gli anni potessero scorrere a ritroso. Spesso
giacevo troppo esausta e demoralizzata per muovermi, o anche per essere costretta
all'azione dai calci di Axson, o di uno dei suoi compagni di bevute; e così
mi lasciavano giacere nella sporcizia per due o tre giorni, mentre i bruti mi ignoravano,
tutti presi da un eccitato interesse per uno dei loro soggetti di sperimentazione
- elettroshock, trasfusioni di sangue e "trapianti d'organi" con creature
di altre specie, e se il povero disgraziato moriva, dissezioni con strumenti chirurgici.
(Così infatti venni a sapere, anche se non assistetti mai di persona a simili
orrori.) In quei momenti la mia anima sembrava abbandonare il corpo per fluttuare
nella cella senz'aria; le mie dita riprendevano vita, la vita gioiosa di un
tempo, al pianoforte nel salotto di Crosswicks, dove avevo eseguito sonate di Mozart,
Schubert, Beethoven e Chopin; o cantato con la mia adorata famiglia da spartiti al
piano, mentre suonavo, canzoni di Stephen Foster, Gilbert e Sullivan, e le parole
di Thomas More messe in musica deliziosa, che Josiah amava particolarmente:
Spesso nella notte silente,
Prima che il sonno m'incateni,
Intorno a me, la tenera Memoria
Sparge la luce d'altri giorni
I sorrisi, le lacrime
degli anni dell'infanzia
Le parole d'amore dette allora
Gli occhi che brillavano,
Ora offuscati e morti
I cuori allegri, ora spezzati!
Così nella notte silente,
Prima che il sonno m'incateni
Intorno a me la luce d'altri giorni
Per lenti gradi, in questi modi disperati, raccolsi in me la forza di resistere. E tenni
ferma davanti agli occhi gonfi di lacrime la speranza che un giorno sarei fuggita
dal Regno della Palude per tornare alla mia adorata famiglia che avevo ferito
con tanta crudeltà.
La donna è la più spregevole delle creature: priva di spirito, repellente nella
sua natura mammifera, lasciva e "frigida"; intrigante e stupida; del tutto
priva del movente morale e razionale che guida gli uomini. Per un breve
momento, alcune di queste creature possiedono la bellezza - ma non dura
più dei fiori primaverili, e presto imputridisce e puzza, al pari di quelli.
Così parlavano Axson Mayte e i suoi compagni di bevute, non tanto con veemenza
quanto con bonario stupore; alcuni di loro uomini di "scienza", e alcuni
di loro uomini di chiesa, e alcuni "uomini d'affari" - o così desumeva Annabel.
E c'era la dichiarazione di Axson Mayte, a cui gli uomini brindavano: Tuttavia,
dobbiamo ammettere l'utilità della femmina! - vedendo che il mondo
deve essere ripopolato di continuo, e noi non vogliamo spargere il nostro
prezioso seme nella Palude.
A questo punto era ormai evidente che aspettavo un bambino. Il che mi rese ancor
più repellente per Axson Mayte, che cominciò a pensare se su di me, e sul bambino
non nato, potesse essere condotto un esperimento da uno o l'altro dei suoi compari.
Tuttavia, Axson parve dimenticarsene; o avere pietà di me; infatti, dal momento
che ero considerata di scarsa utilità per gli uomini come oggetto di piacere, essendo
priva di bellezza e desiderabilità femminili, la mia posizione nel Palazzo tornò
a essere quella di sguattera; il che mi permise di venire a sapere da altri servitori
che Axson Mayte e sua sorella Camille e alcuni dei rozzi ospiti della casa erano
stati essi stessi dei semplici domestici della casa, o dei braccianti della fattoria; e
qualche tempo prima erano insorti contro il Re e la Regina legittimi e tutta la famiglia
reale, e i nobili del regno, trucidandone la maggior parte in modo spietato,
e costringendo gli altri alla schiavitù per tutta la vita.
Una delle serve devastate, che un tempo era stata una giovane sposa di Axson
Mayte, mi disse Sei arrivata al confine estremo del mondo, venendo qui.
Povera bambina, come farai a trovare la via del ritorno! - la distanza è così grande.
Che dolore! Che ignominia!
Eppure com'ero grata per il semplice fatto di essere viva.
Infatti non riuscivo a odiare il bambino nel mio grembo - che prosciugava tutte
le mie energie, e scatenava in me una fame terrificante, tanto che avrei quasi
potuto nutrirmi come i saprofagi del cimitero, nel loro feroce, disperato desiderio di vivere.
La sorella di Axson Mayte, Camille, appariva, all'osservatore neutrale, la più
"nobile" dei due; perché così si comportava Camille Mayte, in modo regale; però
era di un'origine plebea che tradiva in piccoli gesti, come un cipiglio orribile che
le stravolgeva il volto dall'aria scolpita; o uno sguardo fulminante carico di altezzosità,
ma anche di pietà, rivolto a sventurati come me. (Fu Camille che alla
fine, disgustata dalla vista del mio stato pesantemente alterato, mi bandì dalla
parte centrale del Palazzo e ordinò che venissi messa a lavorare nella cantina, che
altri lavoratori chiamavano il "tunnel", o il "pozzo", o "il buco dell'inferno"'.)
Fu così che mi venne rivelata, un pezzo alla volta, la vera natura del Palazzo
della Palude e del Regno della Palude: presieduto da ex servitori sanguinari
di un'epoca passata, la cui storia particolare sembrava ormai perduta; perché
nessuno ricordava quando fosse avvenuta l'insurrezione, e le esecuzioni pubbliche
della famiglia reale e dei suoi sostenitori; e la schiavitù forzata di molti degli
aristocratici e dei nobili del reame. La maggioranza dei servitori più giovani era
certa che l'insurrezione non fosse scoppiata durante il corso della loro vita; però
ce n'erano alcuni, pochissimi, che sostenevano di aver visto i massacri con i propri
occhi, e di essere scampati alla morte per miracolo. Questi eventi si erano verificati
trenta, o solo venti, o solo dieci anni prima. I servitori più anziani smentivano
queste storie, ed erano più convincenti al mio orecchio.
Che condividessero l'odio e la paura per il regime attuale, era evidente; e come
mi sembrava patetico, che una masnada di miseri servi fosse salita così in alto,
e adesso fosse servita e riverita da coloro che erano stati i suoi padroni. E questi
miseri servi di un tempo erano di un ceppo rozzo e ignorante, originario delle regioni
più remote e desolate dell'Europa, come l'Irlanda dell'Ovest dove gli "irlandesi
neri" si dice conservino ancora le loro superstizioni contadine, il loro gaelico,
e la loro violenta malinconia tanto esasperata dall'alcol!
Tuttavia noi siamo tutti grati di aver avuto salva la vita - dicevano i più
stoici dei servitori - se questa si può chiamare vita, in un simile inferno di schiavitù.
Sempre più disperatamente pregavo per la liberazione da questo posto, che mio figlio
nascesse altrove; perché, anche se scalciava e si contorceva dentro di me come
un diavoletto, non potevo fare a meno di amarlo; anche se era il figlio di Axson
Mayte, come temevo dovesse essere, non potevo che amarlo - perché tale è l'istinto di una donna.
Però mi mancava il coraggio di tentare la fuga, perché sapevo che se Axson
Mayte mi avesse scoperta mi avrebbe punita severamente; e il mio corpo sempre
più gonfio era molto impacciato perché i miei arti erano esili e privi di muscoli.
Nella mia debolezza, mi vergogno a dirlo, mi abbandonavo alle fantasie più assurde:
che Axson stava solo mettendomi alla prova, come nel vecchio racconto medievale
della Paziente Griselda, che avevamo dovuto leggere nel corso di inglese
all'Accademia, in una traduzione dal medio inglese. Era forse possibile,
fantasticavo, che Axson sperasse di stabilire se lo amavo veramente, o ero tanto frivola
da infrangere il mio giuramento di fedeltà... In simili momenti il mormorio sibilante
Cara Annabel! Dolce e fedele Annabel! sembrava giungere fino a me
da un mondo perduto; un mondo che, nella mia fervida immaginazione, bramavo
tanto di riconquistare, al punto che avrei venduto l'anima o l'avrei barattata
in modo sconsiderato - un'altra volta! Ma anche questa era pura follia, e non
aveva alcun peso nella realtà del mondo esterno.
In quel mondo ero davvero miserevole; cominciavo ad apparire palesemente
incinta, con tutti i sintomi che accompagnano la gravidanza: nausee mattutine,
ventre ingrossato e caviglie gonfie; sinusiti e bronchiti mi flagellavano, come pure
un'influenza gastrica devastante; anche solo servire a tavola quella masnada di
laidi bifolchi ubriachi era un tormento, e mi sfiniva; anche perché, come "per sbaglio"
uno o l'altro degli uomini mi piantava un gomito nella pancia, o mi urtava
con una bottiglia o una seggiola; il che provocava sonore risate. Anche solo vedere
uomini che divoravano il loro cibo con avidità bestiale, senza esitare a ingurgitare
bistecche crude che grondavano sangue sul loro mento... (Questo “sandwich del
cannibale" era una prelibatezza del Palazzo, una bistecca cruda e spessa tra due
fette di pane integrale.) Man mano che la mia condizione diveniva più pronunciata
questa esibizione di maniere brutali aumentava i miei conati di nausea, e il
vomito, cosicché ero disgustosa per gli altri, come per me stessa. Bionda Annabel!
Bella Annabel! - sparisci, va a nasconderti, sei DISGUSTOSA. Queste
parole sprezzanti riecheggiavano nel mio cervello vacillante.
Esiliata nella cantina umida, che era un vasto spazio cavernoso simile a una
grotta, tra spazzatura, acque di scolo, ratti e altri parassiti, mi scoprii compagna
di lavoratori simili; uno dei nostri compiti era aggottare con secchi il liquame eccessivo
dal pozzo nero e portarlo in una forra nel bosco a circa cinquecento metri
dalla casa; il nostro compito dunque consisteva nel riempire incessantemente
i secchi, e svuotarli incessantemente, ora dopo ora, giorno dopo giorno, in mezzo
agli odori e alle visioni più nauseanti; con la concessione di pochi minuti di pausa
per un pasto frenetico, a base di un impasto di pane mal cotto, e avanzi dalla cucina;
e brevi periodi di sonno insufficiente, nel fetore della cantina in cui ci ammazzavamo
di lavoro. Sedici ore al giorno a sfacchinare con la schiena curva - e
poi diciotto - venti! - quando le piogge autunnali cadevano fragorose, e aumentavano
il livello dell'acqua nel pozzo nero, e il Palazzo rischiava di essere allagato;
giorni interi venivano impiegati in simili fatiche, sotto minaccia di morte da
parte di Axson Mayte, che non tollerava “ammutinamenti". La nostra sventurata
ciurma-di-cantina di cui io ero senza dubbio il membro più debole era costretta a
strisciare dove non si poteva camminare eretti, e dove le pareti frastagliate del soffitto
di pietra erano troppo basse dovevamo contorcerci come serpenti, sulla pancia...
E in questi momenti, mi veniva il pensiero ostinato e giudizioso Questo è
il tuo Buco dell'inferno, e ti ci sei portata tu stessa.
Tuttavia può darsi che quest'ultima mortificazione si sia volta a mio vantaggio;
perché poco dopo mi venne in mente che se era così, se avevo portato me
stessa nel Buco dell'inferno, potevo portarmi via di lì, se ne avevo il coraggio; e
intanto continuavo a strisciare a faccia in giù in una miscela di fango, melma, liquame
e resti vari, non escluse le ossa di altri miseri servi di un'epoca passata. E
mi venne un nuovo pensiero Se mi libererò dal Buco dell'inferno consacrerò
la mia vita a liberare i miei compagni di sofferenze e mi lasciò stupefatta
che questo pensiero non sembrasse venire da Dio, ma dal profondo della mia
anima, e con la mia stessa voce.
La fuga dal Regno della Palude era possibile solo se i miei compagni di servaggio
non mi denunciavano, come evidentemente non fecero; anche se mi scongiurarono
di ripensarci: era un rischio troppo grande da correre, strisciare attraverso
una specie di caverna, o tunnel, per raggiungere l'esterno del Palazzo, di notte,
poi farmi strada nella Foresta della Palude, alla fievole luce della luna. Fu per
puro caso che Axson Mayte non si curasse minimamente di me in quel momento,
poiché ero stata bandita dalla parte migliore del Palazzo; e poteva anche darsi
che a quel punto Axson Mayte avesse portato una nuova sposa al Palazzo della
Palude, senza che io lo sapessi. E così partii, più determinata che disperata,
in una fredda notte di pioggia e nevischio intermittenti; in che mese fosse, non
ne ho idea; e nemmeno in che anno; perché nel Regno della Palude il Tempo non
esisteva come lo conosciamo altrove. E così - in un modo o nell'altro - trovai la
strada del ritorno - iniziando a riconoscere l'ambiente circostante dopo l'alba del
giorno seguente - vedendo con occhi sbalorditi le colline fuori Princeton, adesso
un reticolo di neve brillante.
Udendo queste parole terribili da un essere così svilito, non potrete fare a meno
di provare ripugnanza, per la gravità del peccato, la degradazione, la bestialità e
anche peggio in cui è caduta la vostra Annabel. Tuttavia prego che troviate nei
vostri cuori la forza di perdonarmi, e forse un giorno di amarmi di nuovo; e concedere,
a me e al mio bambino che nascerà presto, un rifugio alla Canonica.
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Poscritto: Archaeopteryx.
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Potrebbe essere interessante, per il lettore con propensioni scientifiche e naturalistiche, sapere che almeno una delle specie di animali saprofagi che Annabel descrive nel cimitero del Palazzo della Palude - quello che è in parte uccello e in parte rettile - evidentemente non è un semplice fantasma del suo delirio, ma una creatura autentica che si può trovare in certe regioni isolate degli Stati Uniti orientali.
Sebbene poche persone viventi abbiano sostenuto di aver visto con i propri occhi questi uccelli terrificanti (poiché sono classificati come "uccelli",
con la capacità di periodi limitati di volo) è pur vero che, secondo un biologo dell'università da me consultato, devono essere discendenti dello Archaeopteryx, un "rettile volante" estinto del Giurassico. Simili creature oggi si possono trovare soprattutto nelle Everglades della Florida (dove Sono compagne del nibbio delle Everglades), nella regione del fiume Ogeeche della Georgia, nella Dismal Swamp della Carolina del Nord e, più vicino a casa, in entrambe le remote Pine Barrens del New Jersey sudorientale (un territorio che copre più di quattromilaquattrocento chilometri quadrati) e la più piccola Great Bog, o Palude di Crosswicks, parecchie
miglia a sud-ovest di Princeton.
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La maledizione incarnata.
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Come sono esausto, e prosciugato d'ogni emozione, dopo il racconto di
Annabel Slade della sua avventura da incubo nel Regno della Palude!
Sebbene lo abbia letto più volte, ogni lettura mi lascia più turbato, e col
timore che la mia obiettività di storico possa essere messa a repentaglio.
E un senso di grande compassione per il povero Josiah, che ebbe a registrare
questo materiale sconvolgente sotto dettatura, per ore di fila, spesso
travolto dall'emozione, e con una tale furia da fargli dolere la mano, al
punto che le dita riuscivano a stento a reggere la penna.
Se solo fosse possibile che questo libro del Maledetto finisse con il ritorno
a casa di Annabel, col perdono della sua famiglia e il grande sollievo
di riaverla tra loro, e la nascita del suo bambino, il suo bambino e non il figlio del Maligno.
Ma, disgraziatamente, non andò così. Per quello che sono riuscito a
stabilire, Annabel morì durante, o subito dopo, il parto; verso la fine del
travaglio cadde in coma e non si risvegliò; con l'aiuto dell'abile levatrice
Cassandra, il neonato vide la luce, ma non sopravvisse per più di pochi secondi.
Chiamato d'urgenza alla Canonica, il dottor Boudinot non potè far nulla
per la giovane madre, che aveva smesso di respirare, e la cui pelle aveva
iniziato a raggelarsi; il medico sconvolto firmò un certificato di morte
che dichiarava che Annabel era morta di "complicazioni" da parto. (Certificato
che ho individuato, negli Archivi del borgo di Princeton; ma non
sono riuscito a trovare certificati di nascita o di morte per il neonato Slade
senza nome, e senza battesimo, il pronipote di Winslow Slade.)
Sia Annabel sia il suo bambino neonato furono seppelliti nel mausoleo
della famiglia Slade nel cimitero di Princeton, con una cerimonia privata
seguita solo dalla famiglia, e interdetta a tutti gli altri da un decreto
speciale della polizia di Princeton, che gli Slade avevano fatto emanare.
Così fu detto, e così fu ampiamente creduto.
Il Quaderno a Venature Turchesi non contiene altro che le parole di Annabel,
come ho detto; pertanto, per una piena comprensione degli eventi confusi
che seguono, lo storico è obbligato a consultare una profusione di fonti
di cui nemmeno una, sfortunatamente, è del tutto attendibile.
Sebbene tutti convengano che Annabel Slade morì nel suo letto di fanciulla,
dopo un parto difficile, e fu inumata poco tempo dopo, c'è ancora
un notevole disaccordo sul neonato: era un mostro, o un bambino normale?
Il Quaderno in Marocchino Beige, il diario di Josiah, non contiene alcuna
registrazione per questo periodo, ma parecchie pagine sono state brutalmente strappate.
Il Libro d'Avorio di Johanna van Dyck dedica una decina di pagine all'argomento;
ma, non avendo avuto esperienza diretta degli eventi a Crosswicks,
e affidandosi unicamente a pettegolezzi e voci, il suo racconto ha
un valore limitato. A quanto pare Mrs van Dyck riteneva, come gran parte
della gente di Princeton, che il bambino fosse una "nascita prematura"
provocata dai tormenti fisici della madre. Così l'infelice storia volge al termine
scrisse Mrs van Dyck. Dio abbia pietà di queste povere anime!
Adelaide Burr nel Quaderno in Pelle di Vitello Cremisi sembra esser
stata in possesso di informazioni più dettagliate, presumibilmente grazie
alle chiacchiere delle amiche e ai pettegolezzi della servitù, o a un tradimento
della fiducia del dottor Boudinot; perché sebbene afflitta da una
febbre non meglio diagnosticata, che l'invalida temeva potesse essere l'incipiente
malattia del sonno laotiana, Mrs Burr dedica almeno una trentina
di pagine scritte fittamente a quella che chiama LA TRAGEDIA DELLA
CANONICA DI CROSSWICKS. Mrs Burr è così rapita dall'aspetto osceno
dell'argomento, che ci sono passaggi in cui dimentica di scrivere nei suoi
soliti geroglifici incomprensibili e passa all'inglese mentre fa congetture
sulla "natura della malformazione" del neonato, che, come aveva saputo
da "fonti attendibili", aveva la pelle scura; o si chiede se questa "crudeltà
della natura" dovesse essere interpretata come un "giusto e necessario
atto di Dio" per il peccato della "mescolanza-di-razze" proibita; o se
un simile fenomeno non fosse una specie di "mutante" naturale - come
i gemelli siamesi, o i nani. Le prime annotazioni di Adelaide trattano del
"nuovo fatto pietoso che fa inorridire tutta Princeton" - che la povera
Annabel Slade, tornata in seno alla famiglia, fosse morta di parto, dando
alla luce un bambino nato morto; solo il giorno seguente la diarista, informata
da un "recente assalto" di notizie, aggiunge che il bambino aveva
la pelle nera; e molti giorni dopo scrive che il neonato era invero "un mostruoso
scherzo della natura" nato con due teste e il corpo accorciato, con
braccia simili a pinne e alcuni degli organi vitali, quali il cuore, il fegato e
i reni, posti all'esterno del corpo. "Che atto misericordioso, Dio c'è - negare
il respiro a una simile disgrazia." (Adelaide poi si abbandona a riflessioni
malsane, chiedendosi se, in caso lei e Horace avessero avuto un figlio,
questi "avrebbe avuto sembianze abbastanza Umane; o sarebbe stato
crudelmente deforme, come a volte mi appare Horace quando è scarmigliato
e in disordine. Allora io sarei stata rinchiusa in un manicomio per
sempre, come la leggendaria signora West".) (Infatti circolavano queste
voci crudeli sulla moglie del decano West, che era morta vent'anni prima.)
A Prospect, i Wilson erano naturalmente scioccati e addolorati per quella
che Woodrow definiva "l'immeritata tragedia degli Slade"; egli infatti
era stato molto affezionato ad Annabel, come pure a Josiah, e credeva
che la "caduta in disgrazia" della giovane donna fosse da attribuire
alla crescente immoralità del mondo secolare - invero, nel cuore stesso
dell'ortodossia presbiteriana. Abitando in quello che osservatori sprezzanti
definivano "il paradiso di sottane del dottor Wilson", con moglie e
figlie e una suocera spesso in visita, Woodrow Wilson era diffidente nei
confronti delle donne, e dubitava che le "propensioni naturali" del gentil
sesso potessero includere una profondità morale e razionale pari a quella
dell'uomo. Il misterioso comportamento di Annabel Slade gli sembrava
una conferma di certi dubbi, e un avvertimento per tutti, che anni di
educazione cristiana non potevano sempre contrastare il fatto biologico
della femminilità ab initio.
Jessie Wilson, amica di Annabel fin dai giorni di scuola, rimase profondamente
sconvolta dalla sua morte; ma non voleva parlarne, sicuramente
non delle voci di un "bambino deforme, dalla pelle nera", se non per
dire che, dopo la morte di Annabel, i suoi incubi si erano placati, cosa di
cui era molto grata. «Adesso, invece di sognare Annabel, non sogno più...
niente! Come se Annabel si fosse portata via tutte le mie emozioni, e io fossi stata lasciata indietro.»
Il vestito da damigella di Jessie, di satin rosa, sarebbe rimasto appeso
nell'armadio a Prospect per anni, mai più indossato; perché la giovane
donna era fermamente convinta che su quel vestito gravasse una maledizione,
che l'avrebbe tormentata, se mai avesse osato indossarlo una seconda volta.
Nel suo Quaderno Screziato di Marrone, Wilhelmina Burr scrisse un
accorato resoconto di ciò che era riuscita a sapere del calvario della sua
cara amica; all'inizio, parla del suo sgomento nel vedersi negato l'accesso
alla Canonica per far visita ad Annabel; annota la sua preoccupazione che
Annabel possa essere molto malata; poi riferisce alcune voci: che Annabel
era impazzita, aveva cercato di fare del male a se stessa e al bambino con
una dose eccessiva di laudano; che Annabel non era morta di parto, ma
alcuni giorni dopo, mentre stava allattando il suo bambino deforme; che
il Diavolo era venuto a prendere suo figlio, e aveva portato via il neonato,
senza che gli Slade alzassero un dito per impedirglielo... Poi, giunse la notizia
della morte di Annabel; che all'inizio Wilhelmina si rifiutò di credere.
Come altri residenti del West End, Wilhelmina era "sconcertata e furibonda"
per non essere stata invitata al funerale di Annabel, e cadde in
uno stato di profonda malinconia, al pensiero che non avrebbe più rivisto
l'amica; però iniziò a sognare che in realtà Annabel non era morta; e
che lei e Annabel si sarebbero ritrovate presto, da questa parte della tomba.
Sulla sepoltura nel cimitero di Princeton, Wilhelmina venne a sapere
che, mentre le porte del mausoleo venivano chiuse lentamente, Josiah
era scoppiato in singhiozzi e si era rifiutato di farsi consolare da sua madre,
o da chiunque altro; e Todd si era riscosso da uno stato di torpore per
precipitarsi verso il mausoleo, aggrappandosi alle porte e lottando con i
guardiani che le stavano chiudendo, gridando con rabbia che sua cugina
Annabel non doveva morire, e non sarebbe morta; perché Todd non lo avrebbe
permesso, e Todd l'avrebbe riportata indietro.
A questo punto, tra gli abitanti di Princeton, circolavano le voci più folli,di cui la più bizzarra, riferita ad Amanda FitzRandolph da una vicina
di Edgehill Road, era che il bambino nato da Annabel Slade non fosse affatto
una creatura umana, ma un serpente nero dalla testa piccola e tonda,
occhi di topazio, lungo quasi un metro, spesso, muscoloso, con squame
di "diamante" coperte di sangue materno. Amanda si era sentita svenire
per il disgusto e l'incredulità; e quando aveva chiesto che fine avesse fatto
quella spaventosa creatura, le era stato detto che era fuggita.
Infatti, correva voce che tutti quelli che avevano assistito al parto nella
stanza di Annabel erano rimasti sconvolti dall'orrore e l'incredulità, ed
erano troppo spaventati per afferrare il serpente, o colpirlo con un'arma.
«Cosicché quella cosa orripilante è scivolata giù dal letto ed è scesa strisciando
al piano di sotto e fuori dalla Canonica di Crosswicks. Ed è stata
la vista del serpente che ha terrorizzato Annabel al punto da farla cadere
in coma, per non svegliarsi mai più.»
«Che sciocchezza!» aveva gridato Mrs FitzRandolph. «È decisamente assurda, una voce del genere!»
Così la sua vicina se n'era andata umiliata dal rimprovero; ma in seguito avrebbe riferito ad altri che, quando le aveva raccontato della nascita
infernale, Mandy FitzRandolph non era parsa sorpresa come ci si poteva aspettare.
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Fine Parte 2.